Il Tirreno

Empoli

Altro ko, ma è un altro Empoli

di David Biuzzi
Altro ko, ma è un altro Empoli

Non basta un grande secondo tempo: il gol resta un’autentica maledizione

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ROMA. È un altro schiaffo, un altro 2-0. Il secondo in pochi giorni, dopo quello con l’Inter. Ma le somiglianze, più o meno, si fermano qui. All’Olimpico, infatti, c’è soprattutto un altro Empoli. Che ancora non riesce a indossare il vestito buono, è vero, ma che somiglia maledettamente a quello che negli ultimi anni ha incantato e divertito. È vero, manca ancora qualcosa - il gol soprattutto ma non solo - ma questa volta la truppa di Martusciello c’è. Sotto tutti i punti di vista. E il quarto ko di questo difficile avvio di stagione diventa anche il meno meritato, il meno giusto.

La reazione. Anche se, va detto, l’inizio non è molto incoraggiante. Neanche la terza maglia di un improbabile colore sembra accendere gli azzurri. Che sono ordinati e tengono bene il campo, ma a tratti rischiano di diventare anche accademici. Manca il guizzo, la scintilla. Qualcosa che possa cambiare un trend neanche pessimo ma poco produttivo. Quando la Lazio spinge sull’acceleratore, infatti, quasi inevitabilmente passa. Succede dopo che Biglia, al rientro, ha già lasciato il campo e il 3-5-2 di Inzaghi (l’altro, Simone) comincia a regalare frutti: tre occasioni in rapida successione (27’, 28’ e 29’) e all’ultimo tentativo Keita approfitta di una linea difensiva troppo schiacciata per rompere il suo digiuno. È un momento molto duro per gli allievi di Martusciello, che pochi minuti dopo perdono anche Barba per problemi muscolari (dentro Cosic). Ma proprio sul finale del primo tempo qualcosa scatta davvero. L’episodio è quello del 43’, quando Croce si fa tutto il campo palla al piede prima di servire Pucciarelli. È l’azione che produce lo squillo di Gilardino, ma soprattutto cambia la testa dell’Empoli.

Old style. La ripresa, infatti, si sviluppa sullo stesso copione con cui si era chiuso il primo tempo: tanto Empoli. Gli azzurri ci provano in tutti i modi, la Lazio barcolla. Non crolla, è vero, ma qui entra in gioco anche un altro fattore che nel calcio, come nella vita, incide assai. Il famoso fattore C...: la fortuna, insomma. E si capisce già al 1’ che non sta dalla parte degli azzurri: la traversa di Pucciarelli, che aggancia un cross di Pasqual con una giocata da fenomeno, è la foto di una partita stregata. Croce e compagni, infatti, continuano a spingere e creare. Forse non per quanto seminano, ma poco ci manca. Il treno di sinistra è sempre insidioso, anche perché Felipe Anderson non difende, e Martusciello prova a sfruttare il trend sganciando Marilungo per Tello. Ti aspetti il passaggio al 4-2-3-1, invece è un 4-3-3 con Saponara interno. Proprio le giocate del fantasista sono una di quelle componenti che continuano a mancare all’appello, perché da uno come lui ci si aspetta qualcosa di più del normale, dell’ordinario. Ma Pucciarelli è indemoniato e quando entra Mchedlidze (preferito a Maccarone per fare la boa al posto di un non del tutto convincente Gilardino) l’Empoli torna a costruire i presupposti per arrivare a un pari che meriterebbe ampiamente. Allo scadere, invece, ad arrivare il raddoppio di Lulic, tanto per peggiorare ancora i numeri. Tra i quali pesa soprattutto quel triste 2 alla casella gol fatti. Il 58% nel possesso palla e, più in generale, la prestazione dell’Olimpico, però, dicono che presto il bottino sarà incrementato. Perché la prova di Roma dice, e anche forte, che l’Empoli ora è più vicino... al vero Empoli. E che risultato e maglia restano le cose peggiori.

@DavidBiuzzi

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