Il dolore
All’Empoli non basta un’ora
Prima paga errori propri e altrui, poi prova ad alzare la testa e finisce male
EMPOLI. È il derby della vendetta. Quella viola. Che restituisce, con gli interessi, i due schiaffi rimediati nell’aprile scorso e torna a casa con un pieno di gol, punti, entusiasmo. È il derby di Federico Bernardeschi, non a caso un toscano, che prima porta avanti la Fiorentina poi regala pure il colpo del ko. Insomma un quasi ex (da ragazzino giocava nel Ponzano, società dell’omonima frazione empolese) che lascia il segno. Ma è anche un derby che, in fondo, ne racchiude due. Perché per l’Empoli il verdetto è amaro, anzi amarissimo, ma si concretizza dopo una prima ora giocata alla pari, a tratti forse anche meglio dei più titolati avversari. Con il doppio svantaggio figlio più degli episodi (oltre, ovviamente, al divario tecnico) che altro, commette però l’errore di disunirsi, di smettere di essere squadra, e paga. Paga a carissimo prezzo.
Qualità ed episodi. Come buttarsi via, insomma. Perché gli azzurri il derby lointerpretano bene. Soffrendo la qualità del palleggio viola, come logica vuole, ma sfruttando anche la superiorità numerica in mezzo per pungere. Sousa, infatti, sceglie il 4-2-3-1 ma fatalmente Badelj e Borja Valero faticano. Soprattutto perché i due interni di casa, Krunic e Croce, sono bravi ad attaccare gli spazi (dentro il campo e sugli esterni). Così la manovra ha sempre un sbocco e, non a caso, la prima vera palla-gol è per Maccarone, che però spara il sinistro addosso a Tatarusanu (12’). La Fiorentina, però, nonostante qualche sbandata, resta sempre nel match, puntando su un tasso qualitativo superiore e sul peso dei tre fantastisti alle spalle di Kalinic che aiutano poco in fase di non possesso, ma che s’accendono sempre quando la palla è dei viola. Come succede quando Pucciarelli perde un brutto pallone in uscita dall’area di rigore e l’azione si chiude con Bernardeschi che celebra il suo primo squillo (27’). Gli azzurri accusano ma una doppia prodezza di Skorupski, subito dopo il gol, lascia aperta la sfida. Aperta e bella. Perché tutte e due se la giocano. Solo che, dopo i propri errori (sul gol sbagliato e quello incassato) l’Empoli paga anche quelli altrui. E cioé dell’arbitro Massa, che al 36’ grazie Tomovic che stende Maccarone (controllo sospetto ma non sanzionato, quindi lo sbaglio resta grave) lanciato a rete limitandosi al cartellino giallo. Al riposo, insomma, si va con la Fiorentina avanti ma anche la sensazione che il derby sia ancora vivo.
L’errore e il cambio. E, infatti, l’inizio di ripresa è ancora da fuochi d’artificio. Merito di Badelj, che sfrutta un erroraccio di Diousse per conquistarsi un rigore solare che Ilicic trasforma. Ora per l’Empoli c’è l’Everest da scalare, ma a mani nude. Nonostante un contropiede dell’imprendibile Tello, comunque, la squadra resta dentro la partita fino al minuto numero 14, quando Martusciello azzarda la mossa per provare a risalire: fuori Krunic e dentro Gilardino con passaggio a un 4-2-3-1 iper-offensivo. Così, però, gli azzurri perdono punti di riferimento e la superiorità in mezzo. L’idea è di giocarsela uno contro uno in ogni zona del campo, alzare la guardia come Rocky che combatte contro Apollo Creed. Solo che il derby non è un film, ma la dura realtà. E a finire al tappeto, infatti, sono proprio i padroni di casa, messi ko ancora da Bernardeschi e Ilicic, ma più in generale quasi inermi tutte le volte che la Fiorentina passa la metà campo. La differenza ora si vede, eccome. Il triplice fischio senza recupero, dunque, è una consolazione. Qualcosa di più, invece, sull’insolito e significativo applauso che gli ultrà della Maratona regalano ai vinti...
@DavidBiuzzi
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