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Maccarone scuote l'Empoli: "Sono stanco di perdere"

di David Biuzzi
Maccarone scuote l'Empoli: "Sono stanco di perdere"

Il capitano fa il punto della situazione dopo le tre sconfitte consecutive parlando degli episodi, del nervosismo e della voglia di rialzare subito la testa

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EMPOLI. Altro che il «basta nervosismo» del presidente Corsi. Massimo Maccarone, che sottoscrive il messaggio del suo massimo dirigente, ne lancia un altro: «Basta sconfitte». Lo fa prendendo la parola dopo il terzo passo falso consecutivo dell’Empoli, quello con la Roma, e soprattutto lo fa onorando quella fascia che porta al braccio dall’inizio della stagione.

Lui, Big Mac, capitano lo era anche senza. Perché è sempre stato il trascinatore e l’anima non solo del reparto avanzato ma del gruppo. Ereditare i gradi dal compagno e amico Tavano, dunque, non ha cambiato molto: quando parla il numero 7, nello spogliatoio e non solo, tutti ascoltano. «Sicuramente non stiamo attraversando un buon momento – dice il bomber – le cose non riescono più bene come prima. È un periodo difficile, a livello di risultati e di episodi. Conditi da alcune sciocchezze che abbiamo combinato e che sicuramente non ci fanno bene».

Cosa è successo secondo lei?

«Una serie di piccole cose. Non c’è un aspetto che prevalga sugli altri, a mio avviso. Non stiamo facendo cose diverse rispetto ai mesi e scorsi e sicuramente non si possono mettere in dubbio le qualità di questo gruppo. Parlo di qualità tecniche, ma non solo. Abbiamo avuto un po’ di problemi che si sono concentrati su un reparto (la difesa, ndr), abbiamo avuto un po’ di episodi sfavorevoli come contro Frosinone e Sassuolo, abbiamo avuto anche un periodo di partite giocate su campi pesanti che sicuramente non esaltano le nostre caratteristiche. Un po’ di tutto, insomma. Ma non c’è niente da drammatizzare».

Tutti problemi che si risolvono, insomma?

«Che si risolvono restano uniti e sereni, lavorando come e anche meglio di prima. Magari dobbiamo metterci un pizzico di cattiveria in più, credendo in noi stessi e in quello che facciamo. E senza perdere tempo coi quei pochi discorsi senza senso che vengono da fuori».

Si riferisce alla critiche sul nervosismo in campo?

«Mi riferisco a quando si esagera. Il nervosismo c’è stato, soprattutto contro Frosinone e Sassuolo. Abbiamo sbagliato tutti, senza dubbio, ma ce ne siamo anche resi conti. Ne abbiamo parlato e ne stiamo parlando molto fra di noi. E già contro la Roma le cose sono andate meglio. C’è stato l’episodio finale, con Mario Rui, che in quel momento probabilmente ha perso lucidità, anche perché aveva corso e lottato come un dannato, ma si è trattato di un fatto circoscritto».

Può darsi che il fatto di essere quasi in porto a metà del cammino vi abbia tolto qualcosa?

«È una lettura possibile. Ma se così fosse, e questo deve essere chiaro a tutti, è stato solo a livello inconscio. Nessuno qui dentro ha buttato il cappello per aria, ve lo garantisco. Anche perché se c’è qualcuno che molla e che pensa solo ai fatti suoi deve vedersela non solo con l’allenatore e la società, ma anche con me e il resto dei compagni. Ripeto, può essere successo ma è comunque un errore. Nella mia carriera mi è capitato quasi sempre di giocare con l’acqua alla gola e c’è chi è portato a dare di più in momenti delicati. Per noi, però, la serenità doveva essere un amico, un aiuto per esprimerci ancora meglio visto che il gruppo è giovane e, per caratteristiche, cerca sempre di giocare bene a calcio».

Quindi?

«Quindi, ripeto, può essere successo ma è stato un riflesso involontario. E comunque ora è arrivato il momento di tirare fuori la cattiveria, di fare risultato. Io mi sono rotto di perdere, non mi piace uscire dal campo con il peso di una sconfitta sulle spalle. Non piace a m né ai miei compagni. Vorrei che fosse già domenica per la voglia che ho di tornare a vincere una gara».

E dalle prossime tre possono e devono arrivare i punti della definitiva tranquillità...

«Pensiamo a una alla volta. Ora c’è il Genoa e dobbiamo dare il massimo, tutti, per vincere quella».

In questo contesto quanto pensa al suo record personale: segnò 13 gol in serie A nel 2007/2008, ora è a 11.

«Al momento poco. Anzi, posso dirvi che non mi interessa proprio perché prima viene l’Empoli. A livello generale devo ammettere che ci terrei a batterlo, anche perché alla mia età (37 anni il prossimo settembre, ndr) potrebbe anche essere l’ultima occasione. Penso di riuscirci, visto anche che alla fine mancano diverse partite, ma ora conta solo rialzare la testa. E farlo il prima possibile».

Parola di capitano...

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