«Tutto sbagliato, mi spiace»
Si rabbuia anche il cielo per l’addio di Carli: si chiude una storia lunga 25 anni
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EMPOLI. Sembra quasi una scena biblica. Già, perché il cielo sopra Monteboro d’improvviso diventa buio, minaccioso. Brontola, anche, mentre l’ormai ex dg Marcello Carli si congeda da quella che è stata la sua casa per un quarto di secolo. Piange lacrimoni di pioggia, addirittura, quando il dirigente esce per l’ultima volta dalla sede.
È il clima di un pazzo pomeriggio di inizio giugno, insomma, a fare da cornice e a fotografare un addio che non è e non poteva essere banale. Perché lui, Carli, è una fetta importante di storia dell’Empoli. Ne ha scritte le pagine. Spesso, molto spesso, di gloria e di successo. In altre stagioni, come in questa maledetta stagione, di sconfitte e delusioni. Di vere e proprie ferite, come lo stesso ex responsabile dell’area tecnica definisce non solo la caduta in B ma anche la frattura che si è formata fra Empoli e l’Empoli. E proprio da qui, ha suo avviso, bisognerà ripartire.
«Non amo la retorica – sottolinea – ma faccio fatica a non essere retorico in questo momento. Si chiude un’esperienza lunga 25 anni e sono tante le emozioni che ho dentro. Voglio ringraziare e salutare tutti, tutto l’Empoli, perché l’Empoli è fatto di tante persone straordinarie. Che lavorano alla luce del sole ma anche nell’ombra. Ringrazio loro, li rigrazio tutti. Lascio con una ferita grossa, perché questa retrocessione lo è, ma lascio una società forte e sana che ha tutti per ripartire. Lascio l’Empoli da dirigente, ma ne sarò sempre un grande tifoso».
Ma né il tifoso né il dirigente quest’anno sono riusciti a evitare un finale che più amaro non si può. «Cosa non ha funzionato? Ha funzionato poco o niente – taglia corto – se sei l’Empoli la retrocessione può sempre starci, ma quest’anno era più facile evitarla. Di errori ne abbiamo fatti tanti, tantissimi. Ma sarebbe bastato avere lo spirito giusto, il 20% di quello che ha avuto il Crotone. E, in questo senso, se è mancato il responsabile sono io, perché io ero a capo dell’area tecnica. Il mercato? È chiaro che abbiamo sbagliato molte scelte, a partire da quella di Gilardino, ma non credo che questa o la cessione di Saponara abbiano decretato la nostra condanna. Ripeto, è mancato lo spirito, lo spirito da Empoli. Quello che negli anni scorsi ci ha permesso di centrare imprese ben più difficili, ben più complicate».
Ed è mancato perché, forse, qualcosa si era già rotto. «L’errore più grosso che ho commesso – ammette Carli – è quello di non essere andato via la scorsa stagione. Dopo tanti anni era fisiologico perdere qualcosa, ma pensavo che la terza salvezza, mai raggiunta, fosse uno stimolo sufficiente per proseguire. Così non è stato, non sono riuscito a trasmettere niente alla squadra e abbiamo pagato mancando una salvezza possibile».
Un distacco sottile, 12 mesi fa, che di giorno in giorno è diventato se non più grande di sicuro letale. Ma che Carli non lega alla scelta del presidente Corsi di affidare la squadra a Martusciello. «Sarebbe ancora peggio – sottolinea, con forza – perché se non avessi sposato quella scelta avrei dovuto lasciare subito. Non conta chi ha proposto l’idea, tutti l’abbiamo sposata. E Martusciello, per me, ha tutto per diventare un eccellente allenatore. Forse ha pagato troppo la pressione lavorando nella sua città, ma anche in questo caso la colpa è solo mia. La verità, ed è una grande rammarico, è che non sono riuscito ad aiutare lui come avevo aiutato in precedenza Sarri e Giampaolo. E, ripeto, è solo colpa mia. Ed è una colpa molto grave. Rimanere in caso di salvezza? No, sarei comunque andato. Anzi, sarei stato anche più convinto. Così, dopo questa caduta, un minimo di remora l’ho avuta, ma anche il presidente Corsi era orientato per cambiare».
L’altra grande colpa, invece, secondo Carli è non aver ricucito il rapporto con l’ambiente. «Si è formato un distacco quasi da subito – ricorda – e piano piano è aumentato. Non siamo stati capaci, io non sono stato capace, di correre ai ripari quando potevamo e dovevamo farlo. E, alla fine, anche questo ha pesato molto. E, ribadisco, è una responsabilità che sento mia, non posso certo addebitarla al pubblico o al nostro ambiente».
Un messaggio per l’ambiente, però, Carli ce l’ha. Ed è un messaggio di... ripartenza. «So che questa retrocessione è una ferita grave, per tutti. Ma va rimarginata. Non tocca a me dire all’Empoli come fare ma sono sicuro che lo farà. L’invito, al popolo azzurro, è di superare questo momento. È più facile cambiare moglie che squadra del cuore e ora i tifosi devono comportarsi, lo spero, come con un figlio che ha fatto una bischerata. Una bischerata grossa. Ti arrabbi, e molto, ma continui a volergli bene. Ecco, ora l’Empoli ne ha bisogno. E tanto. Perché ha tutto per rialzarsi, ripeto, ma deve rimarginare questa ferita che ha prodotto, che abbiamo prodotto, con l’ambiente».
