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Empoli, l’ad Ghelfi alza la voce: «Evade le tasse solo chi non le paga»

di David Biuzzi
Empoli, l’ad Ghelfi alza la voce: «Evade le tasse solo chi non le paga»

Il dirigente torna sul caso dell’Iva e del sequestro sui conti: «Un danno d’immagine per una società seria e onesta che ha sempre onorato gli impegni e le scadenze»

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EMPOLI. «Gli evasori sono altri, sono fatti in un altro modo». Non usa mezze misure l’amministratore delegato dell’Empoli, Francesco Ghelfi, per commentare il sequestro di 1,3 milioni (più spiccioli) disposto dalla Procura di Firenze (per la precisione dal procuratore aggiunto Rodrigo Merlo) in merito all’Iva del 2014 non versata.

La società azzurra, infatti, non aveva pagato l’imposta a fronte di un accordo di rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate regolarmente onorato. Da qui la sorpresa, e il disagio, per l’azione della magistratura. «Sarebbe giusto definirci evasori se l’Empoli non rispettasse le scadenze – continua – ma così non è. Sappiamo che esiste una sentenza della Cassazione che, in questo senso, parla chiaro. Quindi siamo di fronte a un intervento legittimo, o almeno legittimato dalla legge. Però diciamo che non siamo stati fortunati perché non si sono visti altri aspetti della vicenda che, a nostro avviso, dovevano portare a un’interpretazione differente».

E sarebbero?

«Ad esempio che l’Empoli non ha mai mancato una sola rata. E che, negli ultimi 6 mesi, aveva già estinto il debito relativi ai tributi del 2012 e del 2013. Ma non solo».

Si spieghi.

«Una società di calcio ha tanti vincoli, tanti lanci. Non è un’azienda normale. Ad esempio non si può sgarrare sui pagamenti di stipendi, contributi e Iperf. I regolamenti, però, consentono una rateizzazione dell’Iva. Così come la norme tributarie. Per l’ordinamento penale, però, si tratta di un reato».

Che, quindi, è stato commesso...

«Certo. Non mi nascondo e non ci nascondiamo. Ma il buonsenso, a mio avviso, consiglierebbe di perseguire chi non paga la rate e non lo ha fatto in passato».

Se è un reato, perché avete chiesto la rateizzazione all’Agenzia delle Entrate?

«Perché l’Empoli ho vissuto anche anni più complicati, sotto il profilo economico, e visto che questa possibilità esiste ne abbiamo approfittato. Pensavamo che onorare gli impegni presi sarebbe stato sufficiente, evidentemente non è così».

E ora?

«Ora estingueremo il debito il prima possibile, anche per cancellare il reato penale prima che si arrivi a un dibattimento».

È un problema?

«Cambia la programmazione, quindi sì, ma un problema relativo. Quello vero è un altro».

Cioé?

«Il danno d’immagine. Perché l’Empoli è una società seria, sana, non una banda di furbetti del fisco. E non merita questa etichetta che gli è stata cucita addosso».

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