Toscana
L’Empoli decolla con Levan
Sale in cielo per abbattere l’Udinese e firmare un successo pesantissimo
EMPOLI. Allacciatevi le cinture, signore e signori, si decolla. È il popolo del Carlo Castellani a volare in alta quota e lo fa sulle ali di Levan Mchedlidze. C’è la firma del portentoso georiano, infatti, su una vittoria che l’Empoli vuole, fortissimamente vuole, e ottiene con le armi che da un po’ di tempo ormai stanno accompagnando il viaggio della truppa di Martusciello: il cuore, il sacrificio, la voglia. Non sarà pieno di fronzoli, insomma, ma è successo che vale tantissimo. Addirittura una fetta di salvezza. C’è ancora da pedalare, sia chiaro, per arrivare al traguardo, ma l’attuale +11 sulla zona rossa ha un peso enorme e getta anche una nuova luce sulla stagione di una squadra che finora ha ricevuto meno applausi e lodi di quanto non meriti in realtà.
IL LAMPO. È un Empoli di grande sostanza, il cui attuale uomo simbolo è la foto esatta di tutto il gruppo. Per arrivare alla gloria di oggi, infatti, Mchedlidze ha dovuto superare tanti ostacoli: concorrenza, infortuni e non solo. Guai di qualsiasi natura da farlo addirittura sembrare, in certi momenti della sua vota calcistica, una via di mezzo fra una promessa mai mantenuta e... Paperino. Così tanti, gli intoppi, da far sembrare addirittura banale il superbo stacco che trasforma in oro colato il cross di Veseli e che, a una manciata di minuti dalla fine, segna una partita che fino a quel momento aveva regalato qualcosa solo ai palati fini. Quelli degli addetti ai lavori. Per farla breve: tanta tattica, tanto studio, tanta applicazione ma emozioni rarissime. È il lampo del georgiano, dunque, a spostare gli equilibri, a scaldare via l’inverno portando il termometro della classifica in zona tranquillità (momentanea). Ed è un gran gol. Anche a livello oggettivo. Perché movimento, stacco (c’è già chi lo ha ribattezzato “Elevan”...) e incornata ricordano uno che di nome fa Marco e di cognome Van Basten: dal cigno di Utrecht al gigante (buono) di Tbilisi.
LA PARTITA. Il resto, come accennato, è soprattutto un duello a scacchi fra i due tecnici. Con citazione d’obbligo per quello azzurro. Non solo per il risultato, ma anche per come disegna i suoi che, dopo Diousse, perdono anche Saponara (s’arrende a una caviglia dolorante dopo un ultimo provino). È un bel quantitativo di qualità che viene meno. Perché dal fantasista tutti si aspettano di più, ma la sua assenza è sempre un problema. Martusciello lo supera con Buchel in regia e Pucciarelli sulla trequarti. E tutti e due, dal punto di vista della partecipazione, rispondono presente. Soprattutto in fase di non possesso, è vero, ma è già molto. Come molto a reggere l’urto contro un avversario che fisicamente è il doppio di te. Soffrono, gli azzurri, ma concedono (e creano) poco. Dopo un avvio di ripresa difficile, poi, aumentano il ritmo. Tipo Alì che fa stancare Foreman nello storico incontro di Kinshasa (correva l’anno 1974) prima di stenderlo. Il colpo del ko, come raccontato, lo firma Mchedlidze (uno che ha il fisico per salirci davvero sul ring...) e la festa è di tutto l’Empoli. Dirigenti compresi. Perché ora cercare un rinforzo a centrocampo (serve, come dimostrato dal peso della doppia assenza) sarà forse meno assillante: peraltro nelle prossime ore potrebbe riaprirsi la pista Grassi, ma non sarà più l’Empoli (che oltre a seguire il caso El Kaddouri ora valuta lo slovacco Kacer e lo sloveno Zajc oltre al giovane difensore Pajovic) a farsi avanti con i diretti interessati.
@DavidBiuzzi
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