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Empoli

«Torniamo ad emozionarci»

«Torniamo ad emozionarci»

Il dg traccia il bilancio del mercato ma parla soprattutto di spirito e alchimia

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EMPOLI. Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Già, perché è proprio la parola “emozione” che, in varie declinazione, ricorre spesso nella tradizionale conferenza di fine mercato del direttore generale azzurro Marcello Carli. E non a caso. La usa spesso, il dirigente, perché ora che i giochi sono fatti l’Empoli deve soprattutto tornare a provarle e a regalarle, le emozioni. Una componente, quest’ultima, che è stata decisiva nella splendida avventura delle ultime 4 anni stagioni e che deve esserlo ancora di più ora che di fronte c’è un traguardo storico come la mai raggiunta terza salvezza consecutiva.

«Intanto – sottolinea Carli – sono contento che il mercato sia finito. Una finestra di 3 mesi di trattative è allucinante. Troppo lunga, troppo dispendiosa a livello di energie. Se poi volete sapere il mio giudizio mi sembra scontato che sia positivo. Non ho mai visto nessun dirigente parlare del proprio mercato elencando gli obiettivi falliti e non quelli centrati...».

Come sempre, però, i giudizi della critica, soprattutto quella non empolese, sono tutti negativi...

«Ho sempre preso le insufficienze. Come del resto mi succedeva a scuola. Battute e scaramanzia a parte, credo sia anche normale. L’Empoli i giocatori fatti li vende, poi cerca di pescare i giovani giusti per costruirne altri. Non è che l’anno scorso mi abbia fatto gli applausi per avere preso Paredes e tenuto Zielinski, ecco».

In definitiva crede di aver costruito un gruppo all’altezza del compito che lo attende?

«Sì, ovviamente sì. Altrimenti non sarei qui a metterci la faccia. Rispetto al recente passato abbiamo anche colto le occasioni per mettere nel gruppo giocatori di esperienza come Pasqual e Gilardino e, soprattutto, a parte José Mauri non abbiamo giocatori in prestito secco. Ed è un aspetto importante. Ma quello che conta davvero, ora, è scordarci quello che è successo ieri e l’altro ieri. Dimenticare le ultime 4 stagioni ma pensare a costruirne 4 altrettanto grandi. Ed è quello che ho detto stamani (ieri mattina per chi legge, ndr) ai ragazzi».

Le sconfitte con Sampdoria e Udinese hanno cambiato in qualche modo le strategie?

«No. Perché non hanno cambiato il nostro modo di vedere e pensare la squadra. Fra l’altro le prime due partite le avevamo perse anche con Sarri e Giampaolo e anche in qualche caso non abbiamo fatto drammi».

Quindi José Mauri sarebbe arrivato comunque?

«Sì. E se non avessimo preso lui non sarebbe arrivato nessuno. Lo riteniamo un giocatore che può migliorarci. Era l’unico, a nostro avviso, in grado di farlo. E, visto che anche il Milan era felice di darlo a noi, siamo riusciti a prenderlo».

Qualcuno, però, ha parlato di un giocatore all’inizio poco convinto.

«Non è vero. Sul giocatore c’era il Bologna, prima di noi, con Donadoni che lo ha già allenato. Quando abbiamo capito che potevamo insercirci, però, abbiamo mosso i nostri passi e in due giorni di trattativa, perché in mezzo c’era la partita, abbia risolto tutto».

Però ieri, fino alle 22, avete provato a prendere Paredes...

«Non voglio essere falso e quindi vi dico sì, che è vero. Leandro lo prenderei anche oggi, se potessi, perché è un giocatore forte e un ragazzo eccezionale. Sembrava fosse possibile arrivarci (se la Roma avesse preso Wilshire, ndr) e ci abbiamo provato. Purtroppo, però, questa non è andata bene. Ma lui, come José Mauri, sarebbe stato sicuramente un valore aggiunto. Quindi, indipendentemente dal ruolo, lo avremmo preso».

È più dispiaciuto per non aver preso Paredes?

«Lo avrei preso volentieri, ma questo non cambia il giudizio sul gruppo. L’operato delle concorrenti? Non guardo in casa d’altri, ma senza pensassi che siamo i peggiori andrei dal presidente a rimettere il mio mandato. Ce la giocheremo, ripeto. E sappiamo che sarà dura, durissima. Proprio per questo ora è non importante ma fondamentale emozionarci per l’Empoli e con l’Empoli. Cosa che forse abbiamo un po’ perso, ma che non ci possiamo permettere di non avere».

Perso in che senso?

«Vi faccio un esempio: 3 anni fa, alla terza giornata facemmo 2-2 a Cesena contro un avversario nettamente più debole di noi. Ma era il nostro primo punto in Serie A e alla fine eravamo così contento che quasi ci ubriacammo tutti insieme. Ora quello spirito, che poi ci ha sempre accompagnato, si sta attenuando ed è rischioso. Dobbiamo tornare ad emozionarci e a emozionare, lo ribadisco, perché altrimenti puoi comprare chi vuoi ma non vai da nessuna parte».

Sembra che questo aspetto la preoccupi un po’?

«Il fatto è che in questi anni ho sempre vissuto sensazioni forti. Quando sono arrivato al Castellani per la sfida contro la Sampdoria, invece, ho avvertito qualcosa di diverso. Come se l’ambiente, in generale, desse per scontato di esserci. Invece dobbiamo ritrovare l’entusiasmo che ci ha sempre accompagnato, quella magica alchimia che ci ha permesso di fare cose straordinarie. Ogni anno partiamo come sicura retrocessa, ogni anno riusciamo a stupire e forse anche stupirci. Per farlo ancora dobbiamo ritrovare le stesse emozioni».

Non le sembra che, nel frattempo, aver chiuso con i teloni il campo di allenamento sia una scelta che va in un’altra direzione?

«Ecco, questa cosa mi fa davvero arrabbiare. La nostra idea, l’idea dell’Empoli, era ed è quella di rendere il campo ancora più accessibile a quelle persone che vengono ogni giorni a farci sentire il loro affetto. Io le definisco i nostri 50 amici, perché così li considero. Abbiamo deciso di creare uno spazio per loro al posto di quella oscenità che era diventata la vecchia tribuna del Sussidiario. Purtroppo pensavamo di finire tutto per il rientro dal ritiro e invece alcuni cavilli burocratici ci hanno rallentato. Sbaglio nostro, ma pensare che l’Empoli voglia allontanarsi dai suoi tifosi è davvero una cosa fuori da ogni logica».

Quindi provvederete?

«Speriamo di risolvere tutto nel giro di una settimana. In modo che il disagio sia il più breve possibile. Ma, ripeto, la nostra scelta andava e va in tutt’altra direzione. Ricordatevi che ne facciamo entrare 20 o 30 persino agli allenamenti a porte chiuse...».

Torniamo al mercato: è stata dura trattenere i gioielli?

«In parte. Noi avevamo deciso di puntare su Saponara e Pucciarelli perché sappiamo che ci aspetta l’impresa delle imprese e senza di loro sarebbe stato ancora più difficile. Temevamo che qualche offerta potesse destabilizzarli un po’, ma siamo orgogliosi del fatto che entrambi siano rimasti con gioia».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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