Sicurezza
Più cuore che idee: l’Empoli riparte così
Non arriva l’attesa vittoria, ma dopo aver visto il baratro il pareggio contro la Sampdoria sembra di quelli davvero pesanti
EMPOLI. È un “fermino”. Già, proprio calare il due di briscola, nella classica e sempre accesa partita a carte al circolo o al bar, per evitare che l’avversario ci metta il carico. Una di quelle giocate che possono sembrare banali, ma che nell’economia della partita hanno spesso un peso specifico importante.
Emoraggia interrotta. Così va letto il pari con la Samp. Che non è la vittoria che manca ormai da due mesi, che non è mai arrivata nel girone di ritorno. La volevano Giampaolo e i suoi giovanotti, la voleva il popolo azzurro. Alla resa dei conti, però, è un punto che vale. Che vale molto. Perché mette un freno - o un fermino se preferite restare dentro la metafora - alla serie di sconfitte consecutive (4 erano, 4 restano) e perché avvicina la fatidica soglia dei 40 punti, quella della tranquillità. Ma, soprattutto, perché arriva dopo che gli azzurri si trovano sull’orlo del baratro, forse anche un piede dentro. E, tanto per cambiare, finiscono in bilico per quella sorta di maledizione che, ormai da tempo, sembra attanagliare Maccarone e soci. Pur senza raggiungere i livelli di gioco di fine girone d’andata, infatti, gli azzurri si trovano sotto di un gol dopo aver costruito e puntualmente sprecato occasioni colossali. Dal tiro alle stelle di Maccarone dopo la prodezza di Viviano su Saponara al clamoroso palo timbrato da Pucciarelli. Ai doriani, invece, basta un tiro banale di Quagliarella per passare in vantaggio. Succede perché la palla incoccia su Laurini e spiazza Skorupski, succede mentre passano i titoli di coda di un primo tempo che aveva visto per Empoli che Samp.
Più cuore che lucidità. È una mazzata, insomma. Che arriva dopo quelle incassate nell’ultimo mese di campionato e che rischia davvero di fare danni grossi. Nella ripresa, infatti, l’Empoli fatica a ritrovarsi. È poco lucido, ragiona poco, cerca sempre o la giocata individuale o quella impossibile. Sembra durissima, insomma. Ma nonostante le difficoltà c’è un’arma che non manca: il cuore. Gli azzurri ce ne mettono in quantità industriale con Mario Rui che diventa il simbolo di questo atteggiamento visto che inizia a zoppiccare dopo 20 minuti di contesa ma resta in campo e combatte stringendo i denti e forse anche qualcos’altro... Quello che non riesce in qualità, insomma, diventa quantità. E più precisamente la quantità di palloni che Saponara e soci portano su, verso l’area doriana. Giampaolo intuisce che può essere la strada e toglie due pezzi da novanta come Maccarone e Paredes per passare al 4-2-3-1 e aumentare, se possibile, la spinta. Così, quando proprio Mario Rui pennella sulla testa di Laurini la palla del pari - e del primo gol in A e in maglia azzurra del francese - capisci che forse il vento comincia a cambiare. E che la lunga notte dell’Empoli, anche se con solo punto, potrebbe essere finita.
@DavidBiuzzi
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