Gioco
Il dg Carli mette in guardia l'Empoli: «Guai a sentirsi già al sicuro»
Il bilancio del direttore generale a metà della stagione («ci sono margini di miglioramento, dobbiamo sfruttarli») e fa il punto sul mercato
EMPOLI. Non si vie di solo mercato. E, infatti, fra una trattativa e un’altra il direttore generale azzurro Marcello Carli trova il modo di fare il punto della situazione. Al giro di boa, infatti, l’Empoli ci arriva salvo e questo dato sicuramente supera i problemi che hanno accompagnato, finora, il cammino della truppa di Giovanni Martusciello. Problemi che lo stesso dirigente non fatica ad ammettere, anche se il suo pensiero non è rivolto su quello che è stato ma su quel che sarà.
«Perché quella conquistata contro il Palermo – sentenzia – è una vittoria importante. Che addirittura può diventare importantissima. A patto, però, di non commettere il peggior errore possibile...».
Ovvero?
«Ovvero quello di sentirci salvi, al sicuro. Farlo significherebbe retrocedere. È sicuro».
Però chiudere un girone d’andata che non è stato rose e fiori con un vantaggio così cospicuo sulle zona rosa non è male...
«Il vantaggio c’è, lo dicono i numeri. Ma è relativo visto che alla fine della corsa mancano ancora 19 partite. Magari dobbiamo cercare di sfruttare questi punti in più che abbiamo per lavorare con maggiore serenità e convinzione e cogliere i margini di crescita che questo gruppo ha».
A cosa si riferisce?
«Che l’Empoli è diventata una squadra di sostanza. Gioca in maniera diversa rispetto alle ultime stagioni, ma noi tutti siamo convinti che possa e debba fare meglio anche sotto il profilo della qualità. Era importante ritrovare la solidità, per prima cosa, così come ora è importante non perderla più, ma resto convinto che si possa fare meglio».
A cosa si riferisce in particolare?
«Abbiamo giovani che sono titolari da questa stagione, come Krunic e Diousse, che sono destinati a dare ancora di più. E lo stesso vale per Mchedlidze che, in pratica, sta iniziando ora a giocare con continuità. E proprio il georgiano è l’esempio. I suoi progressi sono già evidenti, come nell’azione del rigore conquistato contro il Palermo: in molti avrebbero cercato la conclusione in porta, lui ha servito Maccarone che era meglio piazzato. Oltre a questi esempi, poi, ci aspettiamo anche che giocatori importanti come Pucciarelli e Saponara abbiano un rendimento più continuo».
Nel frattempo, come già ha accennato, l’Empoli sembra aver cambiato pelle tirando più di sciabola che col fioretto.
«È vero. Sta succedendo questo. Anzi, è successo nelle ultime partite. E, a mio avviso, è un grande merito dell’allenatore e dei suoi giocatori. D’altra parte non esiste un solo modo di fare calcio. Nelle ultime stagioni ci eravamo abituati e anche affezionati a un certo tipo di gioco. Che, secondo me, resta l’obiettivo che dobbiamo inseguire. Ma quando non è possibile bisogna essere bravi a fare altro. Come è successo contro il Palermo, perché nella ripresa non riuscivamo più a venire avanti con il nostro solito palleggio e abbiamo scelto di farlo in un altro modo. Scelta che ha pagato, visto come è andata la partita».
Cambiano anche le strategie di mercato: da Gilardino e Thiam...
«Della vicenda di Gilardino ho già parlato. Non era un’operazione delle nostre, lo ribadisco, ma ci credevamo. Non ha funzionato e mi ritengo il responsabile di questa situazione. Con Thiam, invece, siamo tornato sui nostri target abituali. È un giovane che ha fatto bene in B, nel Lanciano, e molto bene in Belgio lo scorso anno. In Grecia, nel Paok, ha avuto grandi difficoltà e nonostante avesse molto mercato all’estero voleva tornare in Italia. Così ci siamo fatti sotto e abbiamo chiuso un’operazione che ritengo interessante anche perché c’è la possibilità di riscattare il giocatore a una cifra abbordabile».
Farete altro?
«Ci piace Grassi, non è un mistero. Speriamo di riuscire a prenderlo entro metà settimana. Poi potremmo fermarci. Anche perché ora la cosa importante è un’altra».
E sarebbe?
«La sfida con la Samp. Difficile, difficilissima. Con il Napoli meritava non di pareggiare ma di vincere. Però vogliamo dire la nostra anche contro un avversario così forte».
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