Il dolore
Buon Empoli, solite pecche
Coraggio e personalità contro la Roma però il gol non arriva e di là c’è Dzeko...
ROMA. Venire a Roma e non vedere il Papa. Succede. Succede all’Empoli e non è neanche la prima volta. Anzi, è una storia che si sta ripetendo quasi sistematicamente in questa maledetta e tribolata stagione. Perché all’Olimpico arriva la sconfitta consecutiva numero 7, come da programma, ma gli azzurri fanno tutto, o quasi, per provare a evitarla. Quasi perché manca una componente fondamentale, il gol. E siccome gli altri, i giallorossi, hanno Dzeko (uno di quelli, non il solo, che da solo ha segnato più di tutta la truppa di Martusciello...) il risultato è scritto.
Personalità e coraggio. Dietro al banale 2-0, però, c’è una partita che dice anche molto altro. Ad esempio l’ottimo primo tempo dell’Empoli. Che Croce e compagni giocano con coraggio e personalità, proprio come avevano finito la sfida con il Napoli che aveva preceduto la sosta. Di diverso ci sono gli interpreti. E non solo Buchel e Barba, che rimpiazzano gli squalificati Diousse e Costa, ma anche Veseli e Marilungo. La chiave, però, oltre all’approccio è il confermato Thiam, che manda in tilt la difesa giallorossa (le assenze in mezzo di De Rossi e Strootman pesano assai...) attaccando i tre centrali di casa, bravi ma lenti come di dice a Empoli, con continui scatti sulla linea dell’offside. E il primo, in avvio, potrebbe già essere letale perché Szczesny lo stende e il rigore sarebbe sacrosanto. Sarebbe, perché l’assistente Tasso segnala un fuorigioco inesistente. Un peccato. Come il tilt della difesa sul primo corner dei padroni di casa, con il tocco dello stesso Thiam che mette fuori causa Laurini e fuori tempo Barba: Dzeko, così, segna quasi senza volerlo. Piegati ma non spezzati gli azzurri continuano a giocare. A giocare bene. In mezzo il palleggio funziona, gli sprint di Thiam restano l’arma. Solo che manca ancora l’amico mai ritrovato, il gol. El Kaddouri lo sfiora, Marilungo se lo mangia, e al riposo si va con la Roma avanti ma con più Empoli, molto di più, negli occhi.
Tutto in 10 minuti. La ripresa inizia allo stesso modo, perché in avvio è superbo Szczesny su Marilungo, ma stavolta dura meno. Poco. Dieci minuti. Il primo vero buon momento della Roma, infatti, produce il raddoppio firmato dallo stesso Dzeko, ma favorito stavolta da un errore di Barba che permette a Salah, il più pericolo anche prima e dopo, di confezionare un assist fin troppo comodo. Martusciello prova a ridare slancio ai suoi con una strana mossa: dentro Tello per Marilungo con El Kaddouri che si alza a fare la punta e Krunic il fantasista. Spalletti, invece sgancia Grenier per Perotti trasformando il 3-4-2-1 di partenza in un più equilibrato 3-2-4-2. Con meno spazi da sfruttare in mezzo l’Empoli perde qualcosa, anche se Thiam ed El Kaddouri ogni tanto punzecchiano. La Roma, però, controlla meglio. E, infatti, l’emozione vera dell’ultimo quarto di partita è il contemporaneo ingresso delle leggende viventi (e calcianti...) Totti e Maccarone. Tutto il resto non è noia, anche se siamo nella città di Califano, perché Buchel (buona la sua gara) e Salah continuano ad andare vicini (in più occasioni) a un gol che meriterebbero anche. Ma il più, ormai, è fatto. Con l’Empoli che se ne torna a casa con un altro ko e due convinzioni che sembrano fare a pugni fra di loro: il tempo sta scadendo, ma questa squadra è ancora viva. Ora deve solo riuscire ad esserlo quando conta davvero. E segnare, ovviamente.
@David Biuzzi
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