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Empoli, il presidente Corsi ha ancora fame

di David Biuzzi
Empoli, il presidente Corsi ha ancora fame

Il massimo dirigente vuole portare avanti e rinforzare il progetto iniziato con la rivoluzione estiva: «Ci attendono nuove sfide, dobbiamo incrementare le professionalità»

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EMPOLI. Il tempo non si è portato la voglia di festeggiare, celebrare l’impresa. Ha ancora voglia di farlo, l’Empoli, ha ancora voglia di farlo Empoli. Per chi della storia azzurra vuole e deve scrivere il futuro, però, è già tempo di guardare oltre. È il caso del presidente Fabrizio Corsi. Che, metaforicamente e non solo, ha ormai messo da parte quella bottiglia di birra (Pagnotta, ovviamente...) che il suo bomber Ciccio Caputo gli aveva passato e con cui, in diretta tv, aveva brindato alla ritrovata Serie A.

Già, a pochi giorni di distanza il massimo dirigente è decisamente lucido, concentrato sul domani. Proprio come nella maledetta notte di Palermo, quindi pochi minuti la “grande caduta” disegnò con precisione estrema quel che sarebbe stato dando il via, di fatto, alla cavalcata dei record. «Anche a me piace pensare che tutto sia iniziato allora – confida – mi sentivo e mi sento responsabile di quella triste stagione, ma stavo già pensando da tempo che poteva finire male e a cosa occorreva fare».

E cioè la rivoluzione.

«Già, la rivoluzione. Mi confrontai anche coi tifosi, nella palestra dello stadio, per sapere come la pensavano. Erano tutti d’accordo anche se poi credo che non si aspettassero così tanti cambiamenti...».

Tipo?

«Niente esempi, tanto lo sappiamo tutti. Semmai mi preme sottolineare come il ds Accardi non fosse gradito. Ma io e l’amministratore delegato Ghelfi la pensavamo diversamente e abbiamo avuto ragione. Lui e il dg Butti hanno tanti meriti. In estate hanno lavorato praticamente 26 ore su 24 per comporre una squadra tutta nuova. Hanno dovuto fare tantissime operazioni e la percentuale d’errore, devo dire, è stata minima. A gennaio, poi, hanno fatto pure meglio, sopperendo al problema portiere e prendere tre rinforzi giusti. Mi prendo un solo merito, in tutto questo. Il nome di Maietta l’ho fatto io».

Era giusto anche il tecnico?

«Sì. Vivarini era la persona giusta. Tutti noi, però, pensavamo che questa squadra fosse più adatta a giocare col 4-3-1-2. Compresi i responsabili dell’area scouting Cappellini e Calvetti, che ora è alla guida del nostro settore giovanile. Perché il confronto tra tutti noi è stato costante e proficuo. Quando abbiamo capito che non avrebbe cambiato proprio Accardi ci ha fatto incontrare Andreazzoli che ci ha conquistati in meno di un’ora. E, il resto, è cronaca».

Già, ma il futuro?

«Ci attendono nuove sfide e dovremo attrezzarci per affrontarle, per esserne all’altezza».

Un’altra rivoluzione?

«No, stavolta non serve. Sono davvero soddisfatto della squadra che lavora sul campo come di quella che lavora fuori. Ma non possiamo permetterci il lusso di fermarci».

Quindi cosa farete?

«Continueremo nel percorso intrapreso. Dobbiamo e vogliamo crescere ancora. Quello che è accaduto nelle ultime due stagioni ci ha insegnato molto».

Può approfondire?

«Certo. Che servono chiarezza nei ruoli e professionalità. Il nuovo corso è iniziato in questa direzione e in questa direzione dovrà andare avanti».

Quindi non è un caso se è tornato fuori il nome di Pecini, il primo grande candidato per il dopo-Carli?

«Niente nomi, per carità. Non è il caso né il momento. È un discorso generale che riguarda la società. Stiamo per presentare finalmente il progetto-stadio, che in questi anni ha impegnato tantissimo il nostro amministratore delegato, ma abbiamo anche dei progetti che riguardano Monteboro, dove vogliamo fare altri due campi per ospitare tutto il vivaio e, quando ci sarà il cantiere aperto, anche la prima squadra. Sono progetti importanti, decisivi per il nostro futuro, ma anche assai impegnativi. Acquisire altre professionalità è necessario per continuare a fare bene e, se possibile, per farle ancora meglio».

Curioso: sembra parlare con la stessa lucidità con cui, 11 mesi fa, questa bellissima storia è iniziata...

«Speriamo sia così. Io cerco sempre di prepararmi al meglio e anche al peggio. Però, devo essere sincero, è quando si vince che è più difficile essere lucidi. E se ti senti bravo, questo è certo, sei fregato».

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