Dodici finali e dodici trionfi Galligani sa solo vincere
Col Gavena l’ultimo capolavoro di una lunga serie: conquistata la Coppa Toscana «Il segreto è il fattore C: carattere, classe e quella parola che significa... fortuna»
EMPOLI. Dodici finali giocate, dodici finali vinte. Ci vuole un po’ di fortuna, come dice lui, ma non può essere solo quella. Dietro c’è molto, ma molto di più. E chi lo ha avuto come allenatore sa che, seduto su quella panchina, Alano Galligani ha davvero qualcosa di speciale. Nella sua sterminata bacheca adesso è finita anche la Coppa Toscana, che il suo Gavena si è portato a casa battendo in finale Le Querci a Lamporecchio. L’ennesimo trofeo tra club e rappresentative che lo rendono uno dei tecnici più vincenti di sempre del mondo Uisp.
È lui il grande protagonista di un Gavena, formato da ottimi giocatori ma che negli ultimi anni non era mai riuscito a portarsi a casa un trofeo prestigioso. E invece Galligani è riuscito ad amalgamare un insieme di ottimi giocatori in una vera e propria squadra. «Abbiamo ottenuto una grande vittoria – spiega il mister – contro una squadra di valore che è campione nazionale e che nel proprio torneo vince praticamente sempre. Devo dire bravi ai ragazzi che in queste settimane hanno lavorato tanto».
Per Galligani è la seconda Coppa Toscana vinta in carriera, la prima era arrivata nel 2000 con in campo un giocatore particolare. «Vincemmo con il Sovigliana – ricorda – in quella squadra c’era anche Luciano Spalletti. In quel periodo non allenava e io lo avevo come giocatore. Non era facile per me dirgli che movimenti fare o le posizioni da tenere, ma lui si comportava sempre in modo ineccepibile».
Ma la prima coppa risale a più di 25 anni fa, un trofeo estivo, da lì, tutte le finali che ha giocato alano le ha vinte. Oltre alle coppe toscana, tre campionati, con Sovigliana, Lazzeretto e Vitolini, la Coppa Uisp ancora col Vitolini e poi due finali regionali e tre nazionali con la Rappresentativa dell’Empolese Valdelsa. «Il segreto? Io dico sempre che ci vuole un po’ di C… L’iniziale è quella poi le parole che ci si possono aggiungere sono tante. Ci vuole carattere, combattività, classe e soprattutto quella parola che inizia per c che vuol dire fortuna».
Caratteristiche che i suoi ragazzi hanno messo in campo anche nella pazza finale con Le Querci. Finale che sembrava andata in porto grazie al gol di Taddei, ma riaperta dal gol di Gori. Poi sono arrivati dei pazzi calci di rigore. «Penalty ne ho visti tirare tanti – racconta – ma quello che è successo a Lamporecchio è stato stranissimo. Sia nella nostra finale che in quella precedente del Ponzano tantissimi tiri sono finiti alti o sulla traversa. Ho chiesto ai ragazzi se ci fosse un motivo, qualcuno mi ha detto che vicino al dischetto c’era una buca. Il portiere rigorista? Massaini li sa calciare bene e l’ho scelto per questo».
I suoi ragazzi, comunque, alla fine non lo hanno tradito e lui può solo ringraziarli. «Loro e la società. La squadra mi ha impressionato, li ho visti allenarsi bene anche nel periodo delle feste. Un segnale importante». Ora però, dopo la Coppa Toscana, ci sono altre sfide da affrontare. «Con la Rappresentativa abbiamo una semifinale impegnativa ma siamo pronti. Il campionato? È durissima perché ci sono squadre forti. Anche questa volta servirà un po’ di c...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
