Il dolore
«Con l’Empoli per crescere»
di David Biuzzi
Laurea alla Bocconi, esperienze di alto livello e... la benedizione di Mourinho
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EMPOLI. Giacca e cravatta, il fazzoletto cifrato “A.B.” che spunta dall’abito. A casa dei genitori, a Milano, una laurea in economia alla Bocconi, in testa non solo idee e stimoli, ma anche 4 lingue che parla fluentemente. Insomma, Andrea Butti, il nuovo direttore generale dell’Empoli, ha tutte le caratteristiche del manager. Quel tipo di dirigente che la società azzurra non ha mai avuto, perché chi lo ha preceduto (non solo Carli, ma anche Bini e Vitale) aveva un’altra storia personale, un’altra origine.
È facile, dunque, individuare nell’ex team manager dell’Inter del triplete (ma anche direttore organizzativo del Monaco e generale manager del Wolverhampton) l’uomo che deve trascinare l’Empoli sulla nuova strada. Quella della società un po’ meno “a gestione familiare” e un po’ più proiettata verso la professionalità, l’internazionalità. «È una delle cose che il presidente Corsi mi ha chiesto», sottolinea Butti. Uno che anni fa sarebbe stato definito Yuppie (forma breve di Young Urban Professional, secondo un termine molto in voga nei ruggenti anni ’80) e che, in barba ai suoi 40 anni, ha già visto e conosciuto molte facce del mondo del calcio. «Ho avuto la fortuna di partire dall’alto – ricorda – perché in 12 anni di Inter ho avuto modo di lavorare al fianco di professionisti eccezionali, a tutti i livelli. Anche all’estero ho potuto toccare con mano realtà di alto livello e ora tutte queste esperienze voglio metterle in pratica e al servizio dell’Empoli. L’obiettivo è quello di crescere. E vale sia per me che per la società. Con la differenza che, nel calcio, gli obiettivi personali vengono sempre dopo a quelli collettivi e spesso ne sono anche una conseguenza».
Come è nata la possibilità di diventare direttore generale dell’Empoli?
«Con mia grande sorpresa. E soddisfazione. Quando il presidente Corsi mi ha cercato e ci siamo incontrati ho avuto subito sensazioni positive. Sono entrato subito in sintonia anche con il gruppo di lavoro che ho trovato e devo ammettere che non ci ho pensato due volte ad accettare. Avevo altre possibilità, c’erano altre situazioni aperte ma non ho avuto né un dubbio né un momento di esitazione».
Può spiegarci più nel dettaglio cosa le è stato chiesto, quali saranno i suoi compiti?
«Sarei un presuntuoso se in questo momento venissi a dirvi che devo mettere le mani ovunque, che mi occuperò di tutto. Farò un passo alla volta, cercando prima di conoscere fino in fondo le persone e i sistemi di questa nuova realtà e poi, magari, cercherò di metterci del mio. Ma un passo alla volta e sempre lavorando in una squadra e per una squadra. Al momento posso solo dirvi che io e il direttore sportivo Accardi saremo al campo tutti i giorni per supportare il mister e i giocatori».
Non la spaventa il fatto di essere arrivato in una società da rifondare?
«No, anche perché non è esattamente così. Il più forte elemento di continuità è dato dal presidente Corsi, ma con lui ci sono anche Accardi e l’ad Ghelfi. E la storia dell’Empoli dice che in questa società ci sono tante persone capaci, si sa fare calcio».
Che squadra pensa di allestire?
«È un po’ presto per parlare dell’Empoli che verrà. Abbiamo degli obiettivi, ovviamente concordati con il mister, e speriamo di riuscire a iniziare la nuova stagione con un gruppo il più completo possibile».
All’inizio della nuova stagione Ci sarà anche Croce?
«È un giocatore che ha fatto bene in una stagione negativa. Abbiamo iniziato a parlarne con il suo rappresentante, speriamo di trovare un punto d’incontro».
Ci sarà anche Donnarumma?
«Vedremo...».
Ok, niente mercato. Ci spiega allora come si passa dall’Inter e dal Monaco all’Empoli?
«Perché l’Empoli rappresenta un punto importante, una possibile svolta per la mia carriera. Ho ricoperto diversi ruoli nelle società dove sono stato, ma mai quello di direttore generale. È normale che la viva come una grande occasione. Anche perché questa è una realtà che ha sempre fatto calcio a ottimi livelli. Nella passata stagione le cose non sono andate come dovevano e potevano, ma un’annata storta non cancella il passato né, soprattutto, i valori che ci sono».
Quindi l’obiettivo è affermarsi attraverso l’Empoli?
«L’obiettivo è affermarsi attraverso l’affermazione dell’Empoli. L’ho già detto, nel calcio gli obiettivi personali passano attraverso quelli della società per cui si lavora. È un concetto che vale per i giocatori, ma anche per i tecnici, per i dirigenti e per tutte le altre figure professionali coinvolte nella vita di un club. Io cercherò di portare le esperienze che ho maturato in questi anni. Perché sempre, ovunque sia stato e con chiunque abbia lavorato, ho cercato di crescere attraverso le persone che mi circondavano. È successo nell’Inter e nel Monaco, ma anche nel Wolverhampton dove sono rimasto molto meno tempo. Come mai? Semplice, perché le condizioni erano cambiate».
Le fa onore non voler citare nessuno, ma certo è già famoso il suo rapporto con Mourinho: l’ha sentito?
