Il dolore
QUEL RIGORE E UN DIO MINORE VENT’ANNI DOPO
di PAOLO NENCIONI
Si può risorgere anche con un giorno d’anticipo, se ti fanno giocare il sabato. Minuto 92, dal “formaggino” del Franchi, quindi parecchio lontano da dove succedono le cose che contano, si vede il...
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Si può risorgere anche con un giorno d’anticipo, se ti fanno giocare il sabato. Minuto 92, dal “formaggino” del Franchi, quindi parecchio lontano da dove succedono le cose che contano, si vede il movimento confuso di una maglia bianca, quella di Pucciarelli, che fa un capitombolo in area tra due maglie viola. L’arbitro si avvicina minaccioso e qualcuno teme l’ammonizione-simulazione, ma subito s’intuisce l’epifania di Pasqua, la manifestazione di una divinità che qui, di norma, compare ogni venti anni. L’ultima volta fu nel ‘97, in campo c’erano Rui Costa e Batistuta, non so se mi spiego, ma nel recupero spuntò un dio minore che poi negli spogliatoi, come certe divinità primitive o come il Fato, confessò di aver deciso le sorti dei suoi a occhi chiusi. E insomma l’arbitro indica il dischetto e il “formaggino” lo capisce dopo qualche secondo, come se fosse collegato via satellite.
E ora chi lo tira? El Kaddouri è uscito, Maccarone è in panca, Tavano a Prato. Stai a vedere che lo vuol tirare Thiam. Ha il pallone in mano, sembra volersi fare spazio, ma il cuore e la ragione dicono no, è arrivato ieri, sembra uno passato di qui per caso, è il suo primo derby e poi, caspita, è il 92º e il pallone non è un pallone, è una palla medica. Infatti arriva il Puccia e sbroglia: senti ragazzo, dammi retta, non è roba per te, ci penso io, allontanatevi tutti. Ma non si allontana l’altro Manuel e gli bastano due parole all’orecchio, aspetta figliolo, lascia fare al babbo che è meglio. Qualcuno potrebbe chiedersi se non fosse il caso di ripetere il gran rifiuto di Baggio del ’91, un altro giorno di aprile, un altro grande ex che quel rigore non lo tirò, ma non c’è il tempo di pensarci. Pasqual è sul dischetto di Pasqua e non ha l’aria di un vegano. E non è nemmeno uno di quelli che provano a spiazzare il portiere. Lui ha in mente l’angolino alla destra di Tatarusanu e guarda solo la palla. E la mette proprio lì, forte, chirurgica, liberatoria, definitiva. Stessa porta di 20 anni fa, in panchina quel dio minore, Martusciello, con qualche capello in meno. Chissà se anche stavolta avrà chiuso gli occhi.
E ora chi lo tira? El Kaddouri è uscito, Maccarone è in panca, Tavano a Prato. Stai a vedere che lo vuol tirare Thiam. Ha il pallone in mano, sembra volersi fare spazio, ma il cuore e la ragione dicono no, è arrivato ieri, sembra uno passato di qui per caso, è il suo primo derby e poi, caspita, è il 92º e il pallone non è un pallone, è una palla medica. Infatti arriva il Puccia e sbroglia: senti ragazzo, dammi retta, non è roba per te, ci penso io, allontanatevi tutti. Ma non si allontana l’altro Manuel e gli bastano due parole all’orecchio, aspetta figliolo, lascia fare al babbo che è meglio. Qualcuno potrebbe chiedersi se non fosse il caso di ripetere il gran rifiuto di Baggio del ’91, un altro giorno di aprile, un altro grande ex che quel rigore non lo tirò, ma non c’è il tempo di pensarci. Pasqual è sul dischetto di Pasqua e non ha l’aria di un vegano. E non è nemmeno uno di quelli che provano a spiazzare il portiere. Lui ha in mente l’angolino alla destra di Tatarusanu e guarda solo la palla. E la mette proprio lì, forte, chirurgica, liberatoria, definitiva. Stessa porta di 20 anni fa, in panchina quel dio minore, Martusciello, con qualche capello in meno. Chissà se anche stavolta avrà chiuso gli occhi.
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