Il dolore
Empoli: è... Piu di un pari
L’attaccante riprende lo Spezia e le inseguitrici fanno paggio: al Picco è festa
LA SPEZIA. È così abituato a vincere, l’Empoli, che sembra farlo anche quando... pareggia. Già, perché dopo 5 successi consecutivi il nulla di fatto del Picco ha un profumo dolce. Molto dolce. Per le difficoltà oggettive legate ad assenze e acciacchi, per il valore degli aquilotti di casa, per come si mette la partita. Fin troppo semplice, visto il nome che finisce sul tabellino dei marcatori, dire (ora) che l’Empoli ha una marcia... in Piu. Ma, certo, i messaggi che arrivano non solo dal golfo dei poeti, ma anche dal resto del campionato, sono piuttosto chiari. Nel giorno in cui gli azzurri frenano, infatti, le più immediate inseguitrici finiscono per fare peggio (il Frosinone perché perde a Parma, il Palermo perché ottiene lo stesso risultato ma in casa contro il Pescara) e così il vantaggio resta di +9 (e con gli scontri diretti in vantaggio sui rosanero...) ma di turni da consumare ora ce ne sono 8. Per trarre le conclusioni, insomma, non serve la scienza infusa. E oltre i demeriti altrui ci sono i meriti che la truppa di Andreazzoli continua a far valere. Perché l’Empoli non è solo una squadra solitamente bella da ere (che è gioà molto), ma anche un gruppo maturo che sa parlare diverse lingue calcistiche. Ovvero dimostra di essere capace anche di giocare le partite sporche, spigolose, di venire a capo di problemi che, in passato, sono costati cari.
LE DIFFICOLTÀ. E che presentano il conto anche al Picco, per una larga fetta del match. Perché le assenze pesano e lo Spezia è abile a giocarci sopra. Lo fa, la squadra di Gallo, con un atteggiamento molto aggressivo. Il pressing sui portatori di palla, favorito anche dalle dimensioni del campo, è feroce e continuo, la capacità di chiudersi a riccio aumentata dallo spunto iniziale di Lopez, che al minuto numero 16 porta avanti i suoi bucando Gabriel (su punizione) sul proprio palo di competenza. La montagna da scalare, insomma, diventa davvero ripida. Ma l’Empoli, nonostante anche la giornata opaca di Zajc (e non solo...) e la marcatura a uomo di Pessna su Bennacer, ha il grande merito di non perdere la testa. Di restare dentro il match e di guadagnare, seppur a fatica, metri di campo. Occasioni poche, è vero, ma presenza costante. Unita, soprattutto, a una voglia pazzesca di riprendersi questo risultato.
LA FORTUNA AIUTA... Il copione del match non cambia nella ripresa. Anzi, sembrano più pericolose le (rare) ripartenze degli aquilotti che la manovra azzurra, ancora macchiata da troppi errori. In panchina, però, c’è un allenatore sveglio. Che piazza la mossa giusta: dentro Traore, che va a fare l’interno, e fuori Brighi (con Bennacer play). E da “nonno Aurelio” a “re Mida” il passo è breve, perché il ragazzino del 2000 riaccende subito l’Empoli e da un suo recupero nasce il pareggio firmato da Piu che raccoglie un lancio di Maietta su cui Terzi non arriva. L’ultimo degli attaccanti rimasti e il meno atteso degli ex, dunque, bagna la prima da titolare con una rete dal peso specifico spaventoso. Riacciuffati i liguri, gli azzurri provano pure a vincerla (bravo Manfredini su Pasqual) ma rischiano pure di perderla, quando Forte spara sul palo esterno, da due passi, in pieno recupero. Si chiama fortuna, questa. Ma, si sa, solitamente aiuta gli audaci. Quelli che ci credono, quelli che ci provano. Come gli azzurri. Come il popolo azzurro, che riempie la curva del Picco con 600 anime. Alla fine la festa è tutta loro. Ed è meritata.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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