La manifestazione
C’era una volta l’Empoli...
Squadra impietrita e asfaltata dal Chievo, summit fra dirigenti e Martusciello
VERONA. Encefalogramma piatto, l’Empoli non c’è più. È sparito dopo gli schiaffi incassati al Castellani contro il Genoa e, al Bentegodi, riesce nell’impresa di fare pure peggio. È una squadra ancora non allo sbando, ma che sembra paralizzata dalla tensione, dalla paura. Prigioniera di un vortice dove si è infilata da sola. Perché non è mai riuscita a sbocciare, a crescere. E ora, aspettando l’attacco, si è pure persa la difesa.
PICCOLI E FRAGILI. Tanto da apparire morbidi, fragili. Al cospetto di un Chievo che alla fine stravince... senza strafare. Non serve una prova sopra le righe, insomma, per asfaltare questo Empoli. Ed è un aspetto grave. Non il solo, ma forse il più grave. Perché fino alla fatal Verona (finora definita così solo per il Milan, capace di perdere non uno ma due scudetti con ko clamorosi al Bentegodi...), qualche appiglio, qualche barlume c’era sempre stato. Stavolta no, non è così. Dopo un avvio neanche drammatico ma già indicativo (troppi errori in partenza dell’azione con almeno 7 palloni regalati agli avversari), infatti, il primo pugno basta e avanza per decretare il ko. Lo sferra Inglese, colpisce Diousse ma più in generale una difesa già impietrita dai fantasmi. Siamo al minuto 22, però la storia del match è già scritta. Perché, tanto per cambiare, gli azzurri non pungono e faticano anche a conquistare campo. Qualche idea di Krunic e la spinta di Laurini non bastano. Al Chievo, invece, giocare una partita onesta basta. Avanza. Pellisier raddoppia prima del riposo. Nella ripresa Martusciello manda qualche segnale togliendo le due punte (male Maccarone, peggio Pucciarelli) e cambiando modulo. Il 4-3-3 produce minuti discreti e una traversa di Dimarco (schierato in avanti...). Poco per riprendere quota. E siccome al peggio non c’è mai fine arrivano i quasi comici (per come li incassa l’Empoli...) gol di Birsa e Cesar. L’unica cosa buona, insomma, è il triplice fischio di fine partita.
SOTTO ESAME. Che, di fatto, ne apre un’altra. Quella sul futuro. Non remoto, ma prossimo. Perché lo impone l’andamento (5 ko consecutivi come non accadeva dalla retrocessione del 2003/2004, 1 punto nelle ultime 7, prestazioni sempre e costantemente in calo). Perché i tifosi fischiano e contestano. Contestano la squadra, ma anche il presidente Corsi, fuori dal Bentegodi. Perché il dg Carli ci mette la faccia senza escludere niente. E, ovviamente, ora in ballo c’è anche la panchina di Martusciello. Che non è né il colpevole né il più colpevole degli altri. Ma una scossa, ora, serve. Indipendentemente dal vantaggio in classifica, sempre +7,perché l’Empoli è in caduta libera. Ieri sera, al ritorno da Verona, c’è stato un summit nella pancia del Castellani fra Martusciello, Carli e il ds Accardi. La sensazione è che non si vada verso il cambio dell’allenatore. Ma qualche segnale serve, eccome. Che non può limitarsi al ritorno di Mchedlidze, finalmente sulla via del recupero. Intanto prende quota l’idea (che già c’era) della promozione del baby Jakupovic che se non altro può portare spensieratezza in un gruppo atterrito. Ma c’è anche l’ipotesi di annullare la giornata libera prevista per oggi e di un ritiro anticipato in vista della prossima sfida. Già perché, tanto per rendere ancora più nero il cielo, a mettere i brividi c’è anche il calendario: domenica arriverà il Napoli di Sarri, dopo la sosta trasferta in casa della Roma di Spalletti. E l’Empoli, questo Empoli, non è proponibile di fronte alle big dei grandi ex.
@DavidBiuzzi
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