Il dolore
Ma dov’è finito l’Empoli?
di David Biuzzi
Altri errori, altro ko: alla Pro Vercelli basta poco per rimontare e vincere
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VERCELLI. Non c’è più, l’Empoli. Alla ricerca di una solidità mai raggiunta ha perso anche la certezze che aveva. E, non a caso, anche la terza trasferta consecutiva. Perché ai ko di Venezia e Salerno si somma quello di Vercelli. Che fa male, male da morire per dirla alla Tiziano Ferro. La differenza, in questo caso, è che nera non è la sera, ma il pomeriggio degli azzurri che spariscono nella nebbia del Piola dopo il solito avvio incoraggiante. Inghiottiti dalle insicurezze che rischiano seriamente di far implodere il gruppo (ammesso che non sia già successo...) in una profonda crisi. Intanto limitiamoci a registrare un momento difficile, difficilissimo. Attestato anche dai numeri. Che anche in una scienza non esatta, come è il calcio, qualcosa significano: 3 ko consecutivi in trasferta, 5 in 14 giornate, 21 gol incassati, ben 1,5 a partita (e, in effetti, per vincere l’Empoli ha sempre dovuto segnarne almeno 2...). Cifre che contrastano con le ambizioni. Quelle che il club giustamente non sbandiera, ma che il valore dell’organico impongono.
SOLITO COPIONE. Eppure, anche al Piola, questo valore oggettivo si è visto solo per poco tempo. I 30 minuti, i primi, necessari per chiudere la Pro nella sua metà campo, piazzare qualche giocata e colpire col solito, velenoso Caputo. Ok, è la deviazione di Berra a decidere, ma l’Undertaker azzurro timbra ancora. Sono 11 i suoi gol, su 26 complessivi. Dati importanti, ma vanificati da una fase difensiva ancora maledettamente incerta, molle. Addirittura inerme nelle occasioni che contano. Basta pensare che i piemontesi, nel primo tempo, tirano due palloni (banali) dentro l’area azzurra. Risultato: 1 palo (accarezzato) e 1 gol. Sfortuna? No. Perché l’azione del pari è talmente scolastica (cross dalla trequarti, non dal fondo, torre aerea e tiro vincente) che dice, anzi urla che il re è nudo. Ed è un gol che cambia non solo il risultato, ma anche il match. Perché i volenterosi (ma non irresistibili) giovanotti di Grassadonia capiscono che serve poco per far male all’Empoli. E lo fanno. Alzando ritmo e pressing. E poi sempre lanci e lancioni. Niente di che, ma basta. Anche dopo che Vivarini prova a invertire il buio trend d’inizio ripresa affidandosi a Ninkovic e, soprattutto, al 4-3-1-2. I risultati sembrano apprezzabili, se non altro gli azzurri tornano nel match. Ma il secondo gol è ancora più assurdo del primo, visto che nasce da un tracciante di Vives addirittura da metà campo. L’Empoli sfiora il pari (che meriterebbe pure) solo nel recupero. Ma inutile appellarsi agli episodi o a un arbitraggio comunque insufficiente.
CAMBIARE DIREZIONE. Se non stendi l’avversario quando puoi (perché l’avvio è davvero buono nonostante la formazione sbilanciata... dalle assenze più che dalle scelte), se perdi la testa appena gli altri iniziano a lottare, se prendi gol appena la palla piove nella tua area, non puoi e non devi lamentarti. C’è solo da cambiare registro. E in fretta. Per stare in alto serve altro, serve di più. Vivarini per ora non sembra in discussione ma servono le soluzioni. Se difendere sulla palla (eredità di Sarri e Giampaolo), ad esempio, non paga perché non tornare a preoccuparsi dell’uomo? La prima decisione della società, intanto, è annullare il giorno di riposo. Si torna in campo stamani. Se non è una punizione gli somiglia. Potrebbe non bastare, ma dipende solo dall’Empoli (allenatore, staff, giocatori). Che deve ritrovarsi, perché una certezza c’è ed è che così non si va da nessuna parte...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
SOLITO COPIONE. Eppure, anche al Piola, questo valore oggettivo si è visto solo per poco tempo. I 30 minuti, i primi, necessari per chiudere la Pro nella sua metà campo, piazzare qualche giocata e colpire col solito, velenoso Caputo. Ok, è la deviazione di Berra a decidere, ma l’Undertaker azzurro timbra ancora. Sono 11 i suoi gol, su 26 complessivi. Dati importanti, ma vanificati da una fase difensiva ancora maledettamente incerta, molle. Addirittura inerme nelle occasioni che contano. Basta pensare che i piemontesi, nel primo tempo, tirano due palloni (banali) dentro l’area azzurra. Risultato: 1 palo (accarezzato) e 1 gol. Sfortuna? No. Perché l’azione del pari è talmente scolastica (cross dalla trequarti, non dal fondo, torre aerea e tiro vincente) che dice, anzi urla che il re è nudo. Ed è un gol che cambia non solo il risultato, ma anche il match. Perché i volenterosi (ma non irresistibili) giovanotti di Grassadonia capiscono che serve poco per far male all’Empoli. E lo fanno. Alzando ritmo e pressing. E poi sempre lanci e lancioni. Niente di che, ma basta. Anche dopo che Vivarini prova a invertire il buio trend d’inizio ripresa affidandosi a Ninkovic e, soprattutto, al 4-3-1-2. I risultati sembrano apprezzabili, se non altro gli azzurri tornano nel match. Ma il secondo gol è ancora più assurdo del primo, visto che nasce da un tracciante di Vives addirittura da metà campo. L’Empoli sfiora il pari (che meriterebbe pure) solo nel recupero. Ma inutile appellarsi agli episodi o a un arbitraggio comunque insufficiente.
CAMBIARE DIREZIONE. Se non stendi l’avversario quando puoi (perché l’avvio è davvero buono nonostante la formazione sbilanciata... dalle assenze più che dalle scelte), se perdi la testa appena gli altri iniziano a lottare, se prendi gol appena la palla piove nella tua area, non puoi e non devi lamentarti. C’è solo da cambiare registro. E in fretta. Per stare in alto serve altro, serve di più. Vivarini per ora non sembra in discussione ma servono le soluzioni. Se difendere sulla palla (eredità di Sarri e Giampaolo), ad esempio, non paga perché non tornare a preoccuparsi dell’uomo? La prima decisione della società, intanto, è annullare il giorno di riposo. Si torna in campo stamani. Se non è una punizione gli somiglia. Potrebbe non bastare, ma dipende solo dall’Empoli (allenatore, staff, giocatori). Che deve ritrovarsi, perché una certezza c’è ed è che così non si va da nessuna parte...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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