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Empoli: fra playoff e mondiale il sogno è... lo stadio

di ALESSANDRO MARINAI
Empoli: fra playoff e mondiale il sogno è... lo stadio

Rappresenterebbe un fiore all'occhiello per la squadra ma anche per la città e completerebbe il mosaico di una società che vuole diventare sempre più moderna

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EMPOLI. Tempo di play off, di attesa per il prossimo Mondiale, di idee per l’imminente calciomercato ma a Empoli, in un clima di assoluta serenità, il sogno rimane quello dello stadio. È notizia di questi giorni che la presentazione del progetto è slittata ulteriormente di 10 giorni, stavolta perché la società possa vagliare una nuova proposta di realizzazione che comporterebbe un risparmio di circa 4 milioni.

Tutti quanti aspettiamo con ansia l’ingresso delle ruspe al “Castellani” perché oramai è diventata un’esigenza improrogabile; tutta Italia dovrebbe andare verso questa direzione, superando ogni paletto e ingolfamenti burocratici vari. L’avvio del restyling non poteva arrivare in un momento migliore: con la Serie A appena riconquistata e con il centenario alle porte. Se pensiamo al nuovo corso gestionale intrapreso dalla società, alla voglia di diventare un modello, quello dello stadio rappresenta l’ultimo tassello per poter aspirare ad essere una realtà invidiabile. Non mancherebbe praticamente più niente. Una proprietà capace e competente che da quasi 25 anni staziona a grandi livelli, un centro sportivo all’avanguardia sempre in espansione, un settore giovanile apprezzato in tutta Italia e, appunto, uno stadio moderno e fruibile che mira a diventare punto di riferimento non solo per il calcio.

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Anche per la città rappresenterebbe un fiore all’occhiello da esportare, un gioiello da ostentare ed è motivo di orgoglio che Empoli figuri tra le primissime ad aver scommesso su questo tipo di progetto. Il calcio deve ricominciare da qui, dalle strutture che sono fatiscenti, obsolete e poco accoglienti quasi ovunque. Le società debbono investire per ricreare attorno a questo movimento quell’entusiasmo che imperava a metà anni 80. Pensate, in quegli anni la Serie A vantava una media tra 36. 000 e 38. 000 spettatori a partita, oggi si viaggia ad una media tra 22. 000 e 24. 000. Anche Empoli ha perso qualche migliaio di spettatori. L’offerta televisiva, certo, il caro prezzi, ma anche un mondo che non è riuscito a stare al passo con i tempi, che non si è rinnovato e si è specchiato per anni nella frase “il campionato più bello del mondo”. Sicuramente un tempo lo era, poi gli altri hanno lavorato meglio. E l’Italia si ritrova oggi a dover ricostruire un’immagine ormai scalfita, a scalare posizioni nell’anno in cui pure la Nazionale ha fatto registrare il punto più basso con la mancata qualificazione ai Mondiali. E gli stadi sono il punto di partenza per tornare competitivi. Funzionali, comodi, che possano offrire anche altri servizi e anche con prezzi popolari altrimenti rischiamo di ammirare di nuovo delle cattedrali. Vuote.
 

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