Gioco
L'Empoli in serie A, dalla polvere di marmo alle stelle: chi è Aurelio Andreazzoli
La gavetta massese, poi una vita da vice al top e ora il grande sogno da leader sulla panchina dell'Empoli
EMPOLI. Nella piccola frazione di Castagnola, alle porte di Massa, alle finestre potrebbe spuntare tra poco qualche bandiera azzurra. Già, è qui che abita l’uomo della provvidenza, “nonno” Aurelio Andreazzoli che in 4 mesi ha trasformato l’Empoli portandolo ad un passo da una promozione da record. Lì, in quella terra dove si è sempre masticato calcio, tra il mare e le apuane, Andreazzoli è nato e cresciuto come uomo e come calciatore e adesso tutti fanno il tifo per lui.
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La famiglia, gli amici di sempre con i quali è sempre rimasto legato, i ragazzi che nel corso della sua carriera ha allenato. Dalla serie C fino alle più basse categorie dei dilettanti. Già perché Aurelio è uno che ha fatto la gavetta e tutto quello che ha ottenuto se lo è guadagnato sul campo. E ora spera di prendersi anche la serie A. Il calcio è sempre stato un affare di famiglia per Aurelio che da ragazzo come i tre fratelli calca fin da piccolo i campi della zona. Fa il difensore, è un libero coi fiocchi e prova a sfondare nel Genoa del presidente Tongiani alla fine degli anni Sessanta. Ma non ha fortuna e allora gravita tra i campi della serie C2 e della D. Qui tutti si accorgono che Aurelio è già un allenatore in campo.
E allora appende presto le scarpette al chiodo e si mette in panchina. Prima all’Orrione poi all’Ortonovo che porta dalla seconda categoria fino alla Promozione. Tanti sacrifici, con gli allenamenti fatti la sera perché i giocatori studiano o lavorano e un solo faro a illuminare il campo. Un campo bianco, ricoperto di polvere di marmo perché lì accanto ci sono le segherie e laboratori che lavoro quella roccia che è linfa vitale per la zona. I suoi giocatori lo adorano, lo identificano come il professore gentile e comprensivo che sa insegnarti ma che sa anche sgridarti al momento giusto. Forse perché lui professore lo è davvero visto che è laureato all’ Isef.
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Dalla polvere alle stelle, prof Aurelio si fa strada e riesce a farsi notare allenando le giovanili di Lucchese e Fiorentina e in serie C. Alla Lucchese guida la primavera e in incrocia in prima squadra dal ‘91 al ‘94 tanti big toscani della panchina, da Lippi a Orrico fino a Fascetti. Da tutti cerca di carpire qualcosa. Poi l’incontro con Spalletti, l’anno passato a Udine e quelli nella capitale come secondo nella Roma che ha guidato a fine 2013. Senza mai dimenticare Massa, gli amici di sempre e le sue grandi passioni: la montagna e la bicicletta che ancora oggi appena può cerca di coltivare. Una bella camminata tra i sentieri o un bello strappo sulle salite delle Apuane con la solita combriccola per tenere allenati fisico e mente. Una scampagnata l’ha dovuta rimandare, quella con Luis Enrique tra le strade bianchi del Chianti. Già, Luis uno degli allenatori coi quali ha legato di più e dai quali ha preso maggiore ispirazione negli ultimi anni. Anche lo spagnolo ora è un tifosissimo dell’Empoli.
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La dote che chi è stato allenato da lui gli riconosce maggiormente è quella di far sentire tutti importanti. Dal bomber da 30 gol a stagione, all’ultima delle riserve. Sempre moderato, mai sopra le righe nei momenti difficili e in quelli esaltanti. In estate aveva deciso di staccare di dedicarsi alla famiglia, al suo nipotino e di passare un po’ di tempi in relax al mare. O magari di fare qualche chiacchierata con un amico di sempre e un grande conoscitore di Empoli, mister Silvio Baldini. Poi è arrivata la chiamata dell’Empoli e Nonno Aurelio si è rimesso in moto. Ha iniziato a pedalare col suo passo. Costante, fluido, efficace. Mancano gli ultimi chilometri di salita, l’ultimo strappo prima di arrivare al tanto sospirato traguardo chiamato serie A. Andreazzoli è pronto ad alzare le braccia al cielo e ad esultare, ma come nel suo stile, senza esagerare. Con in tasca ancora quella polvere di Marmo di Ortonovo, pronta a trasformarsi in polvere di stelle.
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