Il Tirreno

Empoli

La ricetta di Andreazzoli «La sfida è trovare motivazioni in noi stessi»

di David Biuzzi e Alessandro Marmugi

EMPOLI. La fine è nota, proprio come nel (bel) film firmato da Cristina Comencini (1992): l’Empoli ha vinto, dominandolo, il campionato. Ma al traguardo, che gli azzurri taglieranno comunque prima di...

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EMPOLI. La fine è nota, proprio come nel (bel) film firmato da Cristina Comencini (1992): l’Empoli ha vinto, dominandolo, il campionato. Ma al traguardo, che gli azzurri taglieranno comunque prima di tutti e comunque a braccia alzate, mancano ancora due curve. E all’imbocco della prima c’è un cartello che dice “attenzione al Brescia”.

I MOTIVI. In realtà proprio il titolo già acquisito e, soprattutto, il modo in cui è stato conquistato suggeriscono che l’Empoli deve stare attento più che altro a se stesso. Come confermato, peraltro, dal fisiologico e sensibile rallentamento del dopo-promozione. Insomma, anche stavolta per proseguire nel percorso netto, cioé senza passi falsi, sarà necessario fare appello alle ultime energie fisiche ma soprattutto nervose. E non sarà semplicissimo.

LA CHIAVE. Anche perché dall’altra parte, almeno a livello teorico, c’è una squadra che deve salvarsi. In pratica le rondinelle, classifica alla mano, rischiano zero e l’unica componente mancante è il conforto matematico. Ma già con Carpi e Cremonese gli azzurri hanno sbattuto contro avversari in cerca di punti e, dunque, è logico attendersi una partita simile. Quindi contro una squadra chiusa e pronta a ripartire. Quindi decisamente complicata soprattutto se presa con leggerezza.

LA SFIDA. E, non a caso, Aurelio Andreazzoli alla vigilia fissa quella che considera la vera nuova sfida del suo Empoli. «Non è opportuno pensare di abbassare la tensione. Un po' è fisiologico – osserva il tecnico – ma dobbiamo essere bravi a dimostrare anche a noi stessi che si può sempre ricercare qualcosa dentro, nuove motivazioni. È una nuova prova che abbiamo di fronte. Non ho dubbi sui ragazzi che si allenano bene e lo vediamo tutti i giorni. Ci sono tanti momenti di festa, ma dobbiamo essere capaci di spegnere e accendere l'interruttore quando serve». Già, la feste. Con Caputo sempre premiato ma anche Andreazzoli sempre presente. «Mi sono presentato perché volevo salutare chi mi ha trattato bene. È stato piacevole e un atto dovuto, perché credo che ci sia una mano che riceve e una che da. Preferisco avere più capiente la mano che da, ma qui ho ricevuto davvero tanto». In un solo girone. Perché oggi, 141 intensissimi giorni dopo, l’allenatore dell’Empoli ritrova proprio l’avversario con cui aveva iniziato il 21 dicembre scorso. «Non credevo di fare un campionato così quando ho preso in mano la squadra e ho affrontato il Brescia per la prima volta, sarei bugiardo se lo dicessi. È stato un crescendo – racconta – però avevo le idee chiare e quando ho accettato la chiamata della società sapevo che la squadra aveva qualità. Il segreto? Se ci fosse non lo rivelerei, ma non c'è. È una serie di componenti che fa nascere un'alchimia all'interno di un gruppo. Metti insieme tutto questo e nasce un qualcosa di speciale, insieme alle qualità dei ragazzi. Perché senza quelle di sicuro non avremmo fatto niente».

LE SCELTE E IL FUTURO. Sulla formazione: «Qualcosa cambieremo, senza stravolgere l'aspetto della squadra. Stavolta, però, non ho ancora deciso». E il futuro? «Con la società viviamo in comune, siamo sempre qua e c'è modo di parlare e confrontarci. Nella logica delle cose guardare avanti. Pensando anche alle piccole cose, dal ritiro alle date come è normale che sia. Sono felice della mia scelta di venire qua, quello che conoscevo di Empoli è quello che ho trovato. Un ambiente che permette ai ragazzi di esprimersi e che è consapevole di aver la fortuna di aver trovato un presidente come Corsi. Questo ambiente ha la capacita di capire di avere pazienza quando le cose non vanno bene. E la società ha grandi progetti per il futuro. È un club con idee, che vuole crescere e che è in crescita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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