Il Tirreno

Empoli

L’Empoli è già un gruppo

di David Biuzzi
L’Empoli è già un gruppo

Sbaglia ma lotta, va sotto ma rimedia, concede ma segna: Palermo ripreso

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PALERMO. In 104 giorni di cose ne sono successe. Molte. Tanto è passato da quella maledetta notte, che sancì la fine di una squadra già morta, al ritorno a Palermo. Che, di fatto, riconsegna l’Empoli. Già, perché il 3-3 del Barbera è pieno di tante cose e non solo i gol. Ce ne sono alcune brutte, ce ne sono alcune in più belle, ma soprattutto c’è una consapevolezza che dopo 270 minuti di campionato (e soprattutto gli ultimi 90) sta diventando certezza. E cioè che l’Empoli non è ancora una squadra, ne potrebbe esserlo, ma è già un gruppo. Un gruppo che si batte e che si sbatte, che ha qualità e orgoglio. Che non vuole perdere, anche quando l’avversario è tosto (e ha cambiato decisamente meno) e tutto sembra dirti che perderai. Il percorso era e resta lungo, difficile, tortuoso. Ma se affrontato con questa voglia, con questa fame, può regalare anche delle gioie.

FALSA PARTENZA. Come quella di ieri, che matura allo scadere. Dopo una partita pazza e pazzesca, che l’Empoli ha il merito di tenere sempre in vita ma che ha la colpa di iniziare coi rosanero già sopra di 2. L’approccio, infatti, proprio non va. Il Palermo è più corto, aggressivo, presente. Segna con Cionek e raddoppia con Coronado fra errori azzurri, prodezze siciliane e anche un pizzico di estemporaneità. Fatto sta che al minuto numero 14 la storia del match sembra già scritta. E anche sigillata. La truppa di Vivarini sembra soffrire le mosse di Tedino, che sgancia Gnahorè dalle parti di Krunic trasformando il solito 3-4-1-2 in un 3-5-1-1 dove Coronado ha la libertà, che sfrutta in pieno, di fare il bello e il cattivo tempo. L’Empoli sbanda e incassa, ma non si arrende. Anzi, a centrocampo Castagnetti e Bennacer crescono di tono con il passare dei minuti, dietro c’è ancora qualcosa che non va ma qualche progresso si vede. Untersee, poi, sulla destra macina chilometri e, dopo averci provato in prima persona, scodella sulla testa di Simic il pallone che il difensore, complice Posavec, trasforma nella rete-riapri-partita. L’Empoli ora è padrone o quasi e già prima dell’intervallo sfiora in più di un’occasione un pareggio che meriterebbe pure.

SPLENDE IL BOMBER. Nella ripresa, infatti, il Palermo si fa ancora più guardingo ma alla prima occasione stavolta è l’Empoli ad affondare. L’azione nasce da un coast to coast di Romagnoli (nell’occasione, ci perdoni Kaiser Franz, quasi in versione Beckenbaur) che si fa quasi tutto il campo palla al piede e poi sceglie la soluzione migliore: ovvero darla a Caputo. Il bomber, infatti, inizia un altro show personale, dopo quello al Bari, con controllo e tiro di punta, roba da calcetto, che buca Posavec e regala il 2-2. Alla fine manca un secolo (36 minuti più recupero) e il trend ora dice azzurro. Con quasi 30 gradi, però, a vincere è... la fatica perché la partita entra in una fase di stanca che sembra condurre al triplice fischio. I cambi spostano poco, ma d’improvviso - e senza apparenti meriti - i siciliani tornano avanti sulle ali... di un rimpallo a metà campo che, complice l’errore della difesa che sulla propria sinistra concede sempre troppo, porta allo squillo di Gnahorè. Per molti sarebbe il colpo di grazia. Ma non per questo nuovo Empoli che si riserva in avanti, reclama un rigore e lo trova nel recupero con una gran giocata di Ninkovic trasformata in oro dal solito, incredibile Caputo. Che poi, dal dischetto, piazza l botta centrale e fissa un 3-3 che quasi profuma di vittoria.

@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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