Gioco
La rivoluzione inizia Divorzio col dg Carli
Il summit degli “stati generali” finisce con un addio non banale
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EMPOLI. The snatch, lo strappo. No, non si parla del film di Guy Ritchie, ma del primo passo della rivoluzione dell’Empoli. Quella che era in qualche modo annunciata dopo la disastrosa retrocessione e che, ora, prende forma con un divorzio non banale. A lasciare, infatti, è il direttore generale Marcello Carli. che con l’Empoli e nell’Empoli ha speso una vita.
È stato prima giocatore, poi tecnico, responsabile del settore giovanile, direttore sportivo e direttore generale. Tranne il presidente, insomma, ha fatto tutto. E proprio l’incontro di ieri degli “stati generali”, quello con il massimo dirigente Fabrizio Corsi, ha sancito il divorzio. Consensuale, ma divorzio.
«A Carli ci legano anni di successi e soddisfazioni – ha scritto il presidente nel comunicato che, intorno alle 17,20 di ieri ha segnato la fine di un’epoca – anni in cui abbiamo gioito per quello che, siamo riusciti a creare. A lui non può non andare oggi il nostro più grande ringraziamento per il lavoro svolto e per quello che ha saputo dare alla società sul piano tecnico e morale ed è ovvio fargli i migliori auguri di successo per le nuove avventure che andrà ad affrontare».
Frasi non banali e sicuramente sincere ma che nascondono solo una parte una frattura che si era creata già da tempo fra i due. Probabilmente già dalla fine della scorsa stagione, quando Carli avrebbe voluto la conferma di Giampaolo e il presidente aveva preferito attendere la fine della stagione. Una divergenza risolta dallo stesso Giampaolo, che si era chiamato fuori prima ancora di accasarsi alla Samp.
Una visione diversa che, poi, si è evidentemente ripercossa sui rapporti (con Carli promosso da direttore sportivo a direttore generale, ma senza il rinnovo del contratto) anche sull’andamento di questa ultima disgraziata stagione. Perché ora è evidente che i tanti errori commessi sono figli anche di un’unità che non era più totale e assoluta come nei giorni migliori.
Carli, che come detto nell’Empoli ha fatto davvero tutto, era diventato il responsabile dell’area tecnica in un’altra estate difficile, quella del 2012. Gli azzurri si erano appena salvati (la vita) vincendo il playout da fantascienza col Vicenza quando l’allora dg Pino Vitale, un altro che degli azzurri ha scritto la storia, disse basta dopo 13 anni. L’allora suo vice si prese qualche giorno di tempo per rispondere alla chiamata di Corsi (la tentazione era quella di seguire Vitale a cui era ed è legato da una profonda amicizia) e poi disse sì.
L’ingaggio di Maurizio Sarri, dopo un primo tentativo con Baroni, fu la sua prima scelta. E sappiamo tutti com’è andata. Carli, che già nel settore giovanile aveva fatto faville, con i grandi ha conquistato e perso una finale playoff, la Serie A l’anno successivo e due salvezze nel massimo campionato una più bella di un’altra. Regalando al calcio italiano giocatori come Mario Rui, Zielinski, Paredes e Skorupski oltre ai tanti talenti del vivaio, quello che era stato il suo vivaio, esplosi in prima squadra (Tonelli, Rugani, Saponara e chi più ne ha più ne metta).
Ma quest’anno il progetto tecnico è miseramente fallito e, in fondo, è quasi normale che paghi il responsabile dell’area. Eppure questo non è e non può essere un addio banale.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È stato prima giocatore, poi tecnico, responsabile del settore giovanile, direttore sportivo e direttore generale. Tranne il presidente, insomma, ha fatto tutto. E proprio l’incontro di ieri degli “stati generali”, quello con il massimo dirigente Fabrizio Corsi, ha sancito il divorzio. Consensuale, ma divorzio.
«A Carli ci legano anni di successi e soddisfazioni – ha scritto il presidente nel comunicato che, intorno alle 17,20 di ieri ha segnato la fine di un’epoca – anni in cui abbiamo gioito per quello che, siamo riusciti a creare. A lui non può non andare oggi il nostro più grande ringraziamento per il lavoro svolto e per quello che ha saputo dare alla società sul piano tecnico e morale ed è ovvio fargli i migliori auguri di successo per le nuove avventure che andrà ad affrontare».
Frasi non banali e sicuramente sincere ma che nascondono solo una parte una frattura che si era creata già da tempo fra i due. Probabilmente già dalla fine della scorsa stagione, quando Carli avrebbe voluto la conferma di Giampaolo e il presidente aveva preferito attendere la fine della stagione. Una divergenza risolta dallo stesso Giampaolo, che si era chiamato fuori prima ancora di accasarsi alla Samp.
Una visione diversa che, poi, si è evidentemente ripercossa sui rapporti (con Carli promosso da direttore sportivo a direttore generale, ma senza il rinnovo del contratto) anche sull’andamento di questa ultima disgraziata stagione. Perché ora è evidente che i tanti errori commessi sono figli anche di un’unità che non era più totale e assoluta come nei giorni migliori.
Carli, che come detto nell’Empoli ha fatto davvero tutto, era diventato il responsabile dell’area tecnica in un’altra estate difficile, quella del 2012. Gli azzurri si erano appena salvati (la vita) vincendo il playout da fantascienza col Vicenza quando l’allora dg Pino Vitale, un altro che degli azzurri ha scritto la storia, disse basta dopo 13 anni. L’allora suo vice si prese qualche giorno di tempo per rispondere alla chiamata di Corsi (la tentazione era quella di seguire Vitale a cui era ed è legato da una profonda amicizia) e poi disse sì.
L’ingaggio di Maurizio Sarri, dopo un primo tentativo con Baroni, fu la sua prima scelta. E sappiamo tutti com’è andata. Carli, che già nel settore giovanile aveva fatto faville, con i grandi ha conquistato e perso una finale playoff, la Serie A l’anno successivo e due salvezze nel massimo campionato una più bella di un’altra. Regalando al calcio italiano giocatori come Mario Rui, Zielinski, Paredes e Skorupski oltre ai tanti talenti del vivaio, quello che era stato il suo vivaio, esplosi in prima squadra (Tonelli, Rugani, Saponara e chi più ne ha più ne metta).
Ma quest’anno il progetto tecnico è miseramente fallito e, in fondo, è quasi normale che paghi il responsabile dell’area. Eppure questo non è e non può essere un addio banale.
@DavidBiuzzi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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