Il Tirreno

Empoli

«Empoli, ti insegno io come si fa a non perdere»

di Alessandro Marmugi

Il vice di Andreazzoli, Giacomo Lazzini, torna al Castellani dopo 25 anni: «Essere qui è un sogno, vogliamo essere pronti alla ripresa del campionato» 

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EMPOLI. Qualche anno fa l’avevano ribattezzato “l’allenatore che non sa perdere” per la sua incredibile striscia positiva ottenuta con il Ponsacco. Tanta gavetta, tante serie minori, oggi per Giacomo Lazzini, la grande occasione di assaporare la serie B come fido scudiero di Aurelio Andreazzoli. Per lui al Castellani si tratta di un ritorno visto che la maglia azzurra l’ha indossata da giocatore all’inizio degli anni 90. In quella stagione 92/93 la promozione (in quel caso dalla C alla B) gli sfuggì per poco. Questa volta invece non vuole fallire.

Che emozione le dà rimettersi la maglia azzurra?

«Sono veramente orgoglioso di essere qui, in una società che per la categoria è il top, per me è come vivere un sogno. Sono tanti anni che faccio l'allenatore però ho sempre lavorato a livello dilettantistico anche se ho vinto tanti campionati è tutta un'altra cosa, mi ritengo una persona fortunata».

Lei Empoli se la ricorda molto bene, qui ha giocato insieme a Luciano Spalletti e Vincenzo Montella

« Sembra passata una vita. Le cose sono cambiate in meglio da allora. Personalmente non feci una grande annata però facemmo un buon campionato. Arrivammo terzi dopo essere stati per buona parte della stagione primi. Io dico sempre che quell’anno lì Montella mi è costato un sacco di soldi. Avevamo in palio un bel premio promozione, ma dopo 4 giornate Montella si infortunò. Se avesse giocato tutto il campionato probabilmente saremmo arrivati primi, quindi mi ricordo questo rammarico sportivo e economico».

Poco dopo quell’annata l’incontro con Andreazzoli…

«Il mister lo conosco da tanto perché mi ha allenato alla Massese, due anni dopo la mia esperienza a Empoli. Ci stimiamo reciprocamente, vi accorgerete che è un ottimo allenatore. Lo ringrazio pubblicamente per l’opportunità che mi ha dato e spero di poter ripagare al massimo la sua fiducia nel ruolo che mi compete dando una mano».

La sua esperienza più bella a Ponsacco, con una lunga serie di risultati utili, che ricordi ha? «I 91 risultati utili consecutivi del Ponsacco non sono tutti opera mia e sono legati anche a categorie basse. Io sono arrivato al Ponsacco in seconda categoria dopo aver vinto l'eccellenza con la Lucchese. Si è aperto un ciclo importante abbiamo vinto poi proprio l'eccellenza, la Coppa Italia, sono stati 3 anni belli, il record è legato a squadre forti e nate per vincere. Comunque ci abbiamo messo del nostro. Anche Sarri ebbe modo di apprezzare la nostra squadra».

Cosa le disse?

«Mi disse che vincere 30 partite su 30 in eccellenza non è facile e forse se le avesse giocate tutte quell’Empoli non le avrebbe vinte. Ho un bel ricordo di quell’incontro».

Quel Ponsacco aveva una mentalità vincente, quella che serve ora all’Empoli. Si può provare con le dovute proporzioni, a replicarla?

«La convinzione nei propri mezzi, la voglia di arrivare, di correre più degli altri, di vivere quotidianamente uno spogliatoio nella maniera giusta, sono tutte condizioni fondamentali. Sapere che si può ambire a determinati traguardi è importantissimo. Poi è il campo che decide, ma se riesci a portare queste qualità sei sicuro di far bene. Dobbiamo trasmettere queste idee ai ragazzi. La mentalità è fondamentale».

Soprattutto in serie B...

«Sì, è un campionato equilibrato ma sono sicuro che la classifica inizierà a sgranarsi, dobbiamo farci trovare al 100%».

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