Gioco
Non c’è abbastanza Empoli
Per più di 1 ora ferma i campioni, ma ai “mostri” della Juve bastano 5 minuti
EMPOLI. Trecento secondi. Il tempo di un amen, di una sigaretta. Il tempo che impiega la Juventus per fare... la Juventus e furmarsi l’Empoli. Sgretolare il castello di speranze, e non solo, che la truppa di Martusciello aveva faticosamente costruito in 65 minuti. Una partita di sacrificio (a partire da quello di Saponara...), fisicità, attenzione e lotta. Tutto inutile, però. Passano i campioni, come da copione, con Dybala e Higuain (che insieme sono costati più di 130 milioni, ovvero almeno 10 Empoli messi insieme...) che scavano velocemente il solco prima e la fossa poi. Con gli azzurri che restano a leccarsi le ferite. Coscienti del fatto che la prova non sia tutta da buttare (sicuramente è migliore di quella offerta contro l’Inter) ma anche che là davanti qualcosa di più e qualcosa di meglio va fatto. E da subito.
L’artiglieria pesante. Il copione della sfida, d’altra parte, è chiaro fin dall’inizio. Perché Allegri sceglie l’artiglieria pesante, rimandando il turnover a periodi diversi, schierando non solo tutti i suoi big, ma addirittura aumentando il peso offensivo dei suoi con Cuadrado al posto di Dani Alves. Martusciello risponde riponendo il fioretto e scegliendo la sciabola. Già, perché a sorpresa lascia fuori Saponara (scelta tecnica, dicono tutti a fine gara, anche si parla anche di un assai presunto litigio...) e sgancia Krunic sulla trequarti. Il bosniaco, però, non ha il compito di prendere Hernanes, perché al brasiliano ci pensa José Mauri, ma alzarsi su Bonucci per togliere almeno un’arma ai bianconeri: il lancio a scavalcare la linea del difensore. Funziona, la mossa, anche se la Juventus ha talmente tanti armi che bloccarle tutte è impossibile. E così sulle fascie Alex Sandro e Cuadrado fanno male, mentre Pjanic si materializza ogni tanto lanciando sempre i compagni davanti al portiere. Succede sulla traversa di Kedhira (viziata da un fuorigioco non visto), succede sull’assolo di Cuadrado, stoppato da uno straordinario Skorupski. Le prende tutte, il polacco, e quando non c’arriva lui (sul finire) c’è Cosic. L’Empoli, insomma, resiste. Solo che punge poco, troppo poco. E solo Krunic, col destro, evitare il “senza voto” a Buffon.
Tutto in 5 minuti. Quello che va al riposo, insomma, è un buon Empoli. Ma la sensazione resta quella del “vorrei ma non posso” o, se preferite, della “coperta corta”. Senza Saponara, cioé, le difficoltà in fase d’attacco raddoppiano e sperare di far male alla super difesa bianconera è davvero troppo. Servirebbe l’episodio, che non arriva. Arriva la Juve, invece, che in 5 minuti si prende i 3 punti. L’azione Alex Sandro-Dybala fa saltare il banco, mentre al resto pensa Higuain (nel secondo caso con la collaborazione di Zambelli). E, ovviamente, è proprio questo il momento in cui emergono tutti i limiti dell’Empoli. Che fatica tantissimo ad andare oltre uno sterile possesso palla, che non un graffia neanche un po’ e neanche dopo il passaggio al 4-3-3. Stavolta, è vero, poteva e doveva essere messo nel conto (ovvero: preso il primo gol l’impresa diventa oltre i confini della realtà), ma per costruire l’impresa della terza salvezza serve qualcosa di diverso, qualcosa di più. Non ci sarà più la qualità degli anni scorsi (altra verità) ma una squadra sulla carta costruita per giocare ora deve iniziare a giocare davvero sul campo. E da subito. Sfruttando la sosta per recuperare gli infortunati, ma anche (e soprattutto) il grande escluso.
@DavidBiuzzi
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