E il futuro di Carli? «Ho parlato col Palermo, forse ci parlerò ancora e forse parlerò con altri. Al momento sono alte le percentuali che resti fermo. Per ripartire ho bisogno di emozionarmi, di tornare a fare casino. Non l’ho fatto, quest’anno, ed andata male. Malissimo».
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È il clima di un pazzo pomeriggio di inizio giugno, insomma, a fare da cornice e a fotografare un addio che non è e non poteva essere banale. Perché lui, Carli, è una fetta importante di storia dell’Empoli. Ne ha scritte le pagine. Spesso, molto spesso, di gloria e di successo. In altre stagioni, come in questa maledetta stagione, di sconfitte e delusioni. Di vere e proprie ferite, come lo stesso ex responsabile dell’area tecnica definisce non solo la caduta in B ma anche la frattura che si è formata fra Empoli e l’Empoli. E proprio da qui, ha suo avviso, bisognerà ripartire.
«Non amo la retorica – sottolinea – ma faccio fatica a non essere retorico in questo momento. Si chiude un’esperienza lunga 25 anni e sono tante le emozioni che ho dentro. Voglio ringraziare e salutare tutti, tutto l’Empoli, perché l’Empoli è fatto di tante persone straordinarie. Che lavorano alla luce del sole ma anche nell’ombra. Ringrazio loro, li rigrazio tutti. Lascio con una ferita grossa, perché questa retrocessione lo è, ma lascio una società forte e sana che ha tutti per ripartire. Lascio l’Empoli da dirigente, ma ne sarò sempre un grande tifoso».
Ma né il tifoso né il dirigente quest’anno sono riusciti a evitare un finale che più amaro non si può. «Cosa non ha funzionato? Ha funzionato poco o niente – taglia corto – se sei l’Empoli la retrocessione può sempre starci, ma quest’anno era più facile evitarla. Di errori ne abbiamo fatti tanti, tantissimi. Ma sarebbe bastato avere lo spirito giusto, il 20% di quello che ha avuto il Crotone. E, in questo senso, se è mancato il responsabile sono io, perché io ero a capo dell’area tecnica. Il mercato? È chiaro che abbiamo sbagliato molte scelte, a partire da quella di Gilardino, ma non credo che questa o la cessione di Saponara abbiano decretato la nostra condanna. Ripeto, è mancato lo spirito, lo spirito da Empoli. Quello che negli anni scorsi ci ha permesso di centrare imprese ben più difficili, ben più complicate».
Ed è mancato perché, forse, qualcosa si era già rotto. «L’errore più grosso che ho commesso – ammette Carli – è quello di non essere andato via la scorsa stagione. Dopo tanti anni era fisiologico perdere qualcosa, ma pensavo che la terza salvezza, mai raggiunta, fosse uno stimolo sufficiente per proseguire. Così non è stato, non sono riuscito a trasmettere niente alla squadra e abbiamo pagato mancando una salvezza possibile».
Un distacco sottile, 12 mesi fa, che di giorno in giorno è diventato se non più grande di sicuro letale. Ma che Carli non lega alla scelta del presidente Corsi di affidare la squadra a Martusciello. «Sarebbe ancora peggio – sottolinea, con forza – perché se non avessi sposato quella scelta avrei dovuto lasciare subito. Non conta chi ha proposto l’idea, tutti l’abbiamo sposata. E Martusciello, per me, ha tutto per diventare un eccellente allenatore. Forse ha pagato troppo la pressione lavorando nella sua città, ma anche in questo caso la colpa è solo mia. La verità, ed è una grande rammarico, è che non sono riuscito ad aiutare lui come avevo aiutato in precedenza Sarri e Giampaolo. E, ripeto, è solo colpa mia. Ed è una colpa molto grave. Rimanere in caso di salvezza? No, sarei comunque andato. Anzi, sarei stato anche più convinto. Così, dopo questa caduta, un minimo di remora l’ho avuta, ma anche il presidente Corsi era orientato per cambiare».
L’altra grande colpa, invece, secondo Carli è non aver ricucito il rapporto con l’ambiente. «Si è formato un distacco quasi da subito – ricorda – e piano piano è aumentato. Non siamo stati capaci, io non sono stato capace, di correre ai ripari quando potevamo e dovevamo farlo. E, alla fine, anche questo ha pesato molto. E, ribadisco, è una responsabilità che sento mia, non posso certo addebitarla al pubblico o al nostro ambiente».
Un messaggio per l’ambiente, però, Carli ce l’ha. Ed è un messaggio di... ripartenza. «So che questa retrocessione è una ferita grave, per tutti. Ma va rimarginata. Non tocca a me dire all’Empoli come fare ma sono sicuro che lo farà. L’invito, al popolo azzurro, è di superare questo momento. È più facile cambiare moglie che squadra del cuore e ora i tifosi devono comportarsi, lo spero, come con un figlio che ha fatto una bischerata. Una bischerata grossa. Ti arrabbi, e molto, ma continui a volergli bene. Ecco, ora l’Empoli ne ha bisogno. E tanto. Perché ha tutto per rialzarsi, ripeto, ma deve rimarginare questa ferita che ha prodotto, che abbiamo prodotto, con l’ambiente».
E il futuro di Carli? «Ho parlato col Palermo, forse ci parlerò ancora e forse parlerò con altri. Al momento sono alte le percentuali che resti fermo. Per ripartire ho bisogno di emozionarmi, di tornare a fare casino. Non l’ho fatto, quest’anno, ed andata male. Malissimo».
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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