Sicurezza
I bomber esaltano l’Empoli
Una squadra sola al comando: ce la portano i soliti Caputo e Donnarumma
EMPOLI. Una squadra sola è al comando, la squadra maglia e biancazzurra, il suo nome è Empoli. Ok, diciamocelo con onestà, Fausto Coppi era un’altra cosa. E l’impresa alla Cuneo-Pinerolo, tappa del Giro d’Italia del 1949 che Mario Ferretti raccontò così (via radio) agli italiani, è di un livello superiore, ma decisamente superiore, rispetto a quella compiuta dalla banda di Andreazzoli (che è pure un appassionato di ciclismo e, dunque, capirà...) per avere ragione della Virtus Entella. Per dire, difficilmente Dino Buzzati avrebbe trasformato in letteratura questa partita come fece per quella epica fuga di 192 chilometri. Eppure, anche se molto da lontano, un minimo di somiglianza c’è. E c’è perché gli avversari da superare, e superati, stavolta sono due: la squadra ligure, che chiaramente vende cara la pelle, e un terreno di gioco, quello del Carlo Castellani, che la pioggia battente (e soprattutto l’acquazzone che si rovescia sulla città a un’ora dall’inizio del giochi...) rende quanto di più lontano possa esserci per gli azzurri. Le trame palle a terra, il gioco a due tocchi, sono chiaramente una pia illusione. E, alla fine, proprio il fatto che l’Empoli sappia adattare le sue caratteristiche a un palcoscenico così difficile (e così diverso) è una medaglia in più da appuntarsi al petto. Abbastanza per godersi fino in fondo questo primato solitario, che arriva nonostante la gara in meno rispetto alla più diretta inseguitrice: il Frosinone.
COPPIA D’ORO. Se il Campionissimo riuscì a fare tutto da solo quasi 70 anni fa, però, l’Empoli ha bisogno di almeno due protagonisti. Due uomini copertina. Che, alla resa dei conti, sono sempre i soliti: Ciccio Caputo e Alfredo Donnarumma. Che non giocano neanche stavolta al massimo del loro livello, ma tanto basta per lasciare il segno. Il primo, l’Undertaker, ci riesce verso la fine del primo tempo, quando si fa trovare solo su un cross del “gemello” e, per i liguri, la campana suona subito a morto: esterno destro al volo e palla dentro. Il secondo, invece, mette in chiaro le cose (e, soprattutto, il risultato) a metà ripresa, quando s’avventa su un tiro sbagliato di Pasqual e lo trasforma nel raddoppio. Non sono le uniche buone cose che riesce a mettere insieme l’Empoli, nel pantano, ma sono le uniche che concretizza.
TENERE DURO. Bastano, però. Perché un altro aspetto positivo è che anche stavolta gli avversari vengono quasi sempre costretti a girare alla larga. Il golletto ci scappa, è vero, ma succede forse per non caso quando tutti e due i centrali, Veseli e l’eccellente Maietta, hanno problemi fisici (il primo, infatti, esce subito e il secondo resiste fino ad inizio recupero). Per il resto, infatti, Gabriel viene impensierito da un retropassaggio corto di Di Lorenzo, nel primo tempo, e da una botta dalla lunga di Icardi a extra-time già iniziato. L’Empoli, insomma, sa anche soffrire, tenere duro. E spazza via anche i fantasmi del dopo-Avellino, quando il beffardo e ingiusto pari lo incassò proprio sui titoli di coda. Anche perché stavolta l’unico elemento in grado di farsi davvero valere anche su campi così pesanti, Krunic, in campo ci resta fino alla fine e fino alla fine, pur sbagliando scelte e passaggi, devasta gli avversari con strappi impressionanti. Peccato, questo sì, per il giallo a Caputo. Che dovrà saltare la sfida contro il Venezia per squalifica. Ma la sensazione è che la squadra ormai sia matura. Anche per provare a non far rimpiangere un tipetto da oltre 20 reti...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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