«Ci sentiamo praticamente tutte le settimane».
Quindi avrete parlato anche della sua nuova avventura a Empoli?
«Certo che ne abbiamo parlato».
E lo Special One le ha dato la sua benedizione?
«Sì, abbiamo la benedizione di Mourinho».
Beh, decisamente un buon inizio...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
È facile, dunque, individuare nell’ex team manager dell’Inter del triplete (ma anche direttore organizzativo del Monaco e generale manager del Wolverhampton) l’uomo che deve trascinare l’Empoli sulla nuova strada. Quella della società un po’ meno “a gestione familiare” e un po’ più proiettata verso la professionalità, l’internazionalità. «È una delle cose che il presidente Corsi mi ha chiesto», sottolinea Butti. Uno che anni fa sarebbe stato definito Yuppie (forma breve di Young Urban Professional, secondo un termine molto in voga nei ruggenti anni ’80) e che, in barba ai suoi 40 anni, ha già visto e conosciuto molte facce del mondo del calcio. «Ho avuto la fortuna di partire dall’alto – ricorda – perché in 12 anni di Inter ho avuto modo di lavorare al fianco di professionisti eccezionali, a tutti i livelli. Anche all’estero ho potuto toccare con mano realtà di alto livello e ora tutte queste esperienze voglio metterle in pratica e al servizio dell’Empoli. L’obiettivo è quello di crescere. E vale sia per me che per la società. Con la differenza che, nel calcio, gli obiettivi personali vengono sempre dopo a quelli collettivi e spesso ne sono anche una conseguenza».
Come è nata la possibilità di diventare direttore generale dell’Empoli?
«Con mia grande sorpresa. E soddisfazione. Quando il presidente Corsi mi ha cercato e ci siamo incontrati ho avuto subito sensazioni positive. Sono entrato subito in sintonia anche con il gruppo di lavoro che ho trovato e devo ammettere che non ci ho pensato due volte ad accettare. Avevo altre possibilità, c’erano altre situazioni aperte ma non ho avuto né un dubbio né un momento di esitazione».
Può spiegarci più nel dettaglio cosa le è stato chiesto, quali saranno i suoi compiti?
«Sarei un presuntuoso se in questo momento venissi a dirvi che devo mettere le mani ovunque, che mi occuperò di tutto. Farò un passo alla volta, cercando prima di conoscere fino in fondo le persone e i sistemi di questa nuova realtà e poi, magari, cercherò di metterci del mio. Ma un passo alla volta e sempre lavorando in una squadra e per una squadra. Al momento posso solo dirvi che io e il direttore sportivo Accardi saremo al campo tutti i giorni per supportare il mister e i giocatori».
Non la spaventa il fatto di essere arrivato in una società da rifondare?
«No, anche perché non è esattamente così. Il più forte elemento di continuità è dato dal presidente Corsi, ma con lui ci sono anche Accardi e l’ad Ghelfi. E la storia dell’Empoli dice che in questa società ci sono tante persone capaci, si sa fare calcio».
Che squadra pensa di allestire?
«È un po’ presto per parlare dell’Empoli che verrà. Abbiamo degli obiettivi, ovviamente concordati con il mister, e speriamo di riuscire a iniziare la nuova stagione con un gruppo il più completo possibile».
All’inizio della nuova stagione Ci sarà anche Croce?
«È un giocatore che ha fatto bene in una stagione negativa. Abbiamo iniziato a parlarne con il suo rappresentante, speriamo di trovare un punto d’incontro».
Ci sarà anche Donnarumma?
«Vedremo...».
Ok, niente mercato. Ci spiega allora come si passa dall’Inter e dal Monaco all’Empoli?
«Perché l’Empoli rappresenta un punto importante, una possibile svolta per la mia carriera. Ho ricoperto diversi ruoli nelle società dove sono stato, ma mai quello di direttore generale. È normale che la viva come una grande occasione. Anche perché questa è una realtà che ha sempre fatto calcio a ottimi livelli. Nella passata stagione le cose non sono andate come dovevano e potevano, ma un’annata storta non cancella il passato né, soprattutto, i valori che ci sono».
Quindi l’obiettivo è affermarsi attraverso l’Empoli?
«L’obiettivo è affermarsi attraverso l’affermazione dell’Empoli. L’ho già detto, nel calcio gli obiettivi personali passano attraverso quelli della società per cui si lavora. È un concetto che vale per i giocatori, ma anche per i tecnici, per i dirigenti e per tutte le altre figure professionali coinvolte nella vita di un club. Io cercherò di portare le esperienze che ho maturato in questi anni. Perché sempre, ovunque sia stato e con chiunque abbia lavorato, ho cercato di crescere attraverso le persone che mi circondavano. È successo nell’Inter e nel Monaco, ma anche nel Wolverhampton dove sono rimasto molto meno tempo. Come mai? Semplice, perché le condizioni erano cambiate».
Le fa onore non voler citare nessuno, ma certo è già famoso il suo rapporto con Mourinho: l’ha sentito?
«Ci sentiamo praticamente tutte le settimane».
Quindi avrete parlato anche della sua nuova avventura a Empoli?
«Certo che ne abbiamo parlato».
E lo Special One le ha dato la sua benedizione?
«Sì, abbiamo la benedizione di Mourinho».
Beh, decisamente un buon inizio...
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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