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La vecchia gloria applaude l'Empoli: il ritorno in scena di Biliotti

di Alessandro Marmugi
La vecchia gloria applaude l'Empoli: il ritorno in scena di Biliotti

L’attaccante, famoso per conquistare molti rigori, in visita al Castellani: «Il presidente Corsi mi ha chiesto se insegno il segreto a Maccarone...»

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EMPOLI. Ci sono i campioni che restano nella memoria dei tifosi perché sono stati protagonisti in serie A, perché hanno conquistato promozioni perché sono riusciti a segnare caterve di gol. Ce ne sono altri che restano nel cuore di chi li ha visti giocare perché sono delle vere e proprie bandiere e perché ogni volta che sono scesi in campo ci hanno sempre messo l'anima . È il caso di Sergio Biliotti, storico capitano azzurro che ha indossato la maglia dell'Empoli dal 72 al 79. Oltre 260 presenze (record assoluto per anni, battuto solo in tempi recenti) come centrocampista e quella caratteristica inimitabile di riuscire a procurarsi i calci di rigore. Una dote che lo ha reso leggenda in città, quella città che ha riabbracciato dopo tanti anni.

Due chiacchiere con il presidente Corsi e poi una maglia personalizzata con il suo numero, il 7, come ricordo. Una giornata carica di emozioni e di ricordi. «Sono 35 anni che non rimettevo piede qui è davvero una grande emozione - racconta quasi commosso Biliotti -. È tutto molto diverso da come lo ricordavo, sono cambiate molte cose e devo dire che sono cambiate in meglio». Già perché quello di capitan Biliotti era tutto un altro Empoli che lottava strenuamente per rimanere tra i professionisti. «Erano anni in cui bisognava lottare per cercare di rimanere a galla - racconta Sergio - per l'Empoli erano anni di passaggio, in cui tutte le domeniche dovevi lottare per cecare di mantenere la categoria. Nonostante tutto ci siamo sempre salvati e da li possiamo dire in un certo senso che è cominciato tutto. Quello che è l'Empoli adesso probabilmente lo si deve un po' anche alla nostra squadra che è riuscita a tenere botta in anni difficili». Era un altro calcio, dove alle scarpette e il pallone si alternava il lavoro fuori dal campo. «Gli ultimi cinque anni che ho giocato qui, fino al 79, Giampiero Vitali, Renzo Ulivieri mi aspettavano la sera alle sei per allenarmi - racconta Biliotti -. Andavo a lavoro, poi per un'ora e mezzo al campo e poi tornavo a casa. Era un altro calcio, ma non certo più facile. Ogni anno per noi conquistare la salvezza era come vincere il campionato. Era una grande soddisfazione».

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Tutti lo ricordano come l'uomo dei rigori visto che quando arrivava in area veniva sempre buttato giù. Anche il presidente Corsi, suo grandissimo tifoso. «Abbiamo parlato con il presidente Corsi e scherzavamo su questo, forse adesso all'Empoli danno meno rigori perché ne ho presi troppi io in passato. Il segreto? Quando entravo in area avevo quel metro di scatto che mi permetteva di bruciare il difensore avversario e spesso e volentieri il difensore abboccava e metteva la gamba al momento sbagliato e mi buttava giù. Il presidente era molto contento e anch'io mi ha chiesto - dice scherzando - se insegnavo a Maccarone e Pucciarelli a prendere qualche rigore in più. In una stagione sono riuscito a prendere addirittura 12, aiutando il mio compagno Zobbio a segnare un sacco di gol. Ne realizzò 16 e 12 li fece su rigore, quei rigori che mi ero procurato io». Oggi che è in pensione e vive a Lido di Camaiore, Sergio continua a seguire gli azzurri che sono rimasti sempre nel suo cuore. «Sono anni ricchi di successi gli ultimi e sono molto felice per gli azzurri - dice -. Anche quest'anno l'Empoli ha fatto una stagione straordinaria trovando la salvezza con molte giornate di anticipo. Giampaolo è stato bravissimo, speriamo che l'Empoli resti in serie A per ancora tanti anni».

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