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Il disastro Valeri ferma l’Empoli

di David Biuzzi
Il disastro Valeri ferma l’Empoli

Altro che pancia piena: gli azzurri ci mettono cuore e testa e s’arrendono solo... all’arbitro

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MODENA. E meno male che la salvezza matematica è arrivata domenica. Non perché quella dell’Empoli sia stata in discussione e forse neanche perché vedersi sfuggire il punto decisivo a 5 minuti dalla fine, e dopo aver giocato in 10 dal 25’ del primo tempo, sarebbe come uno schiaffo. Più semplicemente perché se il traguardo non fosse stato ancora tagliato, i danni combinati dal signor Valeri di Roma e dai suoi degni compari sarebbero davvero pesanti. Lo sono per il Palermo, che si ritrova a -3 dagli emiliani a causa di un arbitraggio al limite (o forse al di là) dell’immediato intervento dell’ufficio indagini, ma in casa azzurra lasciano spazio alla logica amarezza ma anche a tanto orgoglio. Quello di aver disputato una prova maiuscola sotto tutti i punti di vista. Di aver dimostrato che forse il 10º posto non arriverà, ma che questo Empoli merita di stare più in alto possibile. Perché non ha solo qualità e idee, ma anche tanto, tantissimo cuore.

Disastro Valeri. Abbastanza per fare tutto più e meglio di un avversario che in più ha motivazioni e persino un uomo in campo per larga parte del match. E che, alla resa dei conti, si trova la strada spianata dai macroscopici errori (o forse sarebbe il caso di chiamarlo orrori) di arbitri e assistenti veri. Tutto inizia al minuto numero 25, quando Mchedlidze (che conferma di portarsi addosso una sfortuna colossale) protegge palla da Crimi ed è il mediano del Carpi a finire contro il suo gomito. È evidente, ma niente: l’assistente Magnanelli (altro uomo partita insieme all’arbitro) richiama Valeri e fa espellere il giorgiano. È una mazzata, ma non basta a fermare l’Empoli. Anzi. Gli azzurri migliorano pure. Entra in scena Saponara, che si prende la squadra sulle spalle, Pucciarelli corre per quattro, Paredes non sbaglia niente. Il Carpi, che al di là dell’aggressività ha poco da metterci, sbanda e trema. Ma lo salva ancora Valeri, che in avvio di ripresa annulla un gol a Pucciarelli per un fantomatico (e fantasmatico...) precedente fallo dello stesso attaccante su Gagliolo (che, semplicamente, sbaglia l’anticipo e finisce lungo e disteso). Finita? Macché. La tripletta di Valeri è dietro l’angolo e si materializza allo scadere, quando il Carpi è già avanti, e Poli ferma Pucciarelli aiutandosi nettamente con la mano per domare un pallone in area di rigore. Niente. Il capolavoro (stavolta il correo è l’addizionale Manganiello) e Valeri fa l’unica cosa buona della sua partita subito dopo il triplice fischio: ovvero quando lascia il campo di corsa, senza aspettare che lo facciano i giocatori.

Empoli da premio. Di tutto e di più, insomma. Ma i disastri di Valeri fanno pensare più a un film dell’orrore che al vecchio spot di “mamma Rai”. Peccato. Peccato soprattutto perché (come accennato) vanificano una prestazione, quella dell’Empoli, che resta da applausi e meriterebbe un premio. Anzi, ci permettiamo di invitare la società a pensare davvero a pagare comunque il premio partita agli azzurri. Perché se il pericolo era quello della pancia piena, la partita di Modena dice tutto il contrario. E cioé che gli azzurri hanno ancora gamba e voglia. E, in più, con la testa libera riescono a giocare un gran bel calcio. Lo fanno per tutta la partita, ma soprattutto quando rimangono in 10. Ed è un bel vedere. Anche per i circa 200 tifosi arrivati fino al Braglia per celebrare la salvezza. E che se ne vanno con tanti motivi in più per sventolare la loro bandiera e per cantare la loro canzone: orgogliosi di essere empolesi.

@DavidBiuzzi

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