Attenzione
Ieri, oggi, domani: c’è tanto Empoli
L’eterno Big Mac regala la salvezza di fatto e i baby in panchina dicono che non finisce qui...
EMPOLI. Ieri, oggi, domani. C’è la storia dell’Empoli nella serata che, di fatto, regala un’altra salvezza. Certo, la matematica dice che manca ancora qualcosina, ma con 12 punti di vantaggio sulla terza ultima, quando i punti a disposizione sono rimasti appunto 12, la logica replica che è cosa fatta. La classifica, poi, dice che a quota 42 è già stato raggiunto l’Empoli di Sarri: alzi la mano chi in estate lo pensava. Ma, come accennato, è bello raccontare come arriva l’acuto. Perché la vittoria contro il Verona, sicuramente non la più cristallina di questa fantastica stagione, è un romanzo fatto di tanti capitoli. Tutti significativi. Tutti importanti per capire il miracolo Empoli.
Dal passato... al futuro. Perché uno dei protagonisti è, ancora una volta, Pelagotti. Il portiere (sempre meno di scorta) cresciuto nel vivaio che salva la baracca almeno tre volte in un primo tempo giocato con poco nerbo. Perché a firmare il gol partita è il giocatore che più degli altri e più di tutti incarna... l’empolesità: si chiama Massimo Maccarone, o Big Mac se preferite. Qui è esploso da ragazzino, qui è tornato per chiudere la carriera, si diceva, anche se oggi la sua carriera sempre davvero infinita. Il destro che significa ancora serie A è roba sua. Ed arriva, altro capitolo, sul decimo assist stagionale di Riccardo Saponara. Il principe della trequarti che inventa calcio anche in giornate che sembrano meno ispirate. Ma non è finita. No, c’è anche la ciliegina sulla torta. O forse sarebbe meglio definirla una finestra aperta sul futuro. Riguarda la prima convocazione (e panchina) di Alberto Picchi (classe 1997, pronipote del leggendario Armando) e Romani Tchanturia (classe 1996, bomber della Primavera). Un segnale che l’Empoli non finisce qui. Che ha ancora qualcosa da dire, qualche gioiello da mettere in vetrina e da regalare al calcio italiano.
C’è da soffrire. Ma il dolce epilogo non cancella del tutto una partita che l’Empoli poteva gestire meglio. Forse, però, anche questo è un segnale che significa qualcosa: e cioé che gli azzurri non possono fare un risultato, almeno fra le grandi, senza soffrire. Succede soprattutto nel primo tempo, quando lo spacciato Verona si lascia preferire. Certo il duello a distanza Pelagotti-Gollini si chiude in parità, perché tutti e due i portieri ci mettono interventi provvidenziali, ma in generale l’atteggiamento degli azzurri non somiglia a quello del derby (le cui immagini vengono riproposte prima del match per e scaldano la Maratona). La corsa c’è, la voglia di restare attaccati alla partita anche, ma di intensità se ne vede meno e spesso la squadra si allunga facendo fatica sia a creare occasioni sia a recuperare la palla. Però ha il merito, non da poco, di non mollare. S’accende a sprazzi e, quando ci riesce, per il Verona (ben messo in campo ma forse un filino sbilanciato in avanti) sono guai. Con le stesso copione, infatti, si apre la ripresa. Ma stavolta al primo colpo l’Empoli bassa. È una bella azione condotta da Mario Rui prima e Pucciarelli poi, rifinita da Saponara con una delle sue genialità e concretizzata da Big Mac (ora a un passo dal suo record di 13 gol in A firmato quando le candeline sulla torta erano un po’ meno...). Il resto, Califano ci scusi, non è noia. Perché i veneti ci provano (ma la loro stagione è tutta racchiusa in quello che accade a Toni: entra al 9’, esce al 29’ per un infortunio muscolare...) sbattendo su Pelagotti, su una difesa che tiene sempre meglio e anche sulla benzina (nel serbatoio) agli sgoccioli. Gollini evita il bis in più occasioni, ma basta così: c’è l’Empoli di ieri, di oggi e di domani...
@DavidBiuzzi
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