Sicurezza
L’annus horribilis di Mchedlidze non è ancora finito
Il gigante georgiano è fuori causa ormai da 12 mesi C’è la luce in fondo al tunnel, ma ancora niente rientro
EMPOLI. La data è scolpita nella memoria per più di un motivo: 23 aprile 2017. L’Empoli sbancava San Siro, schiantando il Milan e ipotecando una salvezza che sarebbe poi stata gettata alle ortiche nelle restanti 5 orribili giornate di un orribile campionato. Eppure proprio quel giorno segnò l’inizio della fine. Perché quel giorno, nel tempio del calcio italiano, iniziò anche l’annus horribilis dell’unico giocatore che quella derelitta squadra poteva provare a salvarla: Levan Mchedlidze.
IL CALVARIO. Dopo aver dato avvio a quella impresa, infatti, l’attaccante georgiano si fa male al ginocchio destro in un contrasto con Calabria. Esce dal campo ma le prime sensazioni (sbagliate) non sono pessime: potrebbe farcela, si dice, già per la prossima sfida col Sassuolo. Non succederà. Anzi. Prima di ogni partita scatta il tormentone “rientra-non rientra”. Andrà in panchina, nella nefasta sfida di Palermo, ma solo per provare a smuovere l’encefalogramma, ormai drammaticamente piatto, dei suoi compagni. E da allora, da quella tremenda serata di fine maggio, del gigante georgiano si perdono le tracce.
L’INTERVENTO. O quasi. Perché di sicuro c’è che la voglia di rientrare in fretta, ce n’era assai bisogno, ha aggravato la situazione. In estate, invece, l’Empoli del nuovo corso sceglie un’altra strada: guarirlo completamente. Così prima c’è un intervento alla schiena. Poi, a settembre, quello al ginocchio nella clinica Quirónsalud di Barcellona dal luminare Ramon Cugat. Che poi, insieme al medico sociale Paolo Manetti, seguirà (e segue ancora) l’evolversi della situazione passo dopo passo.
LE SPERANZE. Negli ultimi mesi Mchedlidze rientra anche in gruppo. Succede a metà febbraio, quando compagni lo accolgono con un applauso sul terreno del Sussidiario. Nello staff azzurro, nel frattempo, è entrato anche il preparatore Franco Chinnici che lo segue come un’ombra (anche in Georgia, durante le pausa natalizia). Dopo tanta inattività e lavoro di recupero, però, il ritorno è comprensibilmente complicato. Levan il guerriero alterna allenamenti coi compagni ad altri, programmati, da solo. La sua speranza era quella di esserci (in panchina) nella sfida di Frosinone, di farsi rivedere dopo un anno. Quasi sicuramente non succederà. E anche se la luce alla fine del tunnel ora comincia a essere sempre più consistente, se provate a cliccare Mchedlidze su Google la seconda voce, dopo il cognome stesso, resta “Mchedlidze infortunio”...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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