La manifestazione
L’Empoli è bello ma a metà
Altra prova maiuscola, ma anche un altro poker: tirare il fiato è il problema
EMPOLI. Ancora non basta, l’Empoli. O almeno non basta per giocarsela con le grandi. Perché dopo i quattro schiaffi del derby ne incassa altrettanti con il Milan. Colpi che fanno male, che disegnano un altro pesante ko. Il secondo in meno di sette giorni. Eppure, anche stavolta, dietro ai freddi numeri c’è una prova dove le ombre non mancano, ma che ha pure tanti luci. Soffuse, causa passivo finale, ma luci. Neanche banali, in realtà. Perché, anche se sembra paradossale, l’Empoli è una squadra che continua a crescere. Lentamente, è vero, perdendo qualcosa dietro (8 gol subiti in 2 partite sono più di un campanello d’allarme)ma guadagnando certezze in avanti, nella costruzione del gioco e delle occasioni.
Colpo su colpo. Succede soprattutto nel primo tempo. Che gli azzurri si giocano a testa altissima, onorando la partita numero 400 in Serie A nel migliore dei modi. C’è Marilungo al posto di Pucciarelli, nell’undici iniziale, ma sul campo c’è soprattutto una squadra capace di essere sempre corta, aggressiva, di tenere ritmi altissimi. Tanto che il Diavola fatica, fatica molto. E si aggrappa agli episodi per restare a galla. Tutti fortunati: dal gol che Maccarone si mangia in avvio (3’), all’errore di Diousse (15’) che porta al vantaggio di Lapadula al primo vero squillo passando per l’infortunio di Mati Fernandez (10’) che permette a Montella di rimediare a un suo errore di valutazione. Il turnover, infatti, il Milan lo paga soprattutto in mezzo. Perché i muscoli di Kucka (che poi entra) mancano, visto che Pasalic fa il compitino e Locatelli viene sovrastato sistematicamente da uno straordinario Saponara. L’immediato pari del fantasista azzurro (un ex che sa come farsi rimpiangere...), insomma, non è una sorpresa. Anche se è il primo, al Castellani, dopo più di 500 minuti. E nel resto della frazione è ancora la Martusciello-band a fare tutto meglio costruendo anche azioni da applausi che riportano a un recente (e fortunato) passato. Si va alla pausa in parità, dunque, ma con la sensazione forte di aver visto più Empoli che Milan.
Il copione non cambia. Un po’ come accaduto 7 giorni fa, con la Fiorentina. E, proprio come nel derby, lo sviluppo della ripresa è amaro. Amarissimo. E l’impresa è ancora incompiuta. Stavolta gli azzurri non pagano un cambio tattico ma solo un fisiologico calo. Marilungo finisce la benzina dopo un primo tempo strepitoso, Krunic è meno tambureggiante, la linea difensiva meno alta. E far respirare il Milan è un lusso che l’Empoli, questo Empoli, non si può proprio permettere. Perché l’avversario (che inizia il match con un undici giovanissimo: età media 23,6 anni) ha tanta qualità in più e se prende in mano il pallino del gioco sono dolori. In più, poi, c’è la solita maledetta doppietta, ovvero i due gol che gli avversari segnano in rapida successione. Stavolta arrivano fra il 16’ (Suso) e il 18’ (autorete di Costa) ed è gioco, partita, incontro. Ed è proprio in questo, ora, che l’Empoli ha non il bisogno ma la necessità assoluta di crescere: imparare a gestire i momenti di calo, quelli in cui devi per forza tirare il fiato. Perché poi basta poco a buttare via quello che di buono hai fatto. È vero, però, che non sempre gli avversari avranno il valore degli ultimi due. E dietro l’amarezza (che c’è) e dietro i problemi (che restano) c’è una squadra che si sta (faticosamente) ritrovando e che il suo campionato, quello che vale la salvezza, può giocarselo.
@DavidBiuzzi
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