Attenzione
Parte il Cecconi III «Ricerca e lavoro»
di David Biuzzi
Prima bomber, poi allenatore e ora responsabile del vivaio
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EMPOLI. Sono passati quasi 18 anni da quell’epico pomeriggio. Dal 6 marzo del 2000, per l’esattezza. Quando, cioè, la Primavera dell’Empoli vinse il derby più importante della sua storia: quello della finale del Torneo di Viareggio. A guidarli c’era lui, Luca Cecconi, che nell’Empoli è tornato da una manciata di settimane e che da questa è il nuovo responsabile del settore giovanile azzurro.
Il tempo che passa non gli si legge troppo addosso, ma soprattutto non ha cambiato il suo spirito. Deciso, sicuro, diretto. Così era da giocare, quando segnava tanto bene, così era da allenatore, così sembra essere in questo terzo “regno” appena iniziato, quello da dirigente. «È bello essere di nuovo qui – spiega – perché a Empoli sono diventato giocatore prima e allenatore poi. È una società di amici e questo mi aiuterà sicuramente».
È una rivoluzione quella che ha investito il vivaio?
«È soprattutto un cambio di uomini. Evidentemente la società cercava qualcosa di diverso e ha pensato a me e ad Andrea Innocenti (nuovo direttore sportivo del settore giovanile, ndr) per provarci».
In che modo?
«Non sarà semplice. La concorrenza della big della Serie A è sempre più agguerrita. Ma reclutamento e lavoro sul campo sono le basi su cui dobbiamo poggiare il movimento. Dunque allacciare o riallacciare rapporti che possano aiutarci nella ricerca di giovani e giovanissimi, ma anche allenarsi tanto e bene. Non possiamo mettere sul piatto della bilancia i soldi, ma possiamo e dobbiamo metterci... Empoli. Cioè la tradizione di questo vivaio, la sua storia, ma anche la grande dote di portare tanti ragazzi in prima squadra. Un aspetto che altrove è pure utopia».
Aveva già il ruolo di supervisore: come sta, oggi, il settore giovanile dell’Empoli e cosa può fare nell’immediato?
«Deve cercare di fare meglio. E questo è un imperativo. Nel senso che contiamo molto sul lavoro quotidiano per la crescita dei vari gruppi. È chiaro che ci sono annate con più talento, altri con meno, ma conta soprattutto il campo. E nei miei 4 anni da allenatore qui ho visto diventare giocatori ragazzi su cui all’inizio francamente non avrei scommesso. E ora abbiamo anche il valore aggiunto del centro sportivo di Monteboro».
Ora che è cambiato il vertice, i tecnici cosa devono aspettarsi?
«Possono, anzi devono continuare a lavorare con serenità. È chiaro che il loro lavoro sarà giudicato, come del resto il mio e quello di chiunque, ma non abbiamo intenzione di toccare niente».
Lei è anche uno dei pochi che in questo vivaio ha vinto: darà qualche consiglio?
«Vincere non è indispensabile. Certo ci piacerebbe e cercheremo di farlo, ma l’obiettivo dell’Empoli era e resta quello di formare i giocatori del domani. Se ci riesci bene, però, può anche scapparci di conquistare qualche titolo».
Come nel 2000, quando (allora come oggi) c’era Cecconi...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il tempo che passa non gli si legge troppo addosso, ma soprattutto non ha cambiato il suo spirito. Deciso, sicuro, diretto. Così era da giocare, quando segnava tanto bene, così era da allenatore, così sembra essere in questo terzo “regno” appena iniziato, quello da dirigente. «È bello essere di nuovo qui – spiega – perché a Empoli sono diventato giocatore prima e allenatore poi. È una società di amici e questo mi aiuterà sicuramente».
È una rivoluzione quella che ha investito il vivaio?
«È soprattutto un cambio di uomini. Evidentemente la società cercava qualcosa di diverso e ha pensato a me e ad Andrea Innocenti (nuovo direttore sportivo del settore giovanile, ndr) per provarci».
In che modo?
«Non sarà semplice. La concorrenza della big della Serie A è sempre più agguerrita. Ma reclutamento e lavoro sul campo sono le basi su cui dobbiamo poggiare il movimento. Dunque allacciare o riallacciare rapporti che possano aiutarci nella ricerca di giovani e giovanissimi, ma anche allenarsi tanto e bene. Non possiamo mettere sul piatto della bilancia i soldi, ma possiamo e dobbiamo metterci... Empoli. Cioè la tradizione di questo vivaio, la sua storia, ma anche la grande dote di portare tanti ragazzi in prima squadra. Un aspetto che altrove è pure utopia».
Aveva già il ruolo di supervisore: come sta, oggi, il settore giovanile dell’Empoli e cosa può fare nell’immediato?
«Deve cercare di fare meglio. E questo è un imperativo. Nel senso che contiamo molto sul lavoro quotidiano per la crescita dei vari gruppi. È chiaro che ci sono annate con più talento, altri con meno, ma conta soprattutto il campo. E nei miei 4 anni da allenatore qui ho visto diventare giocatori ragazzi su cui all’inizio francamente non avrei scommesso. E ora abbiamo anche il valore aggiunto del centro sportivo di Monteboro».
Ora che è cambiato il vertice, i tecnici cosa devono aspettarsi?
«Possono, anzi devono continuare a lavorare con serenità. È chiaro che il loro lavoro sarà giudicato, come del resto il mio e quello di chiunque, ma non abbiamo intenzione di toccare niente».
Lei è anche uno dei pochi che in questo vivaio ha vinto: darà qualche consiglio?
«Vincere non è indispensabile. Certo ci piacerebbe e cercheremo di farlo, ma l’obiettivo dell’Empoli era e resta quello di formare i giocatori del domani. Se ci riesci bene, però, può anche scapparci di conquistare qualche titolo».
Come nel 2000, quando (allora come oggi) c’era Cecconi...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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