Toscana
L’ordine di Andreazzoli «Faremo bene se saremo squadra»
EMPOLI. Alle 17,30 di oggi, al Castellani, quando il signor Piscopo di Imperia darà il via ai giochi di Empoli-Virtus Entella, sia Aurelio Andreazzoli che i suoi baldi giovanotti già sapranno....
EMPOLI. Alle 17,30 di oggi, al Castellani, quando il signor Piscopo di Imperia darà il via ai giochi di Empoli-Virtus Entella, sia Aurelio Andreazzoli che i suoi baldi giovanotti già sapranno. Sapranno, cioé, che il Palermo ha battuto il Frosinone e, quindi, di poter tornare soli in testa anche con una partita in meno. Ma anche, e soprattutto, di dover tenere a distanza i rosanero.
I MOTIVI. Al di là di quello che succede o è successo altrove, però, l’Empoli deve soprattutto concentrarsi... sull’Empoli. Perché essere la capolista virtuale (in attesa che tutti i recuperi siano andati in scena) significa essere padroni del proprio destino. Che, fatalmente, passa soprattutto dalle tue partite. A partire da quella di oggi che sembra semplice ma semplice non è. Esattamente come non lo è stata quella contro l’Avellino. Certo, l’importante è che la somiglianze si fermino qui. Perché solo una gara maledetta, come quella contro gli irpini, poteva finire con un pari... Comunque anche oggi dall’altra parte ci sarà un avversario che ha bisogno di punti come il pane, per la corsa verso la salvezza, e che farà di tutto per portarli a casa.
LA CHIAVE. Sporcando la gara, ovviamente, cercando di sfruttare ogni piccolo vantaggio che ci sarà da prendersi. L’Empoli, che soffre questo tipo di gara, anche stavolta dovrà dunque avere calma e sangue freddo. Perché è vero che con le big, per ora, tutto è riuscito più facile, tutto è riuscito meglio, ma anche in contesti meno limpidi gli azzurri hanno dimostrato di saper navigare, sfruttando almeno una delle tanti armi che hanno per scardinare i bunker. In questo senso, dunque, bisogna ripetersi. Mettendoci, però, più cattiveria (sportiva, sia chiaro) per colpire ogni volta che sarà possibile e sventare i pericoli quando si materializzeranno.
ESSERE SQUADRA. O per dirla in sintesi, come riesce ad Andreazzoli nella conferenza stampa di presentazione, giocando da squadra. «Il pari con l'Avellino ci ha insegnato molto sotto diversi aspetti – sottolinea l’allenatore – ne abbiamo parlato con i ragazzi. Ci sono state diverse situazioni da migliorare e abbiamo cercato di analizzarle tutte. L'Entella ha un sistema di gioco simile all’Avellino, ci sono molte analogie, ma molto dipenderà da noi, dobbiamo creare loro difficoltà. Io ho visto l’Entella in casa nella partita contro il Cittadella e ho apprezzato una squadra che sa sia chiudersi che giocare a calcio. Non mi aspetto, da loro, solo una partita difensiva. Se noi saremo squadra e faremo la nostra partita lì metteremo in difficoltà e, di conseguenza, troveremo un'Entella chiusa». Per farla, la partita, serviranno anche le gambe. Che con l’Avellino, complice il turno infrasettimanale, non erano parse quelle dei giorni migliori. Ma secondo Andreazzoli da questo punto di vista non dovrebbe esserci problemi. «I ragazzi stanno bene – spiega – aver saltato un turno di una partita che aspettavamo con convinzione forse ci ha tolto qualcosa, ma siamo pronti a ripartire con il solito entusiasmo. E, dopo quello che è successo anche con qualcosa in più».
IL RICORDO. Già, quello che è successo. Una tragedia, quella di Astori, che ha toccato molto l’ambiente e il tecnico anche a livello personale. «Sono state giornate pesanti. Su Davide è inutile aggiungere tante cose. Era molto curioso – racconta lui che lo ha conosciuto a Roma – sempre col sorriso. Nelle varie chiacchierate colpiva la sua voglia di sapere e conoscere, ti toglieva le parole di bocca. Dava soddisfazione relazionarsi con lui. È un dispiacere assoluto e il pensiero va inevitabilmente alla famiglia. Ci è sembrato di far parte di un film e fa male pensare che se ne sia andato. La vita è questa, come ci siamo detti anche con i ragazzi bisogna andare avanti e trarre insegnamento da questa terribile vicenda».
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