Gioco
Empoli, la voce di Martusciello: «Io ci credo, il gruppo pure. Sapremo rialzare la testa»
Il tecnico analizza la situazione ma anche le prospettive della sua squadra parlando del problema del gol, dell'esclusione di Saponara e di tanto altro
EMPOLI. Quattro punti, due gol fatti e undici subiti: i primi 630 minuti da allenatore di Giovanni Martusciello non sono stati esattamente tutti rose e fiori. Di sicuro ci sono state le spine, ma non abbastanza per minare le certezze del tecnico azzurro. Anzi, l’allenatore dell’Empoli oggi sembra più deciso e sicuro che mai. Sicuro della strada che ha intrapreso, quando ha detto sì alla proposta del presidente Corsi che gli chiedeva di prendere il posto di Giampaolo, ma sicuro anche delle possibilità della sua squadra, che finora non ha brillato ma che a suo avviso ha tutto, ma proprio tutto, per rialzare la testa.
Né si piega né si spezza, insomma, Giovanni Martusciello da Ischia. Che ora guarda avanti non con fiducia ma con convinzione. E, vista la situazione, non è poco. Il rischio che si corre nella stagione del debutto, infatti, è quella di andare giù ai primi schiaffi incassati. «Ma io – spiega l’allenatore dell’Empoli – sapevo che sarebbe stata dura, sapevo che ci sarebbero state delle difficoltà. È chiaro che speravo in qualcosa di diverso, che sognavo di vincerle tutte, ma anche che la realtà che avrei trovato sarebbe stata diversa».
Realtà che oggi, alla seconda sosta, non è particolarmente piacevole: come se ne esce?
«Io conosco una squadra sola, quella del lavoro, del campo. Capisco che oggi in molti all’esterno vedano tutto nero intorno a noi. Ma la squadra deve isolarsi da queste negatività, anche perché sappiamo che non è così».
Ci indica, allora, l’aspetto più positivo?
«Mi conforta molto la dedizione e la determinazione dei ragazzi, del gruppo. La squadra lavora sodo e, soprattutto, dimostra di credere in quello che stiamo facendo, nella filosofia che cerchiamo di portare avanti tutti insieme».
Però fatica tantissimo a segnare. Ed è questo, probabilmente, l’aspetto più negativo di questo avvio di stagione.
«Il calcio a volte è straordinariamente complicato, perché non basta fare le cose giuste per arrivare al traguardo. Al di là della partita con la Juve, che concede poco non solo a noi ma a tutti, abbiamo creato almeno 2 o 3 grosse palle gol in tutte le partite. Se fossero entrate solo quelle più clamorose anche la classifica, oggi, sarebbe diversa. E invece...».
Ma è preoccupato?
«Sì, lo sono. È chiaro che lo sono altrimenti sarei un irresponsabile. Però non credo che nel nostro caso servano soluzioni drastiche. Serve la serenità necessaria per permettere ai ragazzi di fare quello che sanno fare. Questa situazione che stiamo vivendo mi ricorda molto quella che capitò nel primo anno con Sarri: facevamo tutto bene, ci allenavamo alla grande ma vincevano sempre gli altri. Poi però cominciammo anche a raccogliere i frutti del nostro lavoro».
Succederà anche quest’anno?
«Lo spero, ma non posso saperlo. E soprattutto non è giusto confrontare questo gruppo con quelli del passato. Farlo fa parte del gioco, lo capisco, ma non porta da nessuna parte».
Anche a livello di gioco, comunque, non tutto sembra a posto...
«Qualcosa abbiamo sbagliato e qualcosa ho sbagliato io, è chiaro. Ma, ribadisco, il gruppo lavora tanto e lavora bene, quindi sono sicuro che saremo in grado di risolvere presto i problemi. Poi bisogna tener conto che la squadra è molto rinnovata e bisogna dare tempo ai nuovi, soprattutto ai giovani, di crescere e migliorare. Processo che, ovviamente, passa anche dai momenti negativi come questo».
Però il tempo comincia a stringere.
«Già. Però non dobbiamo perdere la testa ora. È chiaro che a nessuno di noi piace questa situazione e questa classifica. Io, personalmente, ci sto male. Anche per i nostri tifosi che meritano ben altro. Però, al tempo stesso, capisco che non posso permettermi questo lusso, quello di starci male. Perché altrimenti non se ne esce».
Ma lei ha paura?
«No, io non ho paura. Le letture sono tante, lo capisco. Oggi in tanti sono convinti che io sarò il prossimo allenatore esonerato e che l’Empoli è già retrocesso. Ma io so che non è così, soprattutto perché il gruppo non è spaventato, non mi manda messaggi di questo tipo. È chiaro che la classifica è quella che è, ma dobbiamo essere bravi a guardarla il giusto. Serve per renderci conto dove siamo, cioé, ma non deve diventare un peso, un ulteriore peso da dover sostenere».
La sensazione, però, è che a tratti la squadra sia quasi accademica.
«Capisco che si possa avere questa sensazione perché abbiamo giocate provate e riprovate fino a diventare quasi meccaniche, ma francamente non vedo un problema di questo tipo. Semmai qualche volta abbiamo pagato il contrario, ovvero incassare due gol in pochi minuti perché dopo il primo abbiamo cercato subito di rifarci sbagliando tempi e misure. Come contro la Juve».
A proposito della sfida con la Juve: l’esclusione di Saponara ha fatto molto rumore...
«Volevo che facesse rumore. La scelta, come ho già spiegato a fine gara, era dovuta a motivi tattici, perché avevo bisogno di un lavoro particolare e la fisicità di Krunic in questo senso offriva più garanzie. Ma era legata anche alla prova non positiva di Ricky a Roma contro la Lazio. Lui ha capito, lo vedevo sereno prima ed è sereno oggi. Ed è un bene, visto che per noi è un giocatore importantissimo. Ho sentito fin troppe critiche nei suoi confronti, ma se andate bene a vedere in ogni partita aveva sfiorato il gol o offerto strepitosi assist ai compagni. Siamo stati più che altro noi a non valorizzare il suo lavoro».
Ultima domanda: si è pentito di essersi imbarcato in questa avventura?
«No, assolutamente no. Neanche per un ottimo. Anzi, se devo essere sincero sono ancora più convinto di prima. Questa è la mia strada, questo è il mio ruolo. Ne sono sicurissimo. È chiaro, l’ho già detto, che ho commesso degli errori, che ci sono cose che non rifarei esattamente nello stesso modo, ma ogni giorno mi sento più deciso e più convinto. Mi dispiace tanto, soprattutto per i ragazzi, che finora questa squadra non abbia raccolto quanto seminato, ma sono sicuro che si rialzerà. Perché ha tutto per salvarsi e se la giocherà fino alla fine».
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