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Pokerissimo in panchina c’è tanto Empoli in serie A

Pokerissimo in panchina c’è tanto Empoli in serie A

Dopo l’addio di Montella al Milan, con l’arrivo di Walter Mazzarri al Torino  sono di nuovo cinque (su 20) gli allenatori legati a doppio filo con la città

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EMPOLI. Con l’arrivo di Walter Mazzarri sulla panchina del Toro sono 5 su 20 gli allenatori che in Serie A hanno giocato e/o allenato a Empoli. Mazzarri, infatti, va ad aggiungersi a Luciano Spalletti (Inter), Maurizio Sarri (Napoli), Marco Giampaolo (Sampdoria) ed Eusebio Di Francesco, timoniere della Roma. Che poi, se non fosse stato esonerato, a rimpolpare la “truppa azzurra” sulle panchine di A ci sarebbe stato anche l’Aeroplanino, Vincenzo Montella. Questo a dimostrazione che la “piccola Empoli” è un discreto trampolino di lancio per giocatori e mister.

Walter il sanguigno. Mazzarri, all’Empoli, è legato a doppio filo: dal punto di vista sportivo, visto che era nella rosa che nella stagione 85-86 conquistò la prima storica promozione nella massima serie; e a livello personale, dato che il mister di San Vincenzo ha costruito a Empoli un pezzo importante della sua vita. L’esperienza di Mazzarri ad Empoli andrà avanti per 5 anni, fino al 1988; quattro le reti in 91 presenze con la casacca azzurra. Poi tappe in giro per l’Italia, fino all’esplosione con la miracolosa salvezza della Reggina. Ora Mazzarri va a prendere il posto di Sinisa Mihajlovic, sulla calda panchina del rinato Filadelfia.

Luciano da Certaldo. Istrione e toscanaccio come pochi, Spalletti è stato l’emblema degli anni d’oro dell’Empoli nei secondi anni novanta. Da guida delle giovanili prende in mano le sorti della prima squadra nel 1994, dopo Adriano Lombardi, con la squadra che annaspa nei bassifondi della C1. La salvezza arriva ai playout contro l’Alessandria, poi nel 1997 ecco il doppio exploit col passaggio dalla C1 alla A in due anni. Spalletti, negli anni successivi, diventerà eroe dei due mondi, vincendo il campionato russo con lo Zenit di San Pietroburgo, per poi tornare a Roma e accettare in seguito la sfida dell’Inter cinese. Senza, però, perdere le radici con Empoli (e con Certaldo).

Dalle giovanili alla Roma. Di Francesco è un “prodotto” empolese, avendo fatto le giovanili in azzurro, in contemporanea con Nicola Caccia. I due, insieme a Montella, sono soci di un negozio di abbigliamento proprio a Empoli, il Four Sides (insieme ad un quarto socio). Dal punto di vista dei risultati il giovanissimo Di Francesco colleziona due retrocessioni con la maglia azzurra, per poi affermarsi definitivamente a Roma, dove vince lo scudetto del giubileo. E dove è tornato da mister, con la pazza idea di “rubare” lo scudetto a Juve e Napoli.

In punta di piedi. Marco Giampaolo, a Empoli, ha iniziato la sua seconda vita sportiva; dopo anni difficili viene scelto da Corsi e conclude un bellissimo campionato, senza però essere riconfermato. Va alla Samp, dove si prende derby e soddisfazioni. Un allenatore estremamente pacato, con idee di calcio importanti, che da Empoli è ripartito; per lui, infatti, si parlava anche della panchina del Milan, poi andata ad un altro ex azzurro, Montella.

Palla a terra e sigarette. La mattina lavora in banca, il pomeriggio allena; nel 1991 guida lo Stia – nel Casentino – 21 anni dopo Corsi lo va a prendere a Sorrento, quando per Sarri le porte del grande calcio sembrano ormai essersi chiuse. E invece si inventa il miracolo Empoli, facendo impazzire i tifosi col bel gioco. Tanto da attirare le attenzioni di Aurelio De Laurentiis, che gli affida una panchina scomodissima e piena di aspettative, quella del Napoli; col sogno, mai celato, di scrivere un altro capitolo di storia dopo l’epopea maradoniana. Ora Sarri è in testa alla classifica e alle sigarette – almeno nelle partite – ha sostituito gli stuzzicadenti. Il carattere è rimasto quello di Empoli, così come l’azzurro sulla maglia. Gli manca di compiere un secondo miracolo, che si chiama scudetto.

Marco Sabia

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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