Sicurezza
«Sì, l’Empoli ci preoccupa»
Il presidente dell’Unione club, Athos Bagnoli, racconta lo stato d’animo della tifoseria
EMPOLI. Sanguina ancora, la ferita. Eccome se sanguina. Ma non solo, ora rischia pure di infettarsi, perché la rabbia per la retrocessione ha trovato una fedele compagna di viaggio nella preoccupazione. Quella con cui il popolo azzurro segue le vicende dell’Empoli. Che, almeno sulla carta, sembra essere ancora fermo, impantanato in quella maledetta notte di fine maggio che ha decretato una retrocessione tanto incredibile quanto assurda.
L’allenatore (Vivarini) c’ìè ma non si vede, il dg era stato scelto (Pecini) ma ormai è sempre più lontano, di acquisti manco a parlarne. Certo, dietro le quinte qualcosa si muove (forse anche più di qualcosa) ma la sensazione dei tifosi è quella di essere sempre dentro la palude, sempre sull’orlo di una crisi di nervi. «Sono preoccupato – ammette Athos Bagnoli, presidente dell’Unione club azzurri – lo siamo tutti. Quella che stiamo vivendo non è una situazione da Empoli. C’è uno stallo che non piace a nessuno, che non può piacere. Il presidente Corsi ha annunciato di voler far piazza pulita e sappiamo di chi se n’è andato e chi forse se ne andrà, ma quello che manca davvero è un punto di ripartenza, uno spiraglio di luce per il futuro».
Anche perché il passato è piuttosto oscuro...
«Molto oscuro. I tifosi si sentono traditi, traditi da tutti. Durante la stagione avevamo avuto più di un incontro in cui ci era stato chiesto il massimo sostegno per il bene della squadra, ma poi abbiamo visto tutti come è andata a finire. È stata una delusione enorme, alla fine di una stagione logorante. Bisognerebbe metterci una pietra sopra ma in questo momento non ci sono i presupposti per riuscire a farlo».
In che senso?
«Finché non puoi guardare al futuro è impossibile non pensare al passato. Per questo molti di noi, di quelli che hanno a cuore le sorti dell’Empoli, pensano ancora a quello che è successo. C’è bisogno di ripartire, anzi ci sarebbe stata la necessità di essere già ripartiti. Così non è stato e questo clima di incertezza può solo per peggiorare le cose».
E come, secondo la voce dei tifosi, bisogna ripartire?
«Da persone che no vogliono bene all’Empoli. Gli avventurieri, quelli in cerca di un buon contratto, non fanno per noi. O forse sarebbe meglio dire che è un modo di fare calcio che non appartiene né agli empolesi né all’Empoli. Ma il risultato è comunque lo stesso».
Secondo lei c’è questo alla base di una stagione sciagurata come l’ultima?
«Può darsi. Ma qui c’è un presidente che si è preso tutte le colpe, pubblicamente e anche nel faccia a faccia che abbiamo avuto la scorsa settimana. È un bel gesto e forse è anche giusto che certe dinamiche, certe cose che possono essere accadute non vengano mai rivelate. Ora, però, serve ripartire. Altrimenti, vedete, stiamo sempre a pensare e a fare congetture su quello che è stato. Almeno una parte del pubblico empolese è pronta a metterci una pietra sopra, o almeno a provarci, ma può farlo solo pensando al futuro».
Aspettate l’ufficialità di Vivarini e la scelta del dg?
«Aspettiamo l’Empoli, il nuovo Empoli. Quello rifondato, quello che deve nascere sulle ceneri di una stagione bruttissima. Mai, però, ci era capitato un momento come questo, anche dopo le retrocessioni o le brutte annate ci eravamo subito rimboccati le maniche. Stavolta no e, ad oggi, questo non ci fa stare sereni».
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