Sicurezza
Il gioiellino Pereira ha già le idee chiare
«Essere qui è un sogno, voglio imparare e migliorarmi tanto»
EMPOLI. È facile lasciarsi conquistare da Matheus Pereira da Silva. Perché ha il sorriso pronto e gli occhi vispi. Lo sguardo di chi sa il fatto suo, che però tradisce i suoi 18 anni (è nato il 25 febbraio del 1998 a Rio de Janeiro). In campo, poi, tocca il pallone come solo quelli bravi sanno fare. Lo accarezza, spesso con la suola, perché ha iniziato nel calcio a 5, il futsal che nel paese del samba è roba decisamente seria.
Lo ha notato e scovato la Juventus, non a caso. Ma a riportare tutti coi piedi per terra, nel giorno della sua prima intervista europea, ci pensa il dg Marcello Carli. «È un ragazzo che ha un potenziale enorme. Secondo noi ha un grande futuro e per questo è il futuro dell’Empoli. Bisogna dargli il tempo di crescere, però, senza assilli ne pressioni. Come siamo arrivati a lui? In realtà ci è arrivata la Juve, che lo ha visto e preso. Noi, però, abbiamo investito dei soldi (circa 1,5 milioni, ndr) per entrare nell’affare».
Un po’ come per Tello. Che, non a caso, è già il “fratello maggiore” di Pereira. Sono in camera insieme ed è il colombiano a prestarsi per fare da interprete al brasiliano. Che non si fida a parlare l’italiano, ma lo capisce già molto bene. «Sono molto felice di questa opportunità – spiega il fantasista che arriva dal Corinthians – spero di sfruttarla e darò tutto per fare il meglio possibile. È un sogno».
Meglio possibile che per lui significa soprattutto «crescere, migliorare». E sa anche dove: «soprattutto nella fase di marcatura», dice. Intendendo quella di non possesso. Intanto, come dice il dg Carli, in questo inizio d’avventura ha già stupito tutti. Per la tecnica, ma anche per la personalità e, sottolinea il dirigente, «perché è un ragazzo positivo e spesso e volentieri sorride».
Sul campo, invece, ha incantato, soprattutto nel primo tempo, con alcuni tocchi di alta scuola. Di scuola brasiliana, appunto. Figli, probabilmente, dei primi anni in cui giocava a calcio a 5. Controlli con la suola, sombrero sui difensori avversari, anche un bel gol. «Ma non sono un giocoliere – spiega – i numeri fanno fatti solo quando serve». Idee chiare. Molto se si considera che Matheus Pereira non era mai stato in Europa prima del giorno in cui ha firmato il contratto con l’Empoli e consumate le visite mediche. «Cosa mi ha colpito in questo primo periodo? Che qui il calcio è molto più tattico. È necessario giocare bene, come da tutte le parti del mondo, ma si cura molto questo aspetto. In Brasile succede meno». Proprio la tattica è uno dei temi da mandare a memoria, per Pereira più che per gli altri. L’altro aspetto da curare è quello fisico, perché il ragazzo è ancora esile. «Ma non ho paura dei difensori», chiarisce immediatamente.
E, comunque, se questo è lo spirito i progressi arriveranno per forza. Perché Pereira vuole crescere, apprendere, imparare. E lo ripete spesso. Parla anche di Renato Augusto, ex Corinthians e ora in Cina, come uno dei suoi modelli. E, meno volentieri, del soprannome che come ogni brasiliano si porta dietro: il suo è “Pirulon”, significa (non alla lettera) spinlungone. «Ma chiamatemi Pereira – dice – è meglio».
@DavidBiuzzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
