Gioco
Empoli, l’appello del presidente Corsi: «Possiamo uscirne solo se lottiamo tutti insieme»
Il massimo dirigente analizza la situazione e parla al popolo azzurro: «L’ambiente deve restare unito per salvare un grande patrimonio comune»
EMPOLI. Tensione, delusione, paura. L’Empoli ha imboccato la strada più tortuosa per provare a centrare la terza, storica, salvezza. Un traguardo mai raggiunto e tornato a rischio dopo quasi 3 mesi di cammino conditi da 8 sconfitte e 2 pareggi.
Sul fatto che nei guai gli azzurri ci siano messi da soli, insomma, non ci sono dubbi. E non lo nasconde neanche il numero uno, Fabrizio Corsi. Un presidente che definisce l’Empoli «il mio matrimonio più riuscito, ed ho avuto due mogli...». E che, come spesso accade nei momenti più duri, prende la parola per provare a rinviare i processi e ricompattare l’ambiente in vista di un finale che sarà di sofferenza. «Ma le situazioni di difficoltà almeno noi dirigenti le avevamo messe in conto dall’inizio — sottolinea — eravamo consapevoli che sarebbe stata dura perdendo tanti giocatori importanti. Per questo, in estate, abbiamo rinunciato anche a grosse offerte pur di trattenere Saponara e Pucciarelli. Poi le cose non sono andate esattamente come pensavamo, anche se da Manuel ci aspettiamo un contributo in queste ultime 7 battaglie. Comunque volevamo evitare un salto nel buio, ma oggi è chiaro che sono stati fatti degli errori».
Del tipo?
«Non è questo il momento per pensare a quel che poteva essere. A fine stagione, come sempre, io, il direttore generale Carli e il direttore sportivo Accardi saremo i primi a prenderci le nostre responsabilità. Perché è chiaro che le colpe sono nostre. Ma ora tormentarsi non serve. Anzi, può solo fare danni. Ulteriori danni».
Quindi cosa c’è da fare adesso secondo lei?
«Soffermarsi su ogni singolo errore o su ogni singoli colpevole, ripeto, può solo aiutarci a retrocedere. Noi, invece, vogliamo salvarci ma per farlo non possiamo fare a meno del nostro vero punto di forza».
Che sarebbe?
«La gente di Empoli ha sempre avuto un approccio positivo nei confronti della sua squadra. E il fatto che succedesse solo qui da noi ci ha sempre portato dei vantaggi. La compattezza ci ha spesso salvato nei periodi duri. Ma ora la sensazione è un’altra».
Si riferisce ai fischi e alle contestazioni?
«Mi riferisco a un clima che abbiamo cominciato a percepire in estate, già dalla presentazione in piazza, e che noi dirigenti colpevolmente non siamo stati in grado di cambiare. Un clima non da Empoli. In molti forse hanno pensato che per noi la Serie A sia un diritto acquisito, che potessimo mantenerla senza sudare sangue, ma in questa categoria la sofferenza è e sempre resterà una nostra compagna di viaggio».
Ma secondo lei chi lo ha dimenticato?
«Chi fischia i nostri giocatori, magari i giovani, al primo passaggio sbagliato, al minimo errore, invece di incitarli come è capitato a tanti ragazzi passati da qui e diventati grandi proprio per un ambiente che ti concede, o forse è meglio dire concedeva, la possibilità di sbagliare».
Pensa ai fischi di fine partita di sabato scorso?
«Assolutamente no. I fischi a fine partita ci stavano tutti. Soprattutto quando arrivano dai ragazzi della Maratona che per 90 minuti e passa hanno aiutato la squadra. No, io mi riferisco ai mugugni e alla lamentele di una buona parte dello stadio a 20 minuti dalla fine, nel momento più difficile. Questa è una spinta per retrocedere. Come aspettare i giocatori all’uscita per offenderli o addirittura cercare un contatto fisico. Poi capita che qualcuno reagisca pure, sbagliando, ma mi viene da pensare che qualcuno abbia perso il senso della misura. Anche sui social dove, mi dicono, si scivola spesso nella cattiveria. Capisco amarezza e delusione, ma non quando tracima nel becero. E io, da empolese, non mi riconosco in certi atteggiamenti».
Quali sono quelli giusti?
«Chi ha l’azzurro nel cuore, ma per davvero, ora deve capire che c’è da salvare un patrimonio, di tutti, che si chiama Serie A. È uno spettacolo impagabile che stiamo vivendo da anni e che vogliamo continuare a vivere. Però possiamo riuscirci solo insieme, tutti insieme. Tornando a fare l’Empoli. Non a caso il nostro ex Adani, che questo ambiente lo ha vissuto, sabato in tv ha definito “orripilanti” i fischi piovuti sulla squadra in corso d’opera».
Basterà?
«È indispensabile per provarci. È chiaro che l’Empoli ha dei problemi e anche dei limiti. Ma è la stessa squadra che dalla partita di Bologna a quella con l’Udinese ci ha fatto vedere di avere le carte in regola per mantenere la categoria».
Già, il problema ora è ritrovare quella squadra...
«Al di là di tutto credo che il nostro nemico sia sempre e soprattutto la paura. Quella che ti paralizza in campo, facendoti sbagliare anche le cose più semplici. Per questo, ribadisco, c’è bisogno di ritrovare l’ambiente Empoli. Se lo faremo credo che ritroveremo anche la squadra che avevamo fino a fine gennaio. Perché è sempre la stessa. Coi suoi difetti, ma anche coi suoi pregi. Agli errori, poi, ci penseremo a torneo finito».
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