Sicurezza
Non bastano gli sprazzi di Empoli
In casa Genoa si sveglia tardi e paga dazio, ora il margine s’accorcia e servono prove diverse
GENOVA. Non c’è un allarme che suona, ma se si ascolta bene in lontananza qualcosa si comincia a sentire. È un suono ancora debole, ma che non va sottovalutato. Perché è figlio di quattro sconfitte consecutive, di un vantaggio sulla terz’ultima che resta consistente ma si va pericolosamente assottigliando, di una prestazione che almeno per larghi tratti semplicemente non è da Empoli. Dietro lo svantaggio minimo e alle maledizioni per la sfortuna che accompagna a baciare il palo il sinistro di Mchedlidze, infatti, c’è una partita che gli azzurri subiscono per molto, troppo tempo. E anche quando si svegliano giocano alla loro altezza solo a tratti. Poco, insomma, per tornare a far punti. Poco per contenere l’agonismo dell’avversario, che toglie spazio, fiato e anche pensieri alla manovra della Giampaolo-band. Servirà qualcosa di più e qualcosa di meglio, insomma, nel prossimo doppio turno interno (contro Sampdoria prima e Palermo poi). Quello che, a questo punto, può e deve regalare i punti della serenità se non assoluta quasi.
Fuori dal match. Perché la prima sconfitta dell’Empoli, a Marassi, è quella di non giocare o quasi il primo tempo. Certo influiscono le assenze, perché alla fine anche Saponara deve arrendersi a parte dalla panchina, e forse anche la giornata non esattamente di grazie di Maccarone (e mica può sempre fare tutto lui...) e Mchedlidze (scelto al posto di Pucciarelli). In generale, però, è il differente atteggiamento a pesare. Perché quelli con la maglia rossoblù sembrano assatanati. Anzi, sembrano persino in superiorità numerica come come si battono e si sbattono. L’Empoli non replica mai. S’aggrappa (oltre ai limiti offensivi dei liguri che corrono, corrono e non tirano quasi mai...) a una prodezza di Skorupski e all’ottimo lavoro della difesa, ma anche se al riposo si va sul niente di fatto è decisamente chiaro a tutti che così non si può andare avanti.
La crescita non basta. E, in effetti, la ripresa si apre con la prima traccia dell’Empoli: un’azione sull’asse Croce-Zielinski che il polacco non concretizza a dovere. Sembra l’inizio di un altro film, quello dove finalmente recitano anche gli azzurri, ma un secondo tempo il Genoa raccoglie quanto seminato in precedenza: Cerci lascia sul posto Zambelli, la distanze fra i due centrali non sono perfette e Rigoni ne approfitta. D’altra parte, si sa, la fortuna aiuta gli audaci. E in questo caso chi lo ha voluto di più. Giampaolo sgancia subito Saponara e Pucciarelli (più tardi toccherà anche a Bittante) e la crescita dell’Empoli c’è. Dopo un’altra prodezza di Skorupski sul quasi-autogol di Ariaudo, infatti, arriva anche l’occasionissima con il legno timbrato da Zielinski e il successivo salvataggio di Ansaldi sul tentativo di Zielinski. A tratti, ora, l’Empoli va anche buone cose pur dovendo concedere l’arma del contropiede ai dirimpettai. Le ritrovate luci, però, non spazzano via tutte le ombre e spesso c’è imprecisione nel passaggio e anche qualche errore nella scelta della giocata. C’è un’altra occasione costruita sull’asse dei nuovi entrati Saponara-Pucciarelli, ma alla fine sono i liguri a festeggiare. E probabilmente è anche giusto così.
Rialzare la testa. Se non altro, però, gli azzurri possono aggrapparsi agli sprazzi di Empoli visti nella seconda parte. Non sono bastati e non basteranno in futuro. Ma è partendo da lì che si devono sfruttare le prossime sfide interne per chiudere un discorso, quello della salvezza, che si sta già allungando un po’ troppo.
@DavidBiuzzi
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