Il Tirreno

Empoli

C’è il piccolo Empoli fra le big d’Europa

di David Biuzzi
C’è il piccolo Empoli fra le big d’Europa

Lo studio del Cies sul rapporto costi-risultati premia gli azzurri: il valore della rosa era da diciottesimo posto

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EMPOLI. Non si vive di solo Leicester. Già e fra i miracolo sportivi, anzi calcistici, d’Europa ce n’è anche uno che si chiama Empoli. A certificarlo ora c’è anche il timbro del Cies football observatory di Neuchâtel (in Svizzera). Una sorta di centro studi del calcio europeo che, alla fine della stagione, ha tracciato un bilancio sulla base di costi-ricavi, più o meno, inserendo appunto l’Empoli nella top five continentale.

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Le magnifiche cinque. Gli azzurri, in sostanza, sono fra le cinque formazioni che più si sono migliorate partendo dalla virtuale classifica del costo-medio della rosa e arrivando alla graduatoria, stavolta vera, finale del campionato. L’Empoli, il cui valore medio era calcolato sui 400mila euro per ogni giocatore della rosa, all’inizio del campionato di serie A era in 18ª posizione (dietro c’erano solo le neopromosse Carpi e Frosinone, appena sopra il Verona) e ha chiuso con uno straordinario (a questo punto si può dirlo con ancora maggior convinzione) decimo posto. Anche se qui il Cies un errore lo commette, perché nella classifica finale assegna agli azzurri l’11ª piazza e la 10ª al Genoa, che invece si è classificata alle spalle della Giampaolo-band per in virtù del computo degli scontri diretti. Un balzo di 8 posizioni, insomma. E anche se gli svizzeri si fermano a 7 in realtà cambia poco, perché si tratta comunque del miglior risultato per una squadra italiana (per la cronaca il peggiore è del Palermo che al via valeva il 12º posto, con 1,7 milioni a giocatore, ed è arrivato 17º).

Fra le grandi. L’Empoli, dunque, rappresenta l’Italia fra le 5 grandi d’Europa. Con la classifica complessiva che, ovviamente, è guidata dal Leicester di Ranieri, capace di aggiudicarsi il titolo di campionato in Premier partendo addirittura dal 18º posto nella griglia di partenza disegnata dal Cies con un costo-valore calcolato a giocatore sulla cifra di 2,7 milioni. Una comparazione interessante, però, è praticamente d’obbligo: il club del presidente Corsi partiva esattamente dalla stessa posizione in Italia, ma con un valore calcolato di 400mila euro a giocatore. Un dato che evidenzia quanto siano diversi, e distanti, i mondi della Serie A e della Premier. Continuando il giro d’Europa, comunque, le altre stagioni significative sono quelle del Mainz (Germania), che in Bundesliga partiva dalla posizione numero 16 della griglia ed ha chiuso al 6º posto, e di due neopromosse di lusso. Si tratta dei francesi dell’Angers, passati dalla 17ª posizione alla 9ª, e degli spagnoli del Las Palmas, che dalla 17ª virtuale sono finiti all’11ª vera e propria.

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I soldi non fanno la felicità. Tornando all’Italia, invece, è curioso scorrere la speciale graduatoria redatta dal Cies per rendersi conto di quante squadre in teoria più ricche o comunque più costose dell’Empoli siano terminate poi alle spalle della brigata di Giampaolo. Il caso più emblematico, in questo senso, è quello del Torino il cui costo per giocatore (considerato il valore sul mercato e l’inaggio) era calcolato sulla media di 2,5 milioni. Ben 2,1 in più degli azzurri. Simile il discorso per Sampdoria (2,2) e Bologna (2 milioni a giocatore nonostante fosse una neopromossa). Sopra di 1 milione tondo anche l’Udinese. Nel calcio, insomma, i soldi di sicuro aiutano a vivere (e a giocare) meglio, ma non fanno la felicità. E no, per quella servono i piccoli miracoli sportivi. Come quelli dell’Empoli.

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