Il Tirreno

Empoli

Un’altra maledetta finale...

di David Biuzzi

La Primavera cade ai rigori, il presidente Corsi: «Dispiaciuto ma orgoglioso»

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VIAREGGIO. Altro che tabù, è una maledizione. Quella delle finali, che il settore giovanile dell’Empoli conquista e, sistematicamente, perde. La quarta alla Viareggio Cup matura al termine di una sfida giocata... sull’orlo di una crisi di nervi. Quella che potrebbe facilmente venire a pensare troppo a quello che poteva essere ma non è stato. Nell’arco dell’infinito match del Bresciani, ma anche ai tanti bocconi amari incassati nel passato.

Considerando anche le finali-scudetto, infatti, non bastano le dita delle mani (sì, al plurale) per contare le delusioni. Spesso immeritate, come in questo caso. Sono più di 10, insomma, e la Primavera non è stata la sola vittima: Allievi, Giovanissimi, insomma tutte le formazioni del vivaio che giocano competizioni a livello nazionale. Le lacrime degli azzurrini di ieri, alla fine, meriterebbero un’ampia compagnia. E forse ce l’hanno pure. Magari qualcuno “alla Mourinho” ossessionato dai “tituli”. Fra chi piange, però, non cercate il presidente Fabrizio Corsi, perché sul volto del massimo dirigente troverete un sorriso. Amaro, forse, ma comunque un sorriso.

«Di sicuro – spiega – sono dispiaciuto per i ragazzi e per l’allenatore. Ma anche per il direttore Bertelli e tutti quelli che lavorano nel nostro settore giovanile. Meritavano di vincere. Però, non lo nego, personalmente sono soddisfatto, orgoglioso».

Orgoglioso?

«Sì, orgoglioso. Mi sono sentito proprio così in tribuna mentre suonavano gli inni e mi guardavo intorno. Ho pensato che per trovare numeri simili ai nostri, in quanto a finali disputate, bisogna andare a controllare quelli delle big del nostro calcio e non tutti ce li hanno. È una soddisfazione, una grande soddisfazione e non solo».

Cioé?

«È il segno che il lavoro fatto è stato buono e ci spinge a migliorarlo ancora. L’Empoli per essere una medio-piccola, forse più piccola che media, investe tanto sul settore giovanile e certi traguardi, premio finale o no, ti ripagano. Soprattutto in una stagione come questa, in cui i grandi vivono un campionato difficile. Ci può stare, sia chiaro. Ma questi ragazzi ti danno la forza per insistere, per cercare di migliorarsi ancora».

Anche perché l’ultimo Empoli che perse la finale a Viareggio poi ha costruito l’ossatura della fantastica squadra di Sarri...

«E in questa Primavera ci sono tanti ragazzi che, secondo me, possono ripercorrere le orme dei loro illustri colleghi. Non faccio nomi, ma sono sicuro che diversi di loro presto infiammeranno il popolo del Castellani».

E lei, di solito, non sbaglia certi giudizi.

«Questa Primavera molti la scoprono oggi, ma io la seguo dall’inizio. E mi conforta il fatto che è migliorata, migliorata moltissimo. A livello di squadra, ma anche di singoli. E in questo caso si vede la mano dell’allenatore, Dal Canto sta lavorando benissimo».

Un allenatore che, in carriera, ha avuto a che fare anche con i grandi.

«Lo abbiamo scelto perché aiutasse i ragazzi a crescere sotto il profilo della personalità. Ed è proprio quello che sta facendo. Arrivati in Primavera i giovani devono smetterla di giocare come bambini e iniziare a farlo da uomini. Per questo abbiamo scelto un allenatore con il vissuto di Dal Canto e i suoi giovani calciatori stanno facendo proprio questo percorso. Li avremo più pronti quando sarà il momento».

Come Damiani, che ha cercato il “cucchiaio” attirandosi anche molte critiche...

«Sì, ha dato un segnale di personalità. Forse anche eccessiva. Sul momento può averci fatto arrabbiare, ma ora mi dispiace soprattutto per lui che ha giocato una grande finale e un grande torneo. È un episodio che fa parte del suo processo di crescita: il prossimo rigore non lo calcerà così».

Ma un po’ tutte queste sconfitte le peseranno?

«Il confine tra vittoria e sconfitta in una finale è sottile. Noi non siamo stati fortunati e probabilmente ci mancano anche un paio di rigori. Ma fa parte del gioco. La certezza è che per vincere una finale bisogna arrivare a giocarla. E noi, spesso, ci siamo...».

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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