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Empoli

Andreazzoli stupisce Ma per Ulivieri non è una sorpresa

di David Biuzzi
Andreazzoli stupisce Ma per Ulivieri non è una sorpresa

Il capo degli allenatori elogia il tecnico e chi lo ha preso «È sempre stato uno vero, bravo il club a sceglierlo»

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EMPOLI. Ma dov’era finora questo Andreazzoli? È una domanda che molti tifosi azzurri si sono fatti (e gli altri avrebbero dovuto farsela) in queste ultime settimane. Già, perché prima di prendersi l’Empoli, in tutti i sensi, di questo tecnico over 60 si erano perse le tracce. In realtà solo negli ultimi mesi si stava godendo il riposo e la famiglia, perché fino al 30 giugno scorso è sempre stato in trincea. Solo che già dall’alba del nuovo millennio era passato in seconda fila, al ruolo di collaboratore tecnico. Consumato soprattutto a Roma e soprattutto alla corte di Luciano Spalletti, ma non solo. Di sicuro quando è spuntato il suo nome per il dopo-Vivarini in molti si sono fatti delle domande (e, ovviamente, non poteva mancare anche qualcuno che si era pure dato le risposte...). L’ampio esercito degli scettici, però, non ha mai annoverato chi degli allenatori italiani è il capo, ovvero Renzo Ulivieri. «Non mi stupiscono né i risultati dell’Empoli né la qualità del gioco degli azzurri – sottolinea il presidente dell’Aiac che proprio al Castellani conobbe una tappa importante della sua lunga carriera in panchina nel biennio 1974/1976 – d’altra parte la squadra è valida e l’allenatore pure. Non so come si è arrivati alla decisione del cambio, ma le componenti per fare bene, e per continuare a fare bene da qui alla fine, ci sono tutte».

Viene da chiedersi, però, come mai nessuno abbia pensato prima ad Andreazzoli...

«Ha avuto una carriera particolare ma importante. Certo non si leggeva spesso il suo nome sui giornali, ma per anni ha lavorato nello staff di un tecnico importante come Spalletti ed è stato molto bravo, secondo me, a prendere qualcosa anche dagli altri professionisti che ha affiancato. Gente importante come Luis Enrique, che poi col Barcellona ha vinto tutto, e Garcia».

Tra fare il secondo e il capo-allenatore, però, qualche differenza dovrà pur esserci?

«Certo che ci sono differenze. Ma dipende sempre da come si interpreta il ruolo, da come si lavora. Se riesci a crescere stando vicino a quelli bravi, se riesci a prendere di buono quello che può darti chi viene da un altro calcio, sei un allenatore punto e basta. E Andreazzoli, al di là dei ruoli e degli incarichi, è sempre stato un allenatore. Un allenatore vero».

Bravo l’Empoli a chiamarlo, dunque?

«Già. E neanche questo mi sorprende. A Empoli sono bravi, c’è poco da fare. Hanno la cultura non solo del calcio di qualità ma anche e soprattutto del lavoro. Quindi sono andati a prendersi un tecnico adatto al loro modo di interpretare il pallone nel quotidiano».

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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