Gioco
Vivarini alza la guardia «Partita molto dura ma abbiamo le armi...»
di David Biuzzi e Alessandro Marmugi
EMPOLI. Il rischio, ora, è prenderci gusti. Lo corre l’Empoli, perché oltre a fare punti, a tratti è bello, bellissimo, quasi irresistibile. Così tanto che l’errore è dientro l’angolo. Quello, cioé,...
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EMPOLI. Il rischio, ora, è prenderci gusti. Lo corre l’Empoli, perché oltre a fare punti, a tratti è bello, bellissimo, quasi irresistibile. Così tanto che l’errore è dientro l’angolo. Quello, cioé, di pensare che tutto gli sia dovuto o che tutto sia semplice.
I MOTIVI. Non è così né mai lo sarà. A partire dallasfida di oggi, col Cittadella. Che, proprio in questo senso, è un altro esame. Il nome dell’avversario, infatti, non suscita lo stato fascino degli ultimi incontrati, Palermo e Parma. Ma dietro l’apparenza c’è una squadra vera. Che ha meno qualità, è vero, ma che è più squadra. Perché gioca insieme da tempo, perché è organizzatissima. Perché ha un’idea di calcio precisa che merita il massimo rispetto.
LA CHIAVE. Serve l’Empoli delle ultime uscite, insomma. E che, magari, rispetto alla splendida e nitida vittoria di Parma sia anche più cattivo. Che colpisca, cioè, quando è il momento di colpire. È vero, non è facile essere brillanti e concreti allo stesso tempo. Ma per diventare grandi bisogna provarci. E quindi sforzarsi di pensare non a quanto di buono è stato fatto finora (e non è poco) ma a quello che resta da fare (che è anche di più).
L’AVVISO. Ed è per questo, o forse perché contro Venturato non è mai riuscito a vincere e il Cittadella è una delle sue bestie nere, che Vincenzo Vivarini cerca di tenere alta la guardia dei suoi. «Rispetto molto il Cittadella – spiega il tecnico – lo scorso anno ha fatto benissimo, è cambiato poco: da diversi anni hanno una loro politica, sia dal punto di vista societario che tattico. Fanno un gioco molto efficace che crea grossi problemi. Per noi, però, è una gara importante, che ci può dare tanto e la dobbiamo interpretare nel miglior modo possibile. Cosa mi aspetto? Loro aggrediscono sempre, vanno a soffocare le qualità avversarie, sono tutti soldati, hanno grandi capacità di verticalizzare e se non sei concentrato rischi sempre di prendere gol. Dovremo ribattere colpo su colpo alle loro verticalizzazioni ed essere bravi con le nostre qualità a metterli in difficoltà. Sarà dura ma abbiamo le armi per fargli male».
LA CLASSIFICA. Gli azzurri sono al secondo posto in classifica, una posizione forse inaspettata dopo così poche giornate. «Come in tutte le avventure è la cosa che uno spera sin dall'inizio – dice l’allenatore – volevamo avere una squadra competitiva fin da subito. I nostri sono ragazzi seri e i risultati sono una conseguenza del lavoro dei giocatori. I primi posti della classifica poi, una squadra, deve imparare a gestirli, è importante come l'aspetto tattico. In questo momento la classifica non la guardiamo, ma non plachiamo l'entusiasmo, cerchiamo di amplificarlo pur mantenendo i piedi per terra». Umiltà ma non solo... «Abbiamo consapevolezza della nostra forza – spiega –- nel momento in cui lavoriamo vediamo le potenzialità dei singoli, si vede che possiamo fare bene ma le componenti all'interno di una squadra sono tante. Se utilizziamo la stessa intensità, la stessa grinta vista contro il Parma, se siamo squadra prossimo fare risultato col Cittadella e fare un buon campionato».
