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Empoli

Polvani è il simbolo della classe operaia di “nonno Aurelio”

di David Biuzzi
Polvani è il simbolo della classe operaia di “nonno Aurelio”

Il difensore che non t’aspetti fra i protagonisti a Cesena E Corsi esalta il tecnico: «Ottima gestione del gruppo» 

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EMPOLI. C’è una coppia-gol che, ora, non ha eguali (ovviamente quella formata da Caputo e Donnarumma, arrivata a quota 42 gol complessivi); c’è un giovane talento (Ismael Bennacer) che si prende la briga di mettere la firma sulla rete numero mille del campionato; c’è il talento di Zajc, la forza di Krunic, l’esperienza di Maietta e Pasqual. Non è un caso, insomma, se l’Empoli si sia presentato, in largo anticipo, davanti alle porte del paradiso (quello del pallone, sia chiaro).

Ma la storia del calcio insegna che il confine tra una squadra forte e una squadra vincente qualche volta non è troppo sottile. E per comporre il puzzle servono molte tessere, anche quelle che vanno vicino ai bordi, con uno sfondo neutro, è che è sempre maledettamente difficile collocare. Sembrano banali, ma per completare l’opera servono. Anzi, sono indispensabili.

L’Empoli, durante questa cavalcata lunga 22 partite, ne ha conosciute più di una, di queste tessere. Come i ragazzi fatti in casa, Piu e Traore, ma anche Rodriguez, diventato protagonista proprio quando serviva. Ora, però, la lista è da aggiornare e, nel conto, va messo un ragazzo di 24 anni (da compiere) nato a Pistoia. Si chiama Lorenzo Polvani, di professione difensore. In azzurro c’è arrivato lo scorso agosto dopo buone stagioni in C, nel Pontedera, e una preparazione consumata in Serie A, con la Spal. Doveva essere l’elemento che completava la batteria dei centrali, ma dopo la rivoluzione d’inverno (il cambio in panchina, il passaggio dal 3-5-2 al 4-3-1-2 e l’addio di Simic e Romagnoli) è diventato anche qualcosa di più.

A Cesena, l’altra sera, è stato chiamato in casa a più di 15 minuti dalla fine, recupero incluso, in un momento difficile di una gara complicata. Si è piazzato sul centrodestra, con Maietta in mezzo e Luperto sul lato opposto, e di colpo l’Empoli non ha più concesso niente. Un’elegante chiusura sulla fascia ha confermato che, in questi mesi, il ragazzo ha lavorato tanto e lavorato bene. E non a caso alla fine del match Andreazzoli ha voluto elogiarlo pubblicamente.

Già, “nonno Aurelio”. Polvani è un’altra medaglia che può appuntarsi sul petto. Perché lo ha coccolato e messo dentro per fare esperienza e minuti, perché è considerato, come tutti, un giocatore dell’Empoli senza se e senza ma. Scontato? Mica tanto.

E, infatti, lo ha sottolineato anche il presidente Corsi, parlando ieri a Radio Kiss Kiss. «Andreazzoli è uomo di campo che fa del lavoro quotidiano la sua forza – ha detto – ma si completa anche con un’ottima gestione del gruppo». E Polvani, appunto, è la prova. Perché per andare in paradiso, ce lo ha insegnato Elio Petri nel lontano 1971, serve anche la classe operaia.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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