Il Tirreno

Empoli

L’Empoli stecca, Icardi no

di David Biuzzi
L’Empoli stecca, Icardi no

Le buone intenzioni durano 10’ poi per gli ospiti diventa tutto troppo facile

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EMPOLI. Ok, forse non è con l’Inter che bisogna conquistare i punti per costruire la salvezza, ma il verdetto del primo turno infrasettimanale del campionato è chiaro: l’Empoli, questo Empoli, oggi non può giocarsela contro le grandi. Lo aveva fatto nelle passate stagioni, strappando più applausi che punti ma offrendo comunque sempre (o quasi) prestazioni importanti. Stavolta no, non è così. Perché al Castellani la grande illusione dura il tempo di un amen, giusto 10 minuti. Poi la maledizione di Icardi (che gli azzurri li castiga spesso e volentieri) si abbatte su capitan Maccarone e compagni e, di fatto, sul match (o almeno sulle speranze della Martusciello-band) cala il sipario.

Poca consistenza. E dire che l’avvio non è neanche dei peggiori. L’Empoli si presenta con un undici rivoluzionato perché il tecnico vuole una gara di grande sostanza, di corsa e sacrificio, e le prime sensazioni sono positive. Peccato che, come accennato, non ci sia neanche il tempo di farci la bocca. In pratica è come costruire un bel castello di sabbia in riva al mare: la prima ondata se lo porta via. Accade proprio così, perché la catena di destra dell’Inter (D’Ambrosio-Joao Mario-Candreva) fa tanto male agli azzurri e, dopo un salvataggio di Bellusci, il secondo tentativo è quello buono. Ci pensa Icardi, di testa, con la difesa troppo ferma e Skorupski che non esce. E, per l’Empoli, il colpo è durissimo. Il nuovo e giovane centrocampo scelto da Martusciello, infatti, si scoglie fin troppo facilmente. Ai nerazzurri, che De Boer disegna con il 4-3-3 e gli esterni d’attacco molto alti, non serve neanche ripetere la devastante prova che ha schiantato la Juventus: il minimo sindacale di pressing basta e avanza. Gli azzurri, infatti, sbagliano di tutto e di più, con Buchel e Diousse in grande difficoltà, e proprio un erroraccio del primo innesca il raddoppio, al 17’, costruito da Joao Mario e firmato Icardi. Con il solco ormai scavato l’Empoli non sembra neanche capace di reagire. E anche chi dovrebbe trascinare la squadra - come Saponara, Maccarone e Pucciarelli - fa decisamente troppo poco. Ci pensa allora un giovane, come Dimarco, a suonare la carica con due tentativi che alzano il voto di Handanovic. È poco, ma sono comunque i primi segnali di vita di un Empoli decisamente poco consistente. Sotto tutti i punti di vista.

Il danno e la beffa. Nella ripresa il panorama è sempre a tinte fosche, ma un pochino migliora. Gli azzurri, se non altro, hanno il merito di non disunirsi del tutto, di non gettare il cappello per aria e continuare a provarci. Con poche idee, con poco sprint, ma almeno con un pizzico di orgoglio. Certo nel conto va messo anche il calo di tensione dell’Inter. Che, padrone del campo, abbassa il ritmo del pressing e non è più puntuale nella chiusure. Di tanto in tanto, insomma, qualcosa di buono si vede. Soprattutto dopo l’ingresso di Croce. Diousse, però, continua a sbagliare tanto, Saponara finisce per intristirsi dentro una partita con pochissimi spunti, e le punte sprecano anche le occasioni (neanche troppo numerose) che capitano. Al danno, poi, si aggiunge la beffa con Laurini (forse il meno peggio) e Croce che escono malconci. Un altro segnale che va in una direzione chiara: dimentichiamoci i lustrini del passato, ci sarà da soffrire. Come dimostra di aver capito la Maratona che, unica nota lieta della serata, canta dall’inizio alla fine.

@DavidBiuzzi

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