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Empoli

L’Empoli getta via l’acuto

di David Biuzzi
L’Empoli getta via l’acuto

Domina contro l’Avellino ma non chiude il match: la beffa a recupero scaduto

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EMPOLI. Altro che Burian. A gelare davvero il Castellani ci pensa Angelo D’Angelo che non viene dalla Siberia ma dalla più vicina Salerno. È il capitano dell’Avellino, infatti, a togliere all’Empoli una vittoria praticamente già confezionata. E, per quanto possa valere, anche meritata al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma se la truppa irpina è storicamente la bestia nera, però, un motivo ci sarà. E lo si capisce bene quando a recupero scaduto l’ultimo pallone gettato nell’area degli ospiti assume una traiettoria stranissima dopo un duello in quota e finisce proprio dalle parti del centrocampista che, con l’unico tiro in porta della partita non suo ma di tutta la sua squadra, sancisce il pareggio finale prima di farsi espellere per un’esultanza troppa sopra le righe. Fa male, questo pari. Perché non racconta la storia dell’incontro, sempre sotto il controllo della truppa di Aurelio Andreazzoli, e perché arriva al 49’46”, cioé ben oltre i 4’ di extratime concessi da Illuzzi. Perché l’arbitro di Molfetta decida di proseguire resta un mistero, aumenta la rabbia e fomenta le polemiche. Ma quel che è certo è che l’Empoli a questo punto non doveva neanche trovarcisi. Doveva averlo chiuso a doppia mandata, il match. Semplicemente perché poteva farlo.

MONTAGNA SCALATA. Se è vero che manca il colpo del ko, infatti, lo è altrettanto che l’Empoli interpreta bene la gara dall’inizio. Perché il 4-3-3 di Novellino è in realtà un abbottonato 4-1-4-1. Ma la trappola non funziona. Gli azzurri, infatti, hanno la pazienza necessaria per far girare spesso e bene la palla e per non allungarsi mai troppo. Gli spazi, poi, li trova soprattutto Di Lorenzo a destra, visto che è bravo a inserirsi e che Bidaoui non lo segue mai. Così, dopo vari tentativi, Caputo lo pesca coi tempi giusti al 38’, e lui premia l’inserimento di Zajc che saluta Di Tacchio e la spinge alle spalle di Lazzerini. Il più è fatto, pensi. E, non caso, l’Empoli diventa addirittura straripante in avvio di ripresa, quando sfiora il raddoppio a ripetizione. Fra il 4’ e il 7’ le occasioni fioccano, ma tutti i colp vengono sparati a salve. Un peccato, anche se Pasqual e soci ora sono davvero padroni del campo. Trascinati da Krunic, che inizia a dominare la scena, e sorretti da una fase difensiva che funziona quasi alla perfezione. Non a caso al 24’ Novellino ha già speso tutte e 3 le sostituzioni.

LA STANCHEZZA. Semmai l’Empoli comincia ad accusare un po’ di fatica in molti elementi. Il cambio che incide di più, non a caso, sarà quello di Krunic che, non al meglio, lascia il campo a Lollo e priva gli azzurri del suo uomo decisivo per le ripartenze. Così si arriva nell’ultimo spicchio - ed ecco la vera colpa - con il risultato ancora in discussione, molto più di quanto detto dal campo. Andreazzoli spende l’ultimo cambio sganciando il giovane Traore proprio per approfittare degli spazi che l’Avellino fatalmente lascia. Ma mancano sempre l’ultimo passaggio o la conclusione. Anche quando ci sarebbe la possibilità di entrare in porta col pallone. Poi il recupero infinito. Perché anche quando scade si continua. E un malinteso in fase di ripartenza proprio con Traore offre agli irpini l’ultimo pallone da gettare in area. E la beffa è cosa fatta. Un peccato, un’ingiustizia, tutto quello che vi pare. Ma anche una lezione. Perché le partite vanno chiuse e buttare via 2 punti di vantaggio sulle inseguitrici proprio non ci sta.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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