Lutto
Empoli, parla Aglietti: «Ecco il segreto di Caputo»
È sbocciato sotto la sua guida e le imprese con gli azzurri non lo sorprendono. E da doppio ex avverte: «In casa della Virtus Entella non sarà facile»
EMPOLI. Le loro strade si sono incrociate nell’estate del 2015 nella provincia ligure. Ed è stato un boom, per entrambi. Uno, Alfredo Aglietti, era stato chiamato a guidare la Virtus Entella, l’altro, Francesco Caputo arrivava da un periodo complicato nella sua amata Bari.
Sulla carta è una stagione delicata per entrambi: il primo è reduce da un campionato travagliato a Novara e il secondo da un rilancio che si fa attendere dopo una vicenda incredibile legata al calcioscommesse (prima la maxi-squalifica per illecito, poi trasformata nello stop di 1 anno con l’accusa derubricata a omessa denuncia, infine l’assoluzione con formula pinea della giustizia ordinaria). Sul campo, però, si trasforma una splendida avventura. A Chiavari, infatti, i due si trovano a meraviglia. Il tecnico di San Giovanni Valdarno, in effetti, è stato un attaccante di razza con un palmares personale di 139 reti spalmate in tutte le categorie del calcio professionistico. Degli specialisti del ruolo, insomma, se ne intende. E, non a caso, è proprio a partire da quell’incontro che la carriera di CaputMundi prende un’altra piega. Era sempre stato considerato un finalizzatore, il giocatore di Altamura, ma proprio sotto la guida di Aglietti diventa un attaccante totale. Completo, con la capacità di segnare di sempre ma con una partecipazione più attiva e continua al gioco.
Sboccia definitivamente, insomma. Anche se la carta d’identità recita già 28... anni. Ma, si sa, non è mai troppo tardi. «In realtà – spiega Aglietti – non credo di avere molti meriti se non quello di averlo voluto con me. A Chiavari, infatti, è arrivato un ottimo giocatore ma soprattutto un ragazzo splendido. Insieme al mio staff abbiamo lavorato su alcuni dei suoi movimenti, è vero, ma senza la sua disponibilità e la sua voglia di migliorarsi non sarebbe il giocatore che è oggi. Aveva fame, e non solo di gol, ed è anche un ragazzo che sta benissimo nel gruppo, che si mette a disposizione dei compagni. Probabilmente è maturato con qualche anno di ritardo, forse anche per quello che gli è successo a Bari, ma sicuramente è un giocatore forte e si merita il meglio».
Da categoria superiore?
«In queste stagioni all’Entella e in questo avvio di campionato a Empoli sta dimostrando ampiamente di meritare il palcoscenico della Serie A».
Lo segue ancora?
«Certo. Ero al Castellani anche domenica scorsa, per Empoli-Foggia. Quindi non sono sorpreso da Caputo. È un attaccante completo, non ci sono dubbi. In alcuni movimenti è impressionante, ma non gioca solo e soltanto per il gol. Non a caso anche l’attaccante che gli gira intorno, in questo caso Donnarumma, gioca bene e segna».
Lunedì ci sarà Virtus Entella-Empoli: da doppio ex che partita si aspetta?
«Difficile. Per la Virtus è normale, visto il valore degli azzurri, ma l’Empoli deve tenere presente che quello di Chiavari è un campo difficile per tutti. Intanto perché quella ligure è comunque una buona squadra, poi perché lo stadio è davvero particolare. Lo è il tipo di sintetico del fondo, ma anche la struttura. Alcuni arrivano lì e pensano quasi di giocare un’amichevole. Poi quando ti trovi messo sotto in partita è difficile riattaccare la spina. Bisogna essere bravi mentalmente e, soprattutto, non commettere l’errore di sottovalutare la partita».
Come le sembra questa Serie B e dove crede possa arrivare l’Empoli?
«La realtà attuale del campionato è fotografata dalla classifica: le prime e le ultime sono divise da appena 7 punti. Qualsiasi squadra può batterne un’altra. Probabilmente l’equilibrio si romperà più avanti, ma ad oggi è così. L’Empoli, però, è una di quelle squadre, come Frosinone o Palermo, che potrebbe cambiare passo e marcia. La qualità agli azzurri non manca, devono cercare di essere più equilibrati a prendere meno gol, ma ha cambiato molto e qualche inghippo ora ci sta tutti. Poi Vivarini è un ottimo allenatore e sono convinto che la squadra farà i progressi che deve fare».
E Aglietti cosa fa?
«Il lavoro degli allenatori che non hanno una squadra (eppure ad Ascoli, nella passata stagione, ha fatto bene e valorizzato talenti come Cassata, Orsolini e Favilli, ndr). Ovvero va in giro a guardare partite e allenamenti, aspettando l’occasione buona per tornare nella mischia».
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