LA TELEFONATA... SPECIAL. A spingere la vela di Vivarini anche una telefonata speciale, anzi... Speciale One. «È vero – racconta il mister - mi ha chiamato Mourinho a inizio campionato, il dg Butti ha un gran rapporto con lui e mi ha fatto questa sorpresa. Mi ha detto che mi tiene d’occhio, alla fine – aggiunge con una battuta – mi ha messo pressione anche lui. Il resto della chiacchierata? Me lo tengo per me». Per quanto riguarda la formazione Vivarini va sul sicuro. «Abbiamo gestito alcuni giocatori nei ruoli più dispendiosi. Dobbiamo valutare i recuperi, ma anche non toccare le cose che funzionano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
I MOTIVI. Non è così né mai lo sarà. A partire dallasfida di oggi, col Cittadella. Che, proprio in questo senso, è un altro esame. Il nome dell’avversario, infatti, non suscita lo stato fascino degli ultimi incontrati, Palermo e Parma. Ma dietro l’apparenza c’è una squadra vera. Che ha meno qualità, è vero, ma che è più squadra. Perché gioca insieme da tempo, perché è organizzatissima. Perché ha un’idea di calcio precisa che merita il massimo rispetto.
LA CHIAVE. Serve l’Empoli delle ultime uscite, insomma. E che, magari, rispetto alla splendida e nitida vittoria di Parma sia anche più cattivo. Che colpisca, cioè, quando è il momento di colpire. È vero, non è facile essere brillanti e concreti allo stesso tempo. Ma per diventare grandi bisogna provarci. E quindi sforzarsi di pensare non a quanto di buono è stato fatto finora (e non è poco) ma a quello che resta da fare (che è anche di più).
L’AVVISO. Ed è per questo, o forse perché contro Venturato non è mai riuscito a vincere e il Cittadella è una delle sue bestie nere, che Vincenzo Vivarini cerca di tenere alta la guardia dei suoi. «Rispetto molto il Cittadella – spiega il tecnico – lo scorso anno ha fatto benissimo, è cambiato poco: da diversi anni hanno una loro politica, sia dal punto di vista societario che tattico. Fanno un gioco molto efficace che crea grossi problemi. Per noi, però, è una gara importante, che ci può dare tanto e la dobbiamo interpretare nel miglior modo possibile. Cosa mi aspetto? Loro aggrediscono sempre, vanno a soffocare le qualità avversarie, sono tutti soldati, hanno grandi capacità di verticalizzare e se non sei concentrato rischi sempre di prendere gol. Dovremo ribattere colpo su colpo alle loro verticalizzazioni ed essere bravi con le nostre qualità a metterli in difficoltà. Sarà dura ma abbiamo le armi per fargli male».
LA CLASSIFICA. Gli azzurri sono al secondo posto in classifica, una posizione forse inaspettata dopo così poche giornate. «Come in tutte le avventure è la cosa che uno spera sin dall'inizio – dice l’allenatore – volevamo avere una squadra competitiva fin da subito. I nostri sono ragazzi seri e i risultati sono una conseguenza del lavoro dei giocatori. I primi posti della classifica poi, una squadra, deve imparare a gestirli, è importante come l'aspetto tattico. In questo momento la classifica non la guardiamo, ma non plachiamo l'entusiasmo, cerchiamo di amplificarlo pur mantenendo i piedi per terra». Umiltà ma non solo... «Abbiamo consapevolezza della nostra forza – spiega –- nel momento in cui lavoriamo vediamo le potenzialità dei singoli, si vede che possiamo fare bene ma le componenti all'interno di una squadra sono tante. Se utilizziamo la stessa intensità, la stessa grinta vista contro il Parma, se siamo squadra prossimo fare risultato col Cittadella e fare un buon campionato».
LA TELEFONATA... SPECIAL. A spingere la vela di Vivarini anche una telefonata speciale, anzi... Speciale One. «È vero – racconta il mister - mi ha chiamato Mourinho a inizio campionato, il dg Butti ha un gran rapporto con lui e mi ha fatto questa sorpresa. Mi ha detto che mi tiene d’occhio, alla fine – aggiunge con una battuta – mi ha messo pressione anche lui. Il resto della chiacchierata? Me lo tengo per me». Per quanto riguarda la formazione Vivarini va sul sicuro. «Abbiamo gestito alcuni giocatori nei ruoli più dispendiosi. Dobbiamo valutare i recuperi, ma anche non toccare le cose che funzionano».
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