Il Tirreno

Empoli

Resta ancora spenta la luce dell’Empoli

di David Biuzzi
Resta ancora spenta la luce dell’Empoli

Anche il Cesena passa al Castellani: addio alla Coppa Italia

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EMPOLI. È vero, difficilmente l’Empoli avrebbe vinto la Coppa Italia, ma c’è modo e modo di uscire di scena e gli azzurri scelgono il peggiore. Perché in questo momento, dopo due ko consecutivi in casa conditi da 8 reti al passivo, tutto potevano permettersi meno che una figuraccia. Che, invece, si materializza contro il Cesena in un pomeriggio gelido in senso letterale e anche figurato.

Luce spenta. I romagnoli, che meritano tutto il rispetto del mondo, non sono certo il più blasonato degli avversari ma ai bianconeri basta una prova ordinata per festeggiare e vedere, forse, la fine del tunnel di una crisi che li aveva relegati, a sorpresa, nei bassifondi della B. Resta spenta, invece, la luce degli azzurri. Certo, la Coppa Italia se la gioca l’Empoli 2, ma anche il Cesena si presenta con la squadra-bis. Il problema, insomma, non sembra essere chi gioca (anche se influisce, perché il gran primo tempo col Milan appartiene ad altra dimensione) ma come gioca. Visto che quelli schierati da Martusciello (la novità è Maiello interno) avrebbero comunque le carte in regola per vincere o almeno per provarci. Solo che il ritmo è basso, l’aggressività sporadica, le idee poche, la voglia di meritarsi il posto meno. Solo Marilungo e Zambelli, che per domenica a Sassuolo lo avevano già garantito, ci mettono qualcosa. Difficile, così, anche valutare il baby talento Pereira, che lascia intravedere ma senza poter graffiare. E dire che nei momenti in cui velocità e pressing salgono creare insidie non è un problema. Ma succede poche volte, troppo poche.

Troppo tardi. E chi l’accende per primo, nella ripresa, è proprio il Cesena. Perché dopo una frazione ordinata e ordinaria la squadra di Camplone capisce che con l’Empoli, con questo Empoli, si può anche osare. Così inizia a ripartire meglio e più spesso, ma passa (22’) al termine di un’azione corale prolungata durante la quale gli azzurri recitano da spettatori non paganti. Segna Panico, classe 1997 appena entrato, su cross di Vitale, altro 1997 in campo dal 1’. Ed è tutto dire. Incassato il colpo l’Empoli reagisce e forse si materializza l’unico spunto di interesse. Perché Martusciello sgancia Krunic per Marilungo passando al 4-3-2-1. Modulo che, dopo che Buchel rileva Maiello, di fatto accende finalmente Gilardino, che prima confeziona il pari con un gol... alla Gilardino (primo in azzurro, meglio tardi che mai...), poi offre a Tello la palla del sorpasso (vanificata dal colombiano, uno dei tanti che perde l’occasione di riconquistare punti e posizioni nelle gerarchie...). Ora sì che l’Empoli gioca, ma il calcio vero non è playstation. Se non attacchi la spina dall’inizio non puoi pensare di illuminarti all’improvviso. E, infatti, anche la fortuna aiuta giustamente i più audaci, cioé gli ospiti: le occasioni azzurre si perdono sempre di un niente per centimetri e meriti (di Agazzi o della traversa, scossa da Krunic) mentre Rodriguez, nel primo supplementare, lascia il segno innescato da Garritano (forse in offside). Anche stavolta la reazione c’è, ma la seconda rimonta no. Avanti il Cesena e Martusciello forse ha avuto le risposte che cercava. Ma non quelle che sperava...

Pochi intimi. Un po’ come la Lega, che piazza questa gara alle 15 di un giorni feriale e... vince la bellezza di 644 paganti (peraltro eroici, viste le temperature...). Non sarà il caso di rivedere i piani?

@DavidBiuzzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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