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Grande Empoli, sei da 10 e lode
Nella giornata degli addii c’è anche il lieto fine alla favola: doppio sorpasso in classifica
EMPOLI. Non poteva congedarsi con una banale partita di fine stagione questo meraviglioso Empoli. Non bastavano le belle storie scritte dai record di Maccarone e Pugliesi, non bastavano i saluti di Giampaolo e dei gioielli in partenza. No. Nel giorno delle lacrime, quelle che tutto il popolo del Castellani versa prima dell’inizio del match, quando Big Mac abbraccia i genitori del povero Samuele Cianci sotto la Maratona, c’è anche il finale che non ti aspetti. La ciliegina sulla torta di una stagione che, sportivamente parlando, resterà indimenticabile. Il lieto fine a una favola. La favola azzurra.
La sorpresa. Succede tutto nel finale e la storia, a dire il vero, inizia lontano da Empoli. A Genova, per la precisione nel quartiere Marassi e per essere pignoli allo stadio Ferraris. Mancano una manciata di minuti alla fine delle partite del pomeriggio, gli azzurri sono avanti, ma il gol che cambia tutto lo segna Kurtic. Già, perché l’Atalanta mette la freccia sul Genoa e per l’Empoli si spalancano le porte di un insperato decimo posto in classifica. Così la partita cambia al Castellani. Perché gli azzurri quel vantaggio cominciano a difenderlo davvero, il Toro smette di creare pericoli e al triplice fischio esplode un’altra festa. Perché iniziare la partita da dodicesimi della classe e finirli due gradino sopra vale per la gloria, ma non solo. La società incasserà un premio di 5,2 milioni (all’11ª vanno 2,9 milioni, alla 12ª, invece, 2,7) e in mezzo c’è tutta la differenza del mondo. Per i giocatori, che avranno un regalo aggiuntivo, e per il club.
I record. È l’aspetto più rilevante di una partita che però racconta almeno un altro paio di belle storie. Quella di Massimo Maccarone, ad esempio. Già, perché il capitano alla non più verde (almeno calcisticamente...) età di 36 anni si prende il lusso di eguagliare il primato personale di acuti in serie A, raggiungendo la quota 13 che aveva toccato nel 2007/2008, quando la carta d’identità era più clemente e la maglia che portava era quella del Siena. Ma soprattutto quella di Maurizio Pugliesi, che di anni ne ha quasi 40 (27 dicembre 1976 la data di nascita) e diventa l’esordiente più anziano (definirlo vecchio, visto anche come para, sarebbe troppo...) nel massimo campionato. Quasi un paradosso nell’Empoli dei giovani, ma l’abbraccio, gli striscioni e i cori che i tifosi gli regalano confermano che almeno da queste parti le favole valgono per grandi e piccini, squadra e giocatori.
Gli addii. Perché nel microcosmo azzurro, forse per le dimensioni ma di sicuro anche per cultura sportiva e tradizioni, i legami sono sempre un po’ speciali. Così le uscite dal campo di Paredes e Saponara, sicuri partenti, vengono salutate con la stessa standing ovation che tocca a Big Mac. Così Tonelli, che non gioca perché domani dovrà fare la visite mediche col Napoli, si gode l’ultimo applauso della sua Maratona. Lui all’Empoli è arrivato a 10 anni. Se ne va 16 dopo, portando in dote 10 milioni di euro più 2 di bonus, e nel frattempo è diventato giocatore e uomo. Il resto, mentre la partita sembra solo una fastidiosa parentesi, sono i cori e gli striscioni dedicati a Giampaolo. Lascerà anche lui, dopo una stagione che lo ha visto letteralmente risuscitare a livello professionale. Il decimo posto è il loro regalo, di che resta ma soprattutto di chi se ne andrà.
Ripartire. La storia, insomma, si chiude con meglio non si poteva. Da oggi bisognerà scriverne un’altra. Sarà una sfida difficilissima, quella della terza salvezza, ma la favola dell’Empoli potrebbe non essere finita...
@DavidBiuzzi
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