Il dolore
«Troppo brutti, niente da salvare»
L’allenatore non cerca scuse: siamo tutti responsabili, ora dobbiamo isolarci
VERONA. «Cosa mi porto dietro di positivo di questa partita? Non mi porto niente, non c'è stato nulla di positivo». È una sconfitta che fa male, la quinta consecutiva e in una partita chiave. Giovanni Martusciello però non si nasconde e ammette i limiti che la sua squadra ha palesato al Bentegodi.
«Abbiamo offerto una brutta prestazione e di conseguenza è maturato un brutto risultato - spiega il tecnico - dispiace perché pensavo che i postumi della sconfitta col Genoa fossero passati e invece qualcosa addosso ci è rimasto e lo abbiamo pagato in campo».
Tra i tanti errori commessi ce n'è uno che al tecnico proprio non va giù. «Il fatto di non aver proposto le solite trame - afferma l'allenatore azzurro - essendo una squadra la nostra, che vive su sviluppi di gioco, quando manca la serenità questi gesti tecnici diventano impossibili da proporre, da quel segnale si è visto subito che era una giornata particolare. La prestazione è stata brutta - prosegue il mister - siamo in piena tempesta e adesso bisogna solo lavorare per ritrovare le certezze che prima avevamo. Dobbiamo lavorare meglio, questa settimana l'abbiamo vissuta in maniera particolare e questo ci ha influenzato». Adesso c'è solo una strada da percorrere per tornare a fare punti. «Purtroppo quando le cose non vanno bene la solidità che avevi prima non c'è - spiega il tecnico -, bisogna resettare, bisogna richiamare i principi che conosciamo. Cambiare modulo? Il momento è delicato ma andare a mettere in discussione un sistema di gioco ha i suoi rischi. A gara in corso ho inserito Dimarco per smuovere qualcosa ma non ci siamo riusciti». Niente scuse in questo momento di difficoltà. Se l'Empoli non gira la colpa è di tutti. «Non bisogna fare tanti giri di parole - dice Martusciello - quando le cose vanno male la responsabilità è di tutti, della società del sottoscritto e della squadra. Adesso avremo tutti contro e dovremo isolarci per evitare che le cose prendano una brutta piega».
Alessandro Marmugi
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