Il Tirreno

Empoli

Alle porte del paradiso...

di David Biuzzi
Alle porte del paradiso...

Prima incanta, poi sa anche soffrire: Cesena battuto, le terze ora sono a -13

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CESENA. Bussa alle porte del paradiso, l’Empoli. Lo fa perché vince ancora, perché il vantaggio resta +11 sul Frosinone ma diventa addirittura +13 sulle terze (Palermo e Parma, in entrambi i casi anche gli scontri diretti sono a favore...), perché le giornate alla fine sono sempre meno. Ma soprattutto perché questo gruppo è capace di tutto. Di giocare un calcio sopraffino, come accade nel primo spicchio di gara, ma anche di soffrire, come accade nel corso di un match che il Cesena gioca con un ardore agonistico vicino (ma solo in senso positivo, sia chiaro) all’aggressione fisica a tutto campo. Anche per colpe proprie, poi, gli azzurri la sfida del Manuzzi devono vincerla due volte. Ma ci riescono proprio perché oltre alla testa (cioè le geometrie e le giocate dei primi 20 minuti) sanno anche metterci il cuore, la grinta. La voglia, feroce, di allungare questo sogno che va avanti da 22 partite (record eguagliato) condite da 7 pareggi e ben 15 vittorie, di raccogliere altri primati (i gol) e, soprattutto, di chiudere il conto il prima possibile. «Quella lunga nube nera sta scendendo, mi sento come se stessi bussando alle porte del paradiso», canta Bob Dylan in uno dei suoi tanti capolavori immortali (“Knockin' on heaven’s door). E ora che la luce è sempre più intensa bisogna solo varcarla, quella porta.

INIZIO SHOW. Quella del Cesena, nel frattempo, dura il tempo di un amen. Dopo meno di 180 secondi di contesa, infatti, il rientrante Donnarumma quasi la sfonda raccogliendo una palla vacante in area e scaraventandola alle spalle di Fulignati (empolese e tifoso azzurro). È l’avvio di una partita che l’allegra brigata di Andreazzoli domina in lungo e in largo per almeno 20, 25 minuti. La superiorità a tratti è quasi imbarazzante, il Cesena annichilito. Lo sviluppo della gara e il gol del raddoppio, firmato Bennacer con un sinistro chirurgico che premia una brillante idea di Zajc dalla bandierina, fanno sembrare la partita del Manuzzi poco più di una partitella di metà settimana.

UN’ALTRA PARTITA. Solo che, come spesso accade in questi casi, l’Empoli si sente troppo bello, troppo sicuro e, semplicemente, quasi smette di giocare. Su questo calo, poi, i padroni di casa sono bravi a costruire la loro, di partita. A riaprirla forse un po’ casualmente con una testata di Scognamiglio, ma poi a rientrarci dentro con un pressing altissimo e intensissimo. L’Empoli sbanda, anche perché diventa difficile far partire l’azione e la squadra, quasi spezzata in due, non esce più. La tiene in piedi Gabriel (che il suo profetico ex allenatore Castori, alla vigilia, aveva definito «il vero fuoriclasse dell’Empoli»...), finchè pure lui deve arrendersi alla capocciata di Moncini.

LA FORZA DEI GRANDI. Dopo un’ora di gioco, insomma, l’è tutto da rifare, per dirla alla Bartali. Ma la forza di una squadra si misura anche dalla sua capacità di reazione. E, infatti, altri 120 secondi e ancora Donnarumma è di nuovo con le braccia al cielo, stavolta per celebrare il suo acuto numero 20 in stagione. Manca una vita, alla fine, ma stavolta ci pensa Andreazzoli. “Nonno Aurelio”, infatti, capisce che il meglio, ormai, i suoi lo hanno dato. E allora sgancia prima Brighi per Zajc e poi, soprattutto, Polvani per il bomber passando al 3-5-1-1 (forse più 5-3-1-1, di fatto) e chiudendo ogni varco. Il Cesena ha il merito di provarci ancora, ma la palla rimbalza sempre su qualcuno. E fra l’Empoli e il paradiso ora c’è una porta davvero molto sottile...